martedì 22 settembre 2026

Le proposte del Movimento Radicale tra le 50 selezionate nella piattaforma “Le Primarie delle Idee”

Alla mezzanotte tra il 20 settembre e il 21 settembre si è chiusa la prima fase de Le Primarie delle Idee, la piattaforma partecipativa lanciata a giugno per costruire il nuovo programma del Centro-Sinistra. Dopo quattro mesi di confronto pubblico sulle tematiche cruciali della politica contemporanea, le 50 idee riformiste più sostenute sono state certificate. Due delle tre proposte depositate dalla nostra compagna Desideria Mini e sostenute dal Movimento Radicale compaiono fra le prime 50:
Grazie a questo risultato, le nostre istanze verranno portate dal Comitato di Indirizzo e dai Garanti direttamente al tavolo di elaborazione del programma di coalizione, insieme alle altre priorità emerse. È un traguardo fondamentale, reso possibile dalla solidità delle nostre proposte e dalla formidabile rete di persone che siamo riusciti a mobilitare. Un ringraziamento sentito va a Desideria, a tutto il Movimento Radicale per averci creduto, e a ogni singola persona che ha scelto di supportarci.
 
 
La fase decisiva: il voto di inizio ottobre

Mentre i comitati lavoreranno nelle prossime settimane per dare una sintesi all'identità riformista emersa dalla community, noi dobbiamo prepararci al passaggio finale. Tra il 2 e il 4 ottobre, la piattaforma aprirà le votazioni definitive sulle 50 proposte finaliste. Le prime classificate costituiranno i pilastri principali del programma politico riformista. Possiamo trasformare questo importante traguardo in un successo decisivo. Segnati le date sull'agenda del telefono: i primi di ottobre sarà fondamentale collegarsi nuovamente alla piattaforma de Le Primarie delle Idee per confermare il sostegno alle due proposte radicali.

lunedì 21 settembre 2026

Il XX Settembre della Galassia Radicale, la proposta del ripristino della festa nazionae e la resa di destra e sinistra al clericalismo

 
Il 20 settembre rappresenta da sempre una data fondativa per tutto il panorama laico, liberale e radicale italiano: l'anniversario della Breccia di Porta Pia del 1870, momento che ha segnato il completamento dell'Unità d'Italia e la nascita dello Stato laico. Nella giornata di ieri, i Radicali hanno celebrato la ricorrenza ribadendo un obiettivo politico inderogabile: il ripristino del XX Settembre come festa nazionale.

Questa battaglia storica è stata rilanciata con forza dalle prese di posizione del Partito Radicale e da Europa Radicale, che ieri ha ribadito in una nota come la laicità sia "il primo antidoto contro i fondamentalismi". Sul fronte dell'informazione, Radio Radicale ha garantito il presidio ideale della giornata, a partire dalla rassegna stampa Stampa e Regime condotta come ogni domenica da Marco Cappato, che è di certo un bell'iniziare la giornata del 20 settembre!

L'ipocrisia di destra e sinistra: tra finto patriottismo, finta laicità e derive ideologiche

Il silenzio e l'ostruzionismo delle forze politiche tradizionali rispetto al XX Settembre mettono a nudo una realtà drammatica: l'assoggettamento culturale e politico della Repubblica al condizionamento clericale e a pericolose derive ideologiche.

  • Una destra di "finti patrioti": Si riempie quotidianamente la bocca di identità, tricolore e "patriottismo", ma dimentica colpevolmente il giorno in cui l'Italia è diventata davvero uno Stato unitario, sovrano e indipendente dal potere temporale. È una destra che si erge a megafono contro il fanatismo islamista, ignorando deliberatamente che l'unico vero argine a ogni fondamentalismo – islamico, confessionale o ideologico che sia – è proprio la laicità dello Stato. Non si combatte il totalitarismo teocratico altrui opponendo un clericalismo casalingo, ma riaffermando quello Stato di Diritto nato con la caduta del potere pontificio.

  • Una sinistra di "finti laici": Sbandiera la laicità nei salotti, ma nei fatti dimostra una totale subalternità culturale. Non solo si guarda bene dal battersi per restituire al Paese la sua festa civile, ma tradisce quotidianamente la cultura dei diritti civili. A questo si aggiunge una deriva ideologica e ferocemente antisionista che fa letteralmente paura: un tic pavloviano che calpesta i valori storici di tolleranza, mascherando di progressismo un antisemitismo di ritorno sempre più sdoganato.

L'amnesia sul XX Settembre è solo la punta dell'iceberg. Destra e sinistra continuano ad allinearsi quando si tratta di negare l'autodeterminazione, ignorando, affossando e ostacolando le storiche battaglie promosse dall'Associazione Luca Coscioni: dalla resistenza cieca sull'eutanasia legale, al rifiuto di garantire la PMA per tutte, fino al totale disinteresse per i diritti sessuali e riproduttivi, costantemente sotto attacco.
 

La lezione del Capitano Segre

A proposito di amnesie storiche e di derive antisioniste, c'è un fatto inoppugnabile che la galassia radicale deve sbattere in faccia a questa classe politica, a chi blatera di patriottismo e a chi sfila nei cortei a senso unico. Il 20 settembre 1870, a dare l'ordine di aprire il fuoco e sparare la prima, storica cannonata contro le mura pontificie, fu il Capitano d'artiglieria Giacomo Segre.

Il Capitano Segre era ebreo. Proprio in quanto tale, era immune alla minaccia di scomunica che Papa Pio IX aveva lanciato contro chiunque avesse osato attaccare militarmente Roma (motivo per cui i comandi sabaudi, cattolici e timorosi, affidarono a lui l'ordine di fare fuoco). È grazie all'azione di un ebreo italiano se Roma è stata liberata dal giogo teocratico, un evento che portò all'immediata abolizione del Ghetto e alla vera emancipazione. Un pezzo di storia fondamentale che chi oggi civetta con l'odio antisionista farebbe bene a studiare e rispettare.

