sabato 20 giugno 2026

Dalle pagine di GeoLib all’azione concreta: ecco il portale del radicalismo italiano e transnazionale

Cari lettori di GeoLib, da sempre questo spazio è un laboratorio di idee in cui analizziamo la geopolitica delle libertà, i diritti civili e la forza del metodo nonviolento, ma la teoria, per noi radicali, non è nulla senza l'azione. Ecco perché bisogna fare un passo in più. Si può fare attraverso l'hub operativo che unisce e dà forza a tutte le nostre battaglie: il sito internet ufficiale del Movimento Radicale - Movimento d'Azione, raggiungibile all'indirizzo movimentoradicale.onweb.it. Se questo blog rappresenta il nostro spazio di riflessione, la piattaforma principale del sito del Movimento è il portale del radicalismo politico italiano.

Perché una piattaforma comune?

Il radicalismo in Italia ha una storia gloriosa, ma spesso frammentata in mille rivoli. Per incidere sul serio nella società e nelle istituzioni serve un tessuto connettivo.

Il nostro Movimento si definisce nonviolento, transradicale e transpartitico. "Transpartitico" significa superare gli steccati ideologici per unire le persone attorno a obiettivi precisi. Il Movimento Radicale ed il suo sito movimentoradicale.onweb.it nascono proprio per questo: non l'ennesima sigla in competizione, ma servizio a disposizione di tutta la Galassia Radicale, per far convergere le energie di attivisti, cittadini e associazioni.

Globali e locali

Chi naviga su questo blog sa quanto sia fondamentale la dimensione transnazionale dei diritti. Nel portale principale questa visione si traduce in mobilitazione pratica. Il sito funge da aggregatore strategico, dove trovare informazioni e link diretti per firmare le più importanti petizioni del momento:

  • la geopolitica dei diritti - spazio alle grandi mobilitazioni globali e nonviolente, come la difesa della Corte Penale Internazionale (promossa da EUMANS e No Peace Without Justice), la marcia "Donna Vita Libertà" a fianco del popolo iraniano e l'appello storico per gli Stati Uniti d'Europa;

  • le libertà individuali - sostegno totale alle campagne nazionali e locali di frontiera, tra cui PMA per tutte e Aborto senza ricovero (Associazione Luca Coscioni), la proposta Stop Tassa Etica (Radicali Italiani) e le storiche battaglie di deregolamentazione contro i corporativismi.

Cronache di libertà e nonviolenza

Nel sito, la sezione editoriale "Cronache dalla Galassia Radicale" porta avanti lo stesso spirito di denuncia senza censure che coltiviamo qui su GeoLib. Troverete informazioni sulla drammatica situazione di illegalità strutturale delle carceri italiane, critiche contro le derive securitarie dei governi e focus sulla giustizia giusta. Mantenere alta l'attenzione sulla responsabilità dei magistrati e ricordare ferite storiche come il caso di Enzo Tortora è il nostro modo per non abbassare mai la guardia.

Il portale dimostra che la nonviolenza non è passività, ma azione organizzata. Con strumenti essenziali e una chiara visione d'insieme, la piattaforma si propone come punto di riferimento per chiunque voglia comprendere le radici e il futuro del radicalismo politico italiano e transnazionale.

Vi invitiamo a fare un salto sul sito, a esplorarlo e ad aggiungere movimentoradicale.onweb.it tra i vostri segnalibri. Attraverso il sito si può passare anche all'azione, usando i collegamenti del Presidio digitale d'Azione e sottoscrivendo così ogni relativa proposta, come atto di ecologia politica nonviolenta!

Oltre l'accordo con Keshet, la piazza si fa tribunale: le contestazioni a Pascale e Adinolfi confermano il monito radicale

A fine maggio era stata lanciata una riflessione cruciale che metteva a nudo le prime, preoccupanti crepe nella macchina organizzativa del Roma Pride. Quel monito limpido e rigoroso, volto a denunciare la deriva liberticida e il "test ideologico" applicato alla manifestazione, era stato espresso, tra gli altri, anche dalla compagna Federica Valcauda, tesoriera di Europa Radicale. Valcauda aveva ricordato con fermezza che trasformare l'evento nato da Stonewall in un luogo di ammissione ideologica, con il rischio di escludere la comunità ebraica di Keshet Italia, avrebbe distrutto l'essenza stessa dei diritti civili. Oggi, a corteo concluso, non possiamo che constatare quanto quel monito radicale fosse tragicamente profetico.

