Sono stato per due mesi nel 2005 in Libia e quando sono scoppiate le rivolte nel mondo arabo avevo previsto il bagno di sangue libico e ne soffro, avendo amici lì di cui non ho notizia. I libici sono fondalmentalmente pacifici ed hanno fame di rapporti con l’Occidente ed in particolare con l’Italia e noi che facciamo? Ci alleiamo con il loro primo nemico: Gheddafi! E’ pazzesco… Tanto più ora…
Bisogna cancellare unilateralmente il trattato, immediatamente! Come occidentali dobbiamo immediatamente sostenere tutti i rivoltosi, perché altrimenti l’aiuto lo avranno dall’Iran, dalla Turchia e dagli estremisti islamici ed allora avremo veramente il nemico alle porte ed i popoli arabi saranno passati dalla padella alla brace.
Ecologia, Giustizia e Libertà - Blog geolibertario del Movimento Radicale - Movimento d'Azione
domenica 27 febbraio 2011
Spirito libico
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Massimo Messina
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09:36
7 commenti:
venerdì 25 febbraio 2011
Scomode verità nel tempo della globalizzazione
Homo homini lupus: l'estinzione dei popoli indigeni
Di Raffaella Milandri*
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| Raffaella Milandri con una donna boscimane |
Incredibilmente immuni alla globalizzazione, al "Progresso" e al denaro. Da decine di migliaia di anni vivono nelle loro terre ancestrali, legati alle loro tradizioni e culture uniche e irripetibili. Sono 300 milioni di persone oggi, nel mondo, che lottano o soccombono per i loro diritti umani, per non estinguersi. I popoli indigeni più tristemente famosi sono gli Indiani d'America, ma vi sono i boscimani, i pigmei, gli indios, gli aborigeni australiani, e una infinità di tribù e identità. Il loro tradizionale stile di vita spartano, a contatto con la natura, viene bruscamente distrutto quando sulle loro terre viene trovato un giacimento minerario - oro, diamanti, bauxite, carbone - o una risorsa da sfruttare - petrolio, foreste.
Se vi è una tutela governativa - come il Forest Right Act in India per esempio - che li protegge, essa viene spesso infranta; in altri casi, non esiste tutela o non sono censiti dal Governo, come i Pigmei del Camerun. Un caso esemplare è quello dei Boscimani del Kalahari: nella terra assegnata loro dal Governo del Botswana nel 1961, sono stati trovati ricchi giacimenti di diamanti e nel 1997 è iniziata una deportazione di massa, con chiusura dei pozzi d'acqua sulle loro terre. Unico loro desiderio ritornare "a casa" nella loro terra nel deserto. Essi hanno vinto un paio di cause contro il governo, il loro caso è una conclamata violazione dei diritti umani, eppure nulla accade, anzi si aprirà a breve una ennesima miniera; i diamanti hanno portato un surplus nelle casse dello Stato.
Cosa fare? Prendere atto, sensibilizzare l'opinione pubblica per proteggere vite umane nonchè culture antiche, usanze, costumi e linguaggi unici patrimonio dell'Umanità.
E far sì che l'Italia aderisca alla ILO 169, una convenzione internazionale dell'ONU a favore dei diritti dei popoli indigeni. Un grande segno di civiltà e sensibilità che l'Italia può dare, raccogliendo un grido di dolore che è quello della Natura stessa.
Se vi è una tutela governativa - come il Forest Right Act in India per esempio - che li protegge, essa viene spesso infranta; in altri casi, non esiste tutela o non sono censiti dal Governo, come i Pigmei del Camerun. Un caso esemplare è quello dei Boscimani del Kalahari: nella terra assegnata loro dal Governo del Botswana nel 1961, sono stati trovati ricchi giacimenti di diamanti e nel 1997 è iniziata una deportazione di massa, con chiusura dei pozzi d'acqua sulle loro terre. Unico loro desiderio ritornare "a casa" nella loro terra nel deserto. Essi hanno vinto un paio di cause contro il governo, il loro caso è una conclamata violazione dei diritti umani, eppure nulla accade, anzi si aprirà a breve una ennesima miniera; i diamanti hanno portato un surplus nelle casse dello Stato.
Cosa fare? Prendere atto, sensibilizzare l'opinione pubblica per proteggere vite umane nonchè culture antiche, usanze, costumi e linguaggi unici patrimonio dell'Umanità.
E far sì che l'Italia aderisca alla ILO 169, una convenzione internazionale dell'ONU a favore dei diritti dei popoli indigeni. Un grande segno di civiltà e sensibilità che l'Italia può dare, raccogliendo un grido di dolore che è quello della Natura stessa.
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* Fotografa umanitaria e attivista per i diritti umani dei popoli indigeni, Raffaella Milandri, nei suoi viaggi in solitaria, si dedica alla fotografia intesa come strumento di sensibilizzazione, denuncia e comunicazione sul tema dei diritti umani e delle problematiche sociali . Con particolare attenzione ai popoli indigeni. Dice la fotografa : "Viaggiare non vuol dire visitare luoghi, ma percepire l'animo dei popoli"
Raffaella Milandri si impegna in campagne informative e di denuncia attraverso foto, filmati e interviste . Attraverso mezzi di comunicazione e social network lancia appelli, raccoglie firme e missive di denuncia da inviare a Organizzazioni internazionali, Presidenti e Ministri di diverse nazioni, tra cui Sonia Gandhi e il Commissariato per l’eliminazione delle Discriminazioni Razziali dell’ONU. Svariate sue foto sono state donate per aste di beneficenza e raccolte fondi a fini benefici.