Il nostro impegno: Movimento Radicale - Movimento d'Azione

Come Movimento Radicale - Movimento d'Azione, ribadiamo che la laicità non è un guscio vuoto, né un semplice ricordo del 1870. È il presupposto per la libertà di ogni individuo sulle decisioni più intime della propria vita.

Restituire all'Italia il 20 Settembre come festa nazionale e portare a compimento le riforme per il fine vita e i diritti civili sono facce della stessa medaglia. Contro il clericalismo esplicito della destra e quello strisciante e ideologizzato della sinistra, la diaspora radicale continuerà a essere l'unica vera forza d'intransigenza laica nel Paese. Oggi come nel 1870, W il XX Settembre!

venerdì 11 settembre 2026

Emma Bonino: una vita per la libertà, la legalità e i diritti umani


Con la scomparsa di Emma Bonino, l'Italia, l'Europa e il movimento transnazionale dei diritti umani perdono una delle figure più incisive, coraggiose e coerenti della storia politica contemporanea. La sua traiettoria, inscindibile dalla storia del movimento radicale e dalla tradizione laica e azionista, ha trasformato le istituzioni e la società civile attraverso la disobbedienza civile nonviolenta e la difesa intransigente dell'autodeterminazione e dei diritti della persona.


Le storiche battaglie civili e il metodo radicale
 
  • Autodeterminazione e diritti delle donne: Protagonista assoluta delle lotte storiche per la legalizzazione dell'aborto, la riforma del diritto di famiglia e la parità di genere, ha sfidato apertamente tabù sociali e leggi repressive per garantire la dignità di ogni individuo.
  • Metodo nonviolento e garantismo: Insieme a Marco Pannella, ha fatto della disobbedienza civile, del digiuno di dialogo e dell'autodenuncia strumenti centrali per stimolare il dibattito democratico. Non ha mai temuto le posizioni impopolari quando in gioco c'erano la difesa del garantismo penalistico, la denuncia delle condizioni delle carceri e la riaffermazione dello Stato di diritto.
 
Prospettiva internazionale e umanitaria

  • Giustizia globale e diritti umani: Attraverso campagne storiche con Non C'è Pace Senza Giustizia, è stata in prima linea per lo sradicamento delle mutilazioni genitali femminili e per la nascita della Corte Penale Internazionale.
  • Impegno europeo e diplomatico: Già Commissaria Europea per gli Aiuti Umanitari e Ministra degli Affari Esteri, ha sostenuto con tenacia una visione fortemente federalista dell'Europa, fondata sulla legalità internazionale e sulla tutela dei rifugiati, delle minoranze e dei più deboli.
 
L'eredità e la bussola del radicalismo
 
L'insegnamento di Emma Bonino risiede nel suo metodo: un laicismo rigoroso, l'antidogmatismo e la profonda convinzione che le libertà civili e politiche vadano difese quotidianamente con il coraggio delle idee e il rispetto delle regole democratiche. La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile per la politica, ma la sua storia costituisce un patrimonio indelebile. L'omaggio più autentico alla sua figura risiede nel prosieguo ostinato, libero e rigoroso delle sue battaglie per la libertà, la laicità e la giustizia.


Emiliano Sellari
Valentina Piattelli
Massimo Messina
rispettivamente segretario, presidente e tesoriere del Movimento Radicale

domenica 30 agosto 2026

Anna Politkovskaja, la forza della verità e l'impegno inarrestabile della Galassia Radicale

 
Oggi celebriamo l'anniversario della nascita di Anna Politkovskaja (1958–2006), straordinaria attivista per i diritti umani, giornalista d'inchiesta e scrittrice, che è stata uccisa per non essersi piegata alla censura e al bavaglio di regime. La sua figura non è solo un frammento di memoria, ma un monito vivente e un faro luminoso per chiunque lotti per l'affermazione dello Stato di Diritto.

Le sue parole, di una lucidità disarmante, risuonano oggi con una drammatica e tragica attualità:

«In Russia non esiste ancora un sistema di giustizia, ma un sistema giudiziario al servizio degli ordini politici, contro il quale, se mai qualcuno può opporsi, è soltanto un eroe solitario».
Anna è stata senza dubbio quell'eroina solitaria in una terra in cui il dissenso veniva – e viene tuttora – sistematicamente annientato. Tuttavia, per il Movimento Radicale - Movimento d'Azione, per il Partito Radicale e per tutta la Galassia Radicale, lei non è mai stata sola.

Il legame tra Anna Politkovskaja e le lotte radicali è storico, profondo, scolpito nei fatti e nei corpi. Non è un caso, e non smetteremo mai di ricordarlo, che nel tragico giorno dei suoi funerali a Mosca nel 2006, Marco Pannella fu l'unico leader politico occidentale presente per renderle l'estremo saluto. In quel clima di terrore, di silenzio complice e di assenza assordante da parte delle istituzioni internazionali, la presenza di Pannella fu il simbolo di un'Europa che rifiutava di voltarsi dall'altra parte. Fu l'incarnazione fisica di quel principio di "ingerenza nonviolenta" nei varchi delle dittature che ha sempre guidato la nostra azione.

Quel funerale non è stato un punto di arrivo. Da quel giorno, i Radicali hanno raccolto il testimone di Anna, trasformando ciò che lei denunciava in mobilitazioni politiche, scioperi della fame e azioni nonviolente a livello transnazionale. Da allora a oggi, la Galassia Radicale ha portato avanti le sue battaglie senza tregua:

  • La denuncia del regime di Putin e il sostegno ai dissidenti - Quando in Occidente in troppi preferivano stringere mani e siglare accordi commerciali lucrosi con il Cremlino, i Radicali denunciavano in totale solitudine la deriva autoritaria, illiberale e imperialista di Vladimir Putin. Hanno manifestato e tenuto alta l'attenzione sui dissidenti perseguitati, sostenendo le battaglie di figure come Garry Kasparov, Vladimir Kara-Murza, Alexei Navalny e l'associazione Memorial, per garantire che non venissero schiacciati dall'oblio.