L'accordo formale con Keshet Italia e il nodo dell'intolleranza

Nelle settimane successive alle denunce, gli organizzatori del Roma Pride hanno infine siglato un accordo riparatorio con Keshet Italia per consentirne la partecipazione, provando a rimediare alle pesanti accuse di esclusione antisemita. Tuttavia, si è trattato di una pace formale, una toppa burocratica che non ha ripulito la piazza dal clima di ostilità seminato nei mesi precedenti. L'inclusione non si fa con le concessioni dell'ultimo minuto; quando si tollera che una manifestazione per i diritti diventi un luogo di veti e patenti di legittimità, le conseguenze esplodono inevitabilmente lungo il percorso.

La "strana coppia" in piazza: il caso Pascale-Adinolfi

La dimostrazione plastica di questo cortocircuito democratico si è avuta a pochi minuti dalla partenza del corteo da Piazza della Repubblica. Tra la folla si è materializzata una coppia del tutto inaspettata che ha immediatamente surriscaldato gli animi: Francesca Pascale, che ha da poco presentato il suo nuovo movimento Gay Conservatori & Liberali, e Mario Adinolfi, storico e accanito oppositore delle rivendicazioni della comunità LGBTQIA+. I due sono arrivati insieme, con Adinolfi che portava una bandiera israeliana sulle spalle.

La reazione di una parte dei manifestanti è stata violentissima sul piano verbale. La piazza si è trasformata in un tribunale a cielo aperto: Adinolfi è stato pesantemente contestato, sommerso dagli insulti e infine allontanato dal corteo. Nel mezzo delle tensioni, Pascale ha provato a difendere la loro presenza dichiarando che "l'ideologia divide, non unisce" e rivendicando il diritto di esserci, anche per aprire gli occhi a una destra ancora troppo retrograda.

Il dovere della fermezza radicale

Come Movimento Radicale - Movimento d'Azione, non possiamo che contrastare le idee reazionarie di Mario Adinolfi, né tantomeno intendiamo fare sconti alle contraddizioni del progetto politico di Francesca Pascale, la cui proposta di legge "Libertà" è già finita al centro delle critiche per aver escluso le tutele alle persone transgender. Tuttavia, il punto sollevato è squisitamente libertario e investe il significato stesso del Pride.

Se una piazza nata per includere finisce per tollerare aggressioni e l'allontanamento forzato di chi esprime il proprio dissenso o porta simboli ritenuti "scomodi" significa che lo spirito originario si è irrimediabilmente incrinato.  L'allontanamento di Adinolfi e le contestazioni che hanno travolto la delegazione dimostrano che il virus dell'esclusione denunciato da Federica Valcauda è una realtà spaventosa.

I diritti, per noi radicali, o sono universali e garantiti a tutti nel rispetto dell'Articolo 21 della Costituzione, o diventano il privilegio di una fazione. Contro ogni deriva illiberale e conformista, la risposta del Movimento Radicale rimarrà sempre la stessa: dialogo, libertà di espressione e nonviolenza.

Le piazze e i palazzi romani dove Marco Pannella faceva politica: un dibattito aperto sul metodo nonviolento

La memoria delle mobilitazioni civili supera i confini nazionali e sbarca nel cuore dell'accademia europea. Il prossimo 22 giugno 2026, alle ore 16, si terrà un incontro online dal titolo: "Le piazze e i palazzi della politica romana - I luoghi delle battaglie nonviolente di Marco Pannella".

L'evento, organizzato dalla Technische Universität Dresden (Università Tecnologica di Dresda) in collaborazione con il Zentrum für Italienstudien (Centro di Studi Italiani) e il network SIGN, rappresenta un'occasione unica per ripercorrere la geografia urbana dei diritti civili e delle grandi riforme che hanno cambiato l'Italia.