Raffaella Milandri si impegna in campagne informative e di denuncia attraverso foto, filmati e interviste . Attraverso mezzi di comunicazione e social network lancia appelli, raccoglie firme e missive di denuncia da inviare a Organizzazioni internazionali, Presidenti e Ministri di diverse nazioni, tra cui Sonia Gandhi e il Commissariato per l’eliminazione delle Discriminazioni Razziali dell’ONU. Svariate sue foto sono state donate per aste di beneficenza e raccolte fondi a fini benefici.
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Massimo Messina
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18:55
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venerdì 14 gennaio 2011
Il mondo del lavoro
Mi pare che ciò che Marchionne propone, per quanto sia discutibile e per quanto anch'io abbia il riflesso, il pregiudizio anti-management-FIAT, non sia in alcun modo paragonabile alle condizioni lavorative cinesi. C'è pure da dire che le condizioni di lavoro dei lavoratori della Cina, così come dell'India (che sono poi due mondi completamente diversi tra loro), vanno a migliorare, mentre quelle dei lavoratori italiani in genere vanno a peggiorare! Non sembra, sinceramente, che sia il caso della FIAT, però, perché tutt'ora gli operai della FIAT sono dei privilegiati, ipersindacalizzati e protetti da tutte le tutele del mondo, oltre che tutti rigorosamente con contratti di lavoro a tempo indeterminato e, quando l'azienda ha problemi vanno in cassa integrazione. Come protetta dallo Stato sempre è stata la FIAT tutta, ma adesso sembra che si sta voltando pagina a tutto ciò, sia che continueranno a mantenere gli stabilimenti torinesi sia che li chiuderanno! Come cittadini italiani ci dobbiamo chiedere se sia il caso di spostare l'attenzione ai veri precari piuttosto che a quelli che non lo sono mai stati e forse lo saranno fra qualche mese, nel caso (remoto, conoscendo l'Italia) che chiuderanno gli stabilimenti.
In Italia nessuno investe sui giovani, che entrano nel mondo del lavoro... Ma tutto ciò è comprensibile: perché investire su chi verrà escluso, e per decenni anche, da qualsiasi processo decisionale? Purtroppo la società italiana è ingessata e nessun giovane può farcela in quasi nessun settore se non lecca il culo a qualcuno per decenni! Ci sono settori, però, dove non è così e dove la meritocrazia la fa da padrona ed i giovani possono anche in breve tempo arrivare ai ruoli chiave. Ecco qual è il punto, secondo me: piuttosto che piangersi addosso cercare di rimboccarsi realmente le maniche e lavorare sodo per raggiungere i propri obiettivi, cercando di lasciare il mondo intorno a sé un po' meglio di come l'abbiamo ricevuto da chi è venuto prima di noi. In un sistema meritocratico come quello di cui parlo, però, il "reddito fisso" non ha alcun ruolo, poiché meritocrazia, appunto significa che se sei più bravo guadagni di più, se lo sei meno guadagni di meno! La maggior parte di quelli che fanno progetti di "medio-lungo periodo" al mondo non hanno alcun reddito fisso e non vivono di certo alla giornata. Certo che ci sono ampi settori in cui è auspicabile che il lavoratore abbia il suo regolare stipendio fisso, ma tali lavoratori vorrei che partecipassero anche maggiormente alle sorti della loro azienda, ad esempio attraverso un meccanismo che faccia sì che una parte della retribuzione venga direttamente dagli utili d'azienda, poiché l'emancipazione delle classi lavoratrici passa anche attraverso il superamento del mero reddito fisso, ma non, ovviamente, sempre al ribasso! Riguardo le tutele, poi, sono diritti solo se sono universali, ovvero se riguardano tutti i lavoratori di tutti i settori, altrimenti si chiamano privilegi.
In Italia nessuno investe sui giovani, che entrano nel mondo del lavoro... Ma tutto ciò è comprensibile: perché investire su chi verrà escluso, e per decenni anche, da qualsiasi processo decisionale? Purtroppo la società italiana è ingessata e nessun giovane può farcela in quasi nessun settore se non lecca il culo a qualcuno per decenni! Ci sono settori, però, dove non è così e dove la meritocrazia la fa da padrona ed i giovani possono anche in breve tempo arrivare ai ruoli chiave. Ecco qual è il punto, secondo me: piuttosto che piangersi addosso cercare di rimboccarsi realmente le maniche e lavorare sodo per raggiungere i propri obiettivi, cercando di lasciare il mondo intorno a sé un po' meglio di come l'abbiamo ricevuto da chi è venuto prima di noi. In un sistema meritocratico come quello di cui parlo, però, il "reddito fisso" non ha alcun ruolo, poiché meritocrazia, appunto significa che se sei più bravo guadagni di più, se lo sei meno guadagni di meno! La maggior parte di quelli che fanno progetti di "medio-lungo periodo" al mondo non hanno alcun reddito fisso e non vivono di certo alla giornata. Certo che ci sono ampi settori in cui è auspicabile che il lavoratore abbia il suo regolare stipendio fisso, ma tali lavoratori vorrei che partecipassero anche maggiormente alle sorti della loro azienda, ad esempio attraverso un meccanismo che faccia sì che una parte della retribuzione venga direttamente dagli utili d'azienda, poiché l'emancipazione delle classi lavoratrici passa anche attraverso il superamento del mero reddito fisso, ma non, ovviamente, sempre al ribasso! Riguardo le tutele, poi, sono diritti solo se sono universali, ovvero se riguardano tutti i lavoratori di tutti i settori, altrimenti si chiamano privilegi.
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Massimo Messina
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22:22
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