  • La verità sulla Cecenia - I Radicali hanno continuato a dare voce al popolo ceceno martoriato, denunciando le atrocità del regime di Ramzan Kadyrov e i crimini di guerra russi, portando i dossier sui diritti umani violati all'attenzione del Parlamento Europeo e delle Nazioni Unite.

  • Il sostegno alla resistenza Ucraina - Molto prima dell'invasione del 2022, e sin dai tempi dell'annessione della Crimea, i Radicali avevano compreso che la macchina di morte russa non si sarebbe fermata. Il fermo e incondizionato supporto all'Ucraina e alla sua integrazione europea è la naturale prosecuzione della denuncia dell'imperialismo moscovita che costò la vita ad Anna.

  • Il Diritto alla Conoscenza in sede ONU - L'impegno ostinato per l'affermazione del "Diritto alla Conoscenza", portato avanti da Marco Pannella nei suoi ultimi anni di vita e tutt'oggi centrale per il Partito Radicale Transnazionale, è il più grande tributo politico al giornalismo d'inchiesta di Anna. Significa esigere che gli Stati rispondano ai cittadini delle loro azioni, trasformando il coraggio del giornalismo in una norma di diritto internazionale.

  • La Giustizia Penale Internazionale - I Radicali hanno lavorato instancabilmente per il rafforzamento della Corte Penale Internazionale (conquista storica radicale), esigendo incriminazioni per i crimini di guerra russi, affinché i mandanti di omicidi di Stato e massacri non godano di impunità.

  • La memoria attiva e militante - I Radicali hanno promosso costanti mobilitazioni per intitolare strade, piazze e sale stampa ad Anna Politkovskaja nei comuni di tutta Italia e nelle istituzioni europee, affinché il suo nome restasse scolpito nello spazio pubblico come inciampo per la coscienza democratica.
Oggi, onorare il suo compleanno per il Movimento Radicale - Movimento d'Azione significa rinnovare un giuramento militante. La lotta per la democrazia, per la libertà di stampa, per la giustizia giusta e per lo Stato di Diritto non conosce confini nazionali.

Anna vive nelle nostre vite quotidiane, nelle nostre lotte nonviolente, nelle piazze... Il nostro impegno continua, inesorabile, affinché chi si oppone alla tirannia e alla violenza di Stato non debba mai più essere "soltanto un eroe solitario".

martedì 30 giugno 2026

Da semilibero a murato vivo: il paradosso di Cavallini e l'azione radicale di Roberto Giachetti

C’è un limite oltre il quale la giustizia smette di essere tale e diventa pura, cieca vendetta. Quel limite, nel nostro Paese, viene superato ogni giorno dietro le sbarre dei troppi gironi infernali che chiamiamo carceri. L'ultimo, clamoroso caso di accanimento terapeutico-giudiziario riguarda Gilberto Cavallini, 73 anni, detenuto da più di quarant’anni, che oggi si ritrova letteralmente murato vivo nel carcere di Rebibbia: una vicenda aberrante, su cui il compagno radicale e deputato di Italia Viva Roberto Giachetti ha voluto accendere i riflettori della trasparenza e del diritto, presentando lo scorso 3 giugno un’interrogazione parlamentare urgente al ministro della Giustizia Carlo Nordio.

Dalla semilibertà all'inferno dell'isolamento

La storia di Cavallini mette a nudo tutte le contraddizioni e le ipocrisie di uno Stato che calpesta la propria Carta Costituzionale. Nel 2017, dopo un lunghissimo percorso, a Cavallini era stata concessa la semilibertà. Aveva dimostrato nei fatti quel percorso di rieducazione e reinserimento che l’articolo 27 della Costituzione impone come fine unico della pena. Poi, il corto circuito: nel 2025 arriva la condanna definitiva per la strage di Bologna - un fatto di quarantacinque anni fa - e con essa una sanzione penale accessoria che lo risbatte in isolamento diurno per tre anni, fino al 2028: si tratta di punire con la massima afflizione una persona già ampiamente rieducata.

Il crollo dello Stato di Diritto: Come si può pretendere di rieducare chi è già considerato rieducato? Applicare l'isolamento oggi significa cancellare decenni di percorso trattamentale in nome del puro diritto penale del nemico.

La beffa della "tutela": trattato come un lebbroso

Non è finita qui: il peggio è andato in scena lo scorso 19 giugno. Con un improvviso ordine di servizio basato su una nota riservata del DAP (il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria), le restrizioni per Cavallini sono state ulteriormente e brutalmente inasprite. Il motivo formale? Una presunta necessità di "tutelare la sua incolumità". Per proteggerlo da pericoli misteriosi e ignoti persino ai suoi avvocati, guidati dal legale Gabriele Bordoni, ai quali non è stato permesso di leggere gli atti, lo Stato ha deciso di annientarlo progressivamente:

  • Privazione della socialità e del conforto religioso - Gli è stato vietato di partecipare alla Messa e di frequentare i corsi di formazione.

  • Tortura ambientale - Niente più ora d'aria nel passeggio grande. Cavallini è costretto al chiuso in un cubicolo di pochissimi metri, oppresso da un caldo insostenibile.

  • Sorveglianza totale - È controllato da telecamere accese ventiquattr'ore su ventiquattro, persino quando va in bagno.

  • Isolamento igienico-sanitario - Riceve il cibo e le medicine direttamente da un agente, escluso dal normale circuito del carrello. Una gestione che evoca il trattamento riservato un tempo ai lebbrosi.

Di fronte a questo orrore camuffato da "misura di protezione", la reazione di Giachetti è stata immediata. il quale ha chiesto conto direttamente al ministro Nordio delle gravissime anomalie di questo trattamento. Giachetti ha ricordato che l’Amministrazione Penitenziaria avrebbe dovuto computare i periodi di isolamento che il detenuto ha già ampiamente espiato nel corso della sua quarantennale carcerazione, riconoscerglieli e interrompere questo supplizio.

Al momento, dal Ministero e dal DAP tutto tace. Il silenzio delle istituzioni di fronte alla violazione dei diritti fondamentali è il sintomo visibile di una burocrazia penale che ha perso ogni barlume di umanità.

Se un cittadino, per giunta anziano, si trova in pericolo all'interno di una struttura dello Stato, la risposta di una democrazia non può essere quella di seppellirlo vivo in un loculo sotto l'occhio di una telecamera. Da semilibero e reinserito nella società, Cavallini non correva alcun pericolo. Se la prigione oggi è diventata per lui un luogo insicuro, la soluzione è una sola: la scarcerazione immediata, non la tortura di Stato. Il Movimento Radicale - Movimento d'Azione continuerà a sostenere chiunque difenda la legalità costituzionale, come Giachetti, perché la qualità della nostra democrazia si misura da come lo Stato tratta i reclusi.

lunedì 29 giugno 2026

La farsa della “Biennale del Dissenso” e il sangue dei veri dissidenti: il 5 luglio appuntamento a Venezia

Dipinto di Semyon Skrepetsky 

Pietrangelo Buttafuoco l'aveva pomposamente battezzata la “Biennale del Dissenso”. Una definizione altisonante, spendibile sui media, che però si scontra violentemente con la realtà dei fatti e con le scelte politiche ed editoriali della kermesse veneziana.

A denunciare questa vera e propria operazione di manipolazione semantica è la compagna di Europa Radicale Chiara Squarcione. In un video-intervento pubblicato ieri sulla pagina Facebook di Europa Radicale, Squarcione ha rimesso al centro la verità storica e la necessità di una reazione autenticamente radicale e nonviolenta di fronte alle ipocrisie istituzionali.

La mistificazione di Buttafuoco e la complicità con il Cremlino

Come si può definire "del dissenso" una rassegna che ha scelto di dare voce alla propaganda di un regime totalitario? Concedere l'apertura del Padiglione Russia significa, senza troppi giri di parole, offrire una vetrina a chi si rende quotidianamente complice dell'aggressione ai civili ucraini e della scientifica destabilizzazione delle democrazie europee. Nel post diffuso ieri, la denuncia è netta:

La nostra autentica reazione radicale e nonviolenta è nata dal rifiuto di una narrazione mistificatoria: definire la kermesse di Buttafuoco la "Biennale del dissenso" è una manipolazione semantica.

Laddove le istituzioni culturali scelgono il compromesso o la distrazione, la reazione radicale si fa cura della verità, opponendosi a chi cerca di ripulire l'immagine di una macchina di propaganda bellica.

Il sacrificio di Semyon Skrepetsky: il dissenso non è un gioco di parole

La denuncia politica ha contorni drammatici e urgenti. La realtà ha tragicamente squarciato il velo della retorica da salotto. Semyon Skrepetsky, artista dissendente bashkiro e fiero oppositore del regime di Vladimir Putin, è stato di recente barbaramente ucciso in Polonia.

Semyon non era un dissidente "teorico": era un uomo che rischiava la vita per la libertà del suo popolo e contro l'imperialismo russo ed era a Venezia, al fianco di Europa Radicale, proprio per dare corpo e voce alla vera Biennale del Dissenso Radicale. La sua morte violenta in territorio europeo è il tragico promemoria di quanto costi, realmente, opporsi a Mosca.

5 Luglio ai Giardini della Biennale per Semyon

Non si deve lasciare che il silenzio o la narrazione ufficiale coprano il sacrificio di chi lotta per la libertà. Per questo, Europa Radicale lancia un appello urgente alla mobilitazione a Venezia per ricordare Semyon Skrepetsky, per denunciare le ipocrisie istituzionali e per ribadire che l'arte e la cultura non possono essere neutrali di fronte alla barbarie.

I dettagli dell'appuntamento

  • Luogo: Venezia, Giardini della Biennale

  • Data: 5 luglio

  • Ora: 12:30 

domenica 28 giugno 2026

Il dovere del diritto e le sirene del populismo: la dignità di Moretti e il labirinto politico di Alemanno

Mauro Moretti è in carcere, dove sconterà una condanna definitiva a cinque anni per il disastro colposo della strage di Viareggio. Gianni Alemanno è appena uscito da Rebibbia, dopo aver espiato un anno e sei mesi per traffico d’influenze illecite e finanziamento illecito. Ci sarebbe moltissimo da eccepire su entrambe le sentenze:

  • Moretti è stato condannato attraverso un vero e proprio paradosso giuridico, che rappresenta un precedente difficile da digerire per chiunque gestisca grandi infrastrutture. Pur avendo applicato alla lettera la complessa normativa tecnica e i regolamenti di sicurezza vigenti al momento dei fatti, i giudici gli hanno contestato che quella stessa normativa scritta andava disapplicata in nome di una superiore posizione di garanzia. Si tratta di una logica che rischia di scardinare il principio cardine della certezza del diritto, dove l'osservanza scrupolosa delle regole non mette al riparo dalle interpretazioni creative nelle aule di tribunale.
  • Alemanno, d'altro canto, è finito dietro le sbarre per una fattispecie di reato (il traffico d'influenze) talmente liquida e opinabile che il legislatore, con la riforma del 2024, ha dovuto riscrivere drasticamente per arginarne l’ipertrofia punitiva.

Lasciamo da parte queste "inezie" di diritto penale. I salotti e i giornali del giustizialismo nostrano possono brindare: Moretti e Alemanno sono l’esibizione in carne e ossa che la ghigliottina del populismo giudiziario colpisce anche i "potenti" e i politici. Eppure, a chi conserva un briciolo di onestà intellettuale, questa esecuzione mediatica lascia l'amaro in bocca. Non solo perché, persino nella Repubblica dell’Associazione Nazionale Magistrati e del giustizialismo alla Travaglio, il sogno feticista di "buttare le chiavi" si scontra con la realtà per cui i condannati, prima o poi, tornano liberi, ma soprattutto perché l’illustre carcerato e l’illustre ex-carcerato hanno impartito una lezione straordinaria di dignità istituzionale e responsabilità civica che i loro persecutori difficilmente comprenderanno.

Il manager Moretti, a 72 anni e dopo aver persino rinunciato alle prescrizioni nel corso dei lunghi gradi di giudizio, si è costituito spontaneamente al carcere di Orvieto: “Vado in carcere senza accampare scuse di salute, perché ho la schiena dritta e la testa alta. Accetto la decisione dei giudici. Rispetto lo Stato.”. Dal canto suo, Gianni Alemanno non ha passato i mesi a Rebibbia a piangersi addosso: ha studiato, ha scritto i suoi diari di cella e ha trasformato la sua detenzione in una durissima denuncia contro il degrado, il sovraffollamento e l'incostituzionalità del sistema penitenziario italiano.

“Qui ho conosciuto una realtà terribile che è una vergogna per la nostra Repubblica”, ha dovuto riconoscere all’uscita dal carcere. Proprio per questo, Alemanno ha dichiarato esplicitamente che, ora che è tornato in libertà, si occuperà in prima persona e attivamente delle condizioni dei carcerati, intendendo proseguire fuori dalle mura la sua battaglia a favore dei diritti e dell'umanizzazione della pena. Saranno stati potenti, saranno politici, saranno per questo antropologicamente colpevoli agli occhi della folla moralista, eppure Moretti e Alemanno dimostrano un senso dello Stato e un rifiuto del vittimismo che manca del tutto ai Torquemada in servizio permanente.

Il cortocircuito di Alemanno: tra Nessuno Tocchi Caino e la sponda a Vannacci

È qui che l’analisi da radicali e garantisti deve farsi stringente, per denunciare le profonde contraddizioni culturali della destra italiana. Alemanno è, storicamente, un iscritto a Nessuno Tocchi Caino, l’associazione radicale che fa dell'abolizione della pena di morte e del superamento dell'ergastolo ostativo e della pena degradante i propri pilastri: adesione che Marco Pannella stesso accolse in un'ottica di transpartiticità dei diritti umani. Proprio a Rebibbia, il luogo della detenzione di Alemanno, la galassia radicale ha legami profondi d'azione: basti pensare che il Partito Radicale ha storicamente scelto di celebrare propri congressi deliberativi proprio dentro le mura e le sale della casa circondariale romana, portando lo Stato di diritto, i ministri e il dibattito politico laddove la Costituzione viene quotidianamente calpestata.

Il dramma del carcere vissuto sulla propria pelle e l'impegno dichiarato di volersi occupare delle condizioni dei carcerati avrebbero dovuto riaccendere in Alemanno l'urgenza profonda di quelle tesi storiche, laiche ed evangeliche promosse dai Radicali. Tuttavia, l'ex sindaco di Roma si trova oggi in un cortocircuito politico clamoroso.

Proprio nei giorni caldi della sua scarcerazione, Alemanno ha scelto di fare asse e dialogare politicamente con il generale Roberto Vannacci. Parliamo dello stesso Vannacci che, appena una manciata di giorni prima di confrontarsi con lui, ha dichiarato testualmente di volere che «Caino marcisca in carcere»: canovaccio forcaiolo ripetuto dal generale persino con Alemanno al suo fianco, costretto a balbettare tesi opposte sull'umanizzazione delle pene mentre il suo nuovo alleato politico esaltava il populismo penale più bieco.

A mettere a nudo questa insostenibile incoerenza è intervenuto duramente, dalle colonne del quotidiano L'Unità, il segretario di Nessuno Tocchi Caino, Sergio D'Elia. Nel suo editoriale intitolato “Caro Alemanno, spiega a Vannacci cos'è il carcere: nel nome di Abele può diventare Caino”, D'Elia assegna all'ex sindaco appena scarcerato un compito preciso e improrogabile: spiegare a Vannacci che il carcere non è uno slogan elettorale, ma un luogo di privazione dei sensi, della salute e della vita stessa, dove regnano infezioni, degrado e l'abbrutimento comune di detenuti e "detenenti".

D'Elia ricorda ad Alemanno di raccontare al generale l'esperienza dei laboratori ideati proprio a Rebibbia e, soprattutto, la vera storia di Caino e Abele, legati indissolubilmente nel male e nel lutto, rammentando che persino su Caino il Signore pose un segno affinché nessuno lo toccasse. Come si può sostenere la causa dello Stato di diritto, l'abolizionismo di Nessuno Tocchi Caino e promettere pubblicamente di occuparsi delle condizioni dei carcerati, se poi si cerca l'abbraccio politico di chi incarna la sintesi perfetta del giustizialismo da bar e dell'invocazione a far marcire le persone dietro le sbarre?

Da radicali, difendiamo la dignità di Moretti di fronte alle storture del diritto giurisprudenziale e l'attenzione di Alemanno per l'inferno delle carceri italiane. Non è necessario ricordare ad Alemanno che il garantismo non è un vestito da indossare solo quando si varca la soglia di Rebibbia per poi essere riposto nell'armadio quando si cercano i voti della destra profonda e forcaiola.

Se Caino deve marcire in carcere, caro Alemanno, in quella cella rovente a soffrire l'afa c'eri anche tu. Convincerai Vanacci a stare dalla parte della civiltà del diritto o ti condurrà lui a stare dalla parte del populismo delle manette?

sabato 20 giugno 2026

Dalle pagine di GeoLib all’azione concreta: ecco il portale del radicalismo italiano e transnazionale

Cari lettori di GeoLib, da sempre questo spazio è un laboratorio di idee in cui analizziamo la geopolitica delle libertà, i diritti civili e la forza del metodo nonviolento, ma la teoria, per noi radicali, non è nulla senza l'azione. Ecco perché bisogna fare un passo in più. Si può fare attraverso l'hub operativo che unisce e dà forza a tutte le nostre battaglie: il sito internet ufficiale del Movimento Radicale - Movimento d'Azione, raggiungibile all'indirizzo movimentoradicale.onweb.it. Se questo blog rappresenta il nostro spazio di riflessione, la piattaforma principale del sito del Movimento è il portale del radicalismo politico italiano.

Perché una piattaforma comune?

Il radicalismo in Italia ha una storia gloriosa, ma spesso frammentata in mille rivoli. Per incidere sul serio nella società e nelle istituzioni serve un tessuto connettivo.

Il nostro Movimento si definisce nonviolento, transradicale e transpartitico. "Transpartitico" significa superare gli steccati ideologici per unire le persone attorno a obiettivi precisi. Il Movimento Radicale ed il suo sito movimentoradicale.onweb.it nascono proprio per questo: non l'ennesima sigla in competizione, ma servizio a disposizione di tutta la Galassia Radicale, per far convergere le energie di attivisti, cittadini e associazioni.

Globali e locali

Chi naviga su questo blog sa quanto sia fondamentale la dimensione transnazionale dei diritti. Nel portale principale questa visione si traduce in mobilitazione pratica. Il sito funge da aggregatore strategico, dove trovare informazioni e link diretti per firmare le più importanti petizioni del momento:

  • la geopolitica dei diritti - spazio alle grandi mobilitazioni globali e nonviolente, come la difesa della Corte Penale Internazionale (promossa da EUMANS e No Peace Without Justice), la marcia "Donna Vita Libertà" a fianco del popolo iraniano e l'appello storico per gli Stati Uniti d'Europa;

  • le libertà individuali - sostegno totale alle campagne nazionali e locali di frontiera, tra cui PMA per tutte e Aborto senza ricovero (Associazione Luca Coscioni), la proposta Stop Tassa Etica (Radicali Italiani) e le storiche battaglie di deregolamentazione contro i corporativismi.

Cronache di libertà e nonviolenza

Nel sito, la sezione editoriale "Cronache dalla Galassia Radicale" porta avanti lo stesso spirito di denuncia senza censure che coltiviamo qui su GeoLib. Troverete informazioni sulla drammatica situazione di illegalità strutturale delle carceri italiane, critiche contro le derive securitarie dei governi e focus sulla giustizia giusta. Mantenere alta l'attenzione sulla responsabilità dei magistrati e ricordare ferite storiche come il caso di Enzo Tortora è il nostro modo per non abbassare mai la guardia.

Il portale dimostra che la nonviolenza non è passività, ma azione organizzata. Con strumenti essenziali e una chiara visione d'insieme, la piattaforma si propone come punto di riferimento per chiunque voglia comprendere le radici e il futuro del radicalismo politico italiano e transnazionale.

Vi invitiamo a fare un salto sul sito, a esplorarlo e ad aggiungere movimentoradicale.onweb.it tra i vostri segnalibri. Attraverso il sito si può passare anche all'azione, usando i collegamenti del Presidio digitale d'Azione e sottoscrivendo così ogni relativa proposta, come atto di ecologia politica nonviolenta!

Oltre l'accordo con Keshet, la piazza si fa tribunale: le contestazioni a Pascale e Adinolfi confermano il monito radicale

A fine maggio era stata lanciata una riflessione cruciale che metteva a nudo le prime, preoccupanti crepe nella macchina organizzativa del Roma Pride. Quel monito limpido e rigoroso, volto a denunciare la deriva liberticida e il "test ideologico" applicato alla manifestazione, era stato espresso, tra gli altri, anche dalla compagna Federica Valcauda, tesoriera di Europa Radicale. Valcauda aveva ricordato con fermezza che trasformare l'evento nato da Stonewall in un luogo di ammissione ideologica, con il rischio di escludere la comunità ebraica di Keshet Italia, avrebbe distrutto l'essenza stessa dei diritti civili. Oggi, a corteo concluso, non possiamo che constatare quanto quel monito radicale fosse tragicamente profetico.

L'accordo formale con Keshet Italia e il nodo dell'intolleranza

Nelle settimane successive alle denunce, gli organizzatori del Roma Pride hanno infine siglato un accordo riparatorio con Keshet Italia per consentirne la partecipazione, provando a rimediare alle pesanti accuse di esclusione antisemita. Tuttavia, si è trattato di una pace formale, una toppa burocratica che non ha ripulito la piazza dal clima di ostilità seminato nei mesi precedenti. L'inclusione non si fa con le concessioni dell'ultimo minuto; quando si tollera che una manifestazione per i diritti diventi un luogo di veti e patenti di legittimità, le conseguenze esplodono inevitabilmente lungo il percorso.

La "strana coppia" in piazza: il caso Pascale-Adinolfi

La dimostrazione plastica di questo cortocircuito democratico si è avuta a pochi minuti dalla partenza del corteo da Piazza della Repubblica. Tra la folla si è materializzata una coppia del tutto inaspettata che ha immediatamente surriscaldato gli animi: Francesca Pascale, che ha da poco presentato il suo nuovo movimento Gay Conservatori & Liberali, e Mario Adinolfi, storico e accanito oppositore delle rivendicazioni della comunità LGBTQIA+. I due sono arrivati insieme, con Adinolfi che portava una bandiera israeliana sulle spalle.

La reazione di una parte dei manifestanti è stata violentissima sul piano verbale. La piazza si è trasformata in un tribunale a cielo aperto: Adinolfi è stato pesantemente contestato, sommerso dagli insulti e infine allontanato dal corteo. Nel mezzo delle tensioni, Pascale ha provato a difendere la loro presenza dichiarando che "l'ideologia divide, non unisce" e rivendicando il diritto di esserci, anche per aprire gli occhi a una destra ancora troppo retrograda.

Il dovere della fermezza radicale

Come Movimento Radicale - Movimento d'Azione, non possiamo che contrastare le idee reazionarie di Mario Adinolfi, né tantomeno intendiamo fare sconti alle contraddizioni del progetto politico di Francesca Pascale, la cui proposta di legge "Libertà" è già finita al centro delle critiche per aver escluso le tutele alle persone transgender. Tuttavia, il punto sollevato è squisitamente libertario e investe il significato stesso del Pride.

Se una piazza nata per includere finisce per tollerare aggressioni e l'allontanamento forzato di chi esprime il proprio dissenso o porta simboli ritenuti "scomodi" significa che lo spirito originario si è irrimediabilmente incrinato.  L'allontanamento di Adinolfi e le contestazioni che hanno travolto la delegazione dimostrano che il virus dell'esclusione denunciato da Federica Valcauda è una realtà spaventosa.

I diritti, per noi radicali, o sono universali e garantiti a tutti nel rispetto dell'Articolo 21 della Costituzione, o diventano il privilegio di una fazione. Contro ogni deriva illiberale e conformista, la risposta del Movimento Radicale rimarrà sempre la stessa: dialogo, libertà di espressione e nonviolenza.

Le piazze e i palazzi romani dove Marco Pannella faceva politica: un dibattito aperto sul metodo nonviolento

La memoria delle mobilitazioni civili supera i confini nazionali e sbarca nel cuore dell'accademia europea. Il prossimo 22 giugno 2026, alle ore 16, si terrà un incontro online dal titolo: "Le piazze e i palazzi della politica romana - I luoghi delle battaglie nonviolente di Marco Pannella".

L'evento, organizzato dalla Technische Universität Dresden (Università Tecnologica di Dresda) in collaborazione con il Zentrum für Italienstudien (Centro di Studi Italiani) e il network SIGN, rappresenta un'occasione unica per ripercorrere la geografia urbana dei diritti civili e delle grandi riforme che hanno cambiato l'Italia.

La mappa del cambiamento: dove la storia è diventata diritto

L'incontro propone un vero e proprio viaggio simbolico e politico attraverso i luoghi chiave della Capitale; spazi urbani e istituzionali che sono stati trasformati in veri e propri laboratori di democrazia:

  • Piazza Navona e Campo de' Fiori - teatri storici di comizi, tavoli per le firme, digiuni e mobilitazioni popolari per il divorzio, l'aborto e le libertà individuali;

  • Porta Portese - luogo di dialogo diretto con i cittadini, tra la gente, per scuotere le coscienze;

  • il Palazzo del Quirinale, il Campidoglio e il Palazzo dei Marescialli - le istituzioni sollecitate, sfidate e condotte al confronto dal metodo del dialogo e della legalità costituzionale.

Un parterre di eccezione tra istituzioni e militanza

A discutere dell'impatto storico e della forza del metodo pannelliano ci sarà un panel di relatori di altissimo livello, moderato da Giovanna Reanda, direttrice di Radio Radicale:

  • On. Marco Cappato (Associazione Luca Coscioni, già eurodeputato)

  • On. Elisabetta Zamparutti (Nessuno tocchi Caino)

  • Dott.ssa Mirella Parachini (Associazione Luca Coscioni)

  • On. Fausto Bertinotti (già Presidente della Camera dei Deputati)

  • On. Francesco Rutelli (già Sindaco di Roma e Ministro della Cultura)

  • Prof. Massimiliano Smeriglio (Assessore alla Cultura di Roma Capitale)

  • Prof. Andrea Pugiotto (Università degli Studi di Ferrara)

La presenza di figure di primo piano della politica italiana, unita alla viva voce delle associazioni oggi in prima linea e al mondo accademico, garantisce un confronto profondo e privo di retorica sulla forza della nonviolenza politica.

Come partecipare all'evento

L'evento si svolgerà interamente online sulla piattaforma Zoom. La partecipazione è gratuita, ma è richiesta l'iscrizione obbligatoria per ricevere il link di accesso.

  • Quando: Lunedì 22 giugno 2026, ore 16

  • Dove: Online (Zoom)

  • Modalità di iscrizione: Inviare una e-mail all'indirizzo anmeldung_zi@tu-dresden.de oppure inquadrare il codice QR presente sulla locandina ufficiale dell'evento.

La mobilitazione continua, anche attraverso la memoria e la cultura. Come disse Pannella prima di morire: "A subito!".

venerdì 19 giugno 2026

Al fianco delle donne afghane: domenica 21 giugno il Partito Radicale in piazza a Roma contro l'apartheid di genere

Il Partito Radicale sarà in Piazza Santi Apostoli dalle 17 alle 20. I diritti umani sono universali, il silenzio è complicità.

La situazione in Afghanistan continua a rappresentare una delle più drammatiche e intollerabili violazioni dei diritti umani del nostro tempo. Sotto il giogo del regime, le donne afghane continuano a essere sistematicamente private della libertà, dell'istruzione, del lavoro e della possibilità stessa di esistere nello spazio pubblico e partecipare alla vita del proprio Paese.

Quella a cui stiamo assistendo impotenti non è solo discriminazione: è un vero e proprio apartheid di genere. Per questo motivo, il Partito Radicale lancia un appello forte e chiaro alla mobilitazione e aderisce alla manifestazione nazionale in sostegno del popolo afghano ed in particolare delle donne afghane. L'appuntamento è per domenica 21 giugno 2026, dalle ore 17 alle 20, a Roma in Piazza Santi Apostoli.

Perché i diritti umani o sono universali, o non sono diritti

Questa iniziativa si fonda su un principio non negoziabile: la transnazionalità dei diritti e della legalità. Non esistono specificità culturali, geopolitiche o religiose che possano giustificare la cancellazione della dignità della persona.

Bisogna che la comunità internazionale e le istituzioni europee facciano un passo decisivo: l'apartheid di genere deve essere formalmente riconosciuto e perseguito come crimine contro l'umanità. Voltarsi dall'altra parte significa rendersi complici di un regime che cancella il futuro di milioni di bambine e donne.

Domenica prossima non si scenderà in piazza solo per solidarietà, ma per compiere un atto di pressione politica e di testimonianza attiva. Non vanno lasciate sole le attiviste, le madri e le studentesse che, da Herat a Kabul, continuano a resistere con immenso coraggio.

Dettagli dell'evento

  • Evento: Manifestazione in sostegno delle donne afghane – Diritti | Libertà

  • Quando: Domenica 21 giugno 2026, dalle 17 alle 20

  • Dove: Piazza Santi Apostoli, Roma

giovedì 18 giugno 2026

Il feticcio delle sigle, il corpo delle lotte e la prova dello Stato di diritto: un dialogo laico nel nostro Movimento

Di Massimo Messina – Tesoriere del Movimento Radicale - Movimento d'Azione

Il compagno Dario Farinola, iscritto al nostro Movimento Radicale - Movimento d'Azione, mi ha rivolto una serie di domande crude, ma che hanno il merito di costringerci a fermarci, a riflettere e a guardare oltre la miseria dei nostri recinti identitari. Mi ha chiesto, con il rigore della sua passione, come abbiano potuto i radicali accettare l'intrusione dello Stato nei corpi e la sanzione sociale del Green Pass, da lui vissuto come una intollerabile perversione giuridica applicata in assenza di un reato. Nel farlo, Dario mi ha ricordato una grande lezione di Marco Pannella: il rifiuto di comportarsi come tifosi da stadio, perché sono sempre i contenuti e le azioni a definire chi siamo, mai le etichette. Raccolgo questo invito all'onestà intellettuale con profonda umiltà.

Le crisi epocali degli ultimi anni hanno squassato le certezze di tutti e nessuno di noi può avere la presunzione di possedere la verità in tasca. Proprio per questo, dobbiamo avere il coraggio di abitare il dubbio, partendo però sempre dalla realtà dei fatti.

Guardare alla carne delle lotte, non alla burocrazia delle tessere

Se applichiamo il metodo radicale del primato dell'azione rispetto ai feticci delle sigle, la vicenda di Marco Cappato diventa esemplare. È un dato di fatto, storico e politico, che Cappato da anni abbia scelto di non definirsi più radicale e di operare attraverso altre strutture, come l’Associazione Luca Coscioni ed EUMANS. Non spetta a noi, e sarebbe meschino, pretendere di misurargli il sangue o rilasciargli patenti di ortodossia.

Se guardiamo alla carne e al sangue della sua iniziativa politica – alla disobbedienza civile metodica sul fine vita, dal caso Dj Fabo fino ai giorni nostri, e alla scelta profondamente pannelliana di mettere a rischio il proprio corpo e la propria libertà personale davanti ai tribunali per scardinare leggi ingiuste – noi vi riconosciamo l'essenza stessa del radicalismo nonviolento. Il nostro Movimento nasce esattamente per questo: non come un tribunale d'inquisizione burocratica sul possesso di una tessera, ma come una struttura di servizio pura, laica e transpartitica, a disposizione dell'intera Galassia Radicale e di chiunque consumi la propria esistenza per la vita del diritto, accogliendo iscritti dalle sensibilità diverse e coraggiose proprio come quella di Dario.

La tragedia della pandemia e l'imperativo di "conoscere per deliberare"

Il terreno della gestione sanitaria è stato il più doloroso, una ferita ancora aperta nel corpo sociale del Paese. Quando discutiamo del virus, abbiamo il dovere di farlo in punta di piedi, con il massimo rispetto per il dolore delle famiglie, per il collasso degli ospedali e per le centinaia di migliaia di decessi documentati.

Per la cultura radicale, il principio del conoscere per deliberare non è uno slogan da salotto, ma il faticoso dovere di ancorare la politica alla realtà scientifica e fattuale, rifiutando le scorciatoie delle ideologie. Nello sforzo immane di proteggere la vita della comunità, la stragrande maggioranza del mondo radicale ha visto nella ricerca e nei vaccini uno strumento fondamentale di liberazione e di tutela della libertà di tutti.

Per questa ragione, per la nostra cultura laica ed einaudiana, è stato impossibile convergere con piazze che spesso univano alle legittime preoccupazioni anche spinte emotive, irrazionali o letture complottiste che non potevamo e non dovevamo condividere. Per noi, l'autodeterminazione non è mai isolamento egoistico, ma responsabilità liberale.

Lo Stato di diritto e la realtà delle "scelte tragiche"

Questo rigoroso ancoraggio alla realtà non significa affatto, caro Dario, aver firmato una cambiale in bianco al regime o aver accettato supinamente l'operato del governo. Al contrario, la nostra è stata l'unica critica spietata, rigorosa e strettamente istituzionale contro lo scempio del metodo democratico.

Siamo stati e siamo con chi ha denunciato l'abuso dei DPCM, l'esautoramento sistematico del Parlamento e la clandestinità di Stato sui dati epidemiologici, con la mobilitazione di Dati Bene Comune. Sulla natura del Green Pass, la tua critica colpisce un nervo scoperto e un punto autenticamente radicale: introdurre pesanti limitazioni sociali e ricatti sul diritto al lavoro senza avere il coraggio politico di sancire un obbligo vaccinale chiaro per legge è stata una decisione ambigua, ipocrita e giuridicamente pericolosa. Riconosciamo l'enorme peso umano e democratico di quella distorsione amministrativa.

La politica radicale deve misurarsi con la realtà delle scelte tragiche. Nelle condizioni date e di fronte all'inerzia delle istituzioni, l'alternativa concreta al Green Pass in quel momento storico non era purtroppo il ritorno alla perfetta legalità costituzionale, ma lo spettro di nuovi e prolungati lockdown. La chiusura totale generalizzata avrebbe rappresentato un annientamento ancor più radicale dello Stato di diritto, una reclusione di massa capace di devastare per sempre il tessuto economico e le libertà fondamentali dei cittadini. Il Green Pass, pur con tutte le sue mostruosità burocratiche e le sue incoerenze normative, è stato vissuto come un compromesso drammatico e imperfetto, un cuneo d'emergenza per negoziare la riapertura del Paese ed evitare l'inferno dell'isolamento totale.

Abitare la contraddizione

Abitare la contraddizione, saper stare su una non facile frontiera, dove si bilancia il diritto alla salute della collettività con l'inviolabilità dell'individuo, è uno dei compiti più alti e più difficili. Ammettere che di fronte a eventi straordinari non esistono soluzioni facili o risposte prive di un costo umano e democratico non è debolezza, è laicità.

Il confronto con iscritti come Dario è prezioso proprio perché ci impedisce di dimenticare le ferite inflitte alle nostre regole democratiche in quegli anni difficili. Il Movimento Radicale - Movimento d'Azione non ha verità precostituite da imporre. Vuole essere luogo di ascolto, anche ruvido e franco, ma sempre fraterno, dove continuare a lottare per il diritto, la legalità costituzionale e la verità attraverso i soli strumenti della nonviolenza e del dialogo laico.