La mappa del cambiamento: dove la storia è diventata diritto

L'incontro propone un vero e proprio viaggio simbolico e politico attraverso i luoghi chiave della Capitale; spazi urbani e istituzionali che sono stati trasformati in veri e propri laboratori di democrazia:

  • Piazza Navona e Campo de' Fiori - teatri storici di comizi, tavoli per le firme, digiuni e mobilitazioni popolari per il divorzio, l'aborto e le libertà individuali;

  • Porta Portese - luogo di dialogo diretto con i cittadini, tra la gente, per scuotere le coscienze;

  • il Palazzo del Quirinale, il Campidoglio e il Palazzo dei Marescialli - le istituzioni sollecitate, sfidate e condotte al confronto dal metodo del dialogo e della legalità costituzionale.

Un parterre di eccezione tra istituzioni e militanza

A discutere dell'impatto storico e della forza del metodo pannelliano ci sarà un panel di relatori di altissimo livello, moderato da Giovanna Reanda, direttrice di Radio Radicale:

  • On. Marco Cappato (Associazione Luca Coscioni, già eurodeputato)

  • On. Elisabetta Zamparutti (Nessuno tocchi Caino)

  • Dott.ssa Mirella Parachini (Associazione Luca Coscioni)

  • On. Fausto Bertinotti (già Presidente della Camera dei Deputati)

  • On. Francesco Rutelli (già Sindaco di Roma e Ministro della Cultura)

  • Prof. Massimiliano Smeriglio (Assessore alla Cultura di Roma Capitale)

  • Prof. Andrea Pugiotto (Università degli Studi di Ferrara)

La presenza di figure di primo piano della politica italiana, unita alla viva voce delle associazioni oggi in prima linea e al mondo accademico, garantisce un confronto profondo e privo di retorica sulla forza della nonviolenza politica.

Come partecipare all'evento

L'evento si svolgerà interamente online sulla piattaforma Zoom. La partecipazione è gratuita, ma è richiesta l'iscrizione obbligatoria per ricevere il link di accesso.

  • Quando: Lunedì 22 giugno 2026, ore 16

  • Dove: Online (Zoom)

  • Modalità di iscrizione: Inviare una e-mail all'indirizzo anmeldung_zi@tu-dresden.de oppure inquadrare il codice QR presente sulla locandina ufficiale dell'evento.

La mobilitazione continua, anche attraverso la memoria e la cultura. Come disse Pannella prima di morire: "A subito!".

venerdì 19 giugno 2026

Al fianco delle donne afghane: domenica 21 giugno il Partito Radicale in piazza a Roma contro l'apartheid di genere

Il Partito Radicale sarà in Piazza Santi Apostoli dalle 17 alle 20. I diritti umani sono universali, il silenzio è complicità.

La situazione in Afghanistan continua a rappresentare una delle più drammatiche e intollerabili violazioni dei diritti umani del nostro tempo. Sotto il giogo del regime, le donne afghane continuano a essere sistematicamente private della libertà, dell'istruzione, del lavoro e della possibilità stessa di esistere nello spazio pubblico e partecipare alla vita del proprio Paese.

Quella a cui stiamo assistendo impotenti non è solo discriminazione: è un vero e proprio apartheid di genere. Per questo motivo, il Partito Radicale lancia un appello forte e chiaro alla mobilitazione e aderisce alla manifestazione nazionale in sostegno del popolo afghano ed in particolare delle donne afghane. L'appuntamento è per domenica 21 giugno 2026, dalle ore 17 alle 20, a Roma in Piazza Santi Apostoli.

Perché i diritti umani o sono universali, o non sono diritti

Questa iniziativa si fonda su un principio non negoziabile: la transnazionalità dei diritti e della legalità. Non esistono specificità culturali, geopolitiche o religiose che possano giustificare la cancellazione della dignità della persona.

Bisogna che la comunità internazionale e le istituzioni europee facciano un passo decisivo: l'apartheid di genere deve essere formalmente riconosciuto e perseguito come crimine contro l'umanità. Voltarsi dall'altra parte significa rendersi complici di un regime che cancella il futuro di milioni di bambine e donne.

Domenica prossima non si scenderà in piazza solo per solidarietà, ma per compiere un atto di pressione politica e di testimonianza attiva. Non vanno lasciate sole le attiviste, le madri e le studentesse che, da Herat a Kabul, continuano a resistere con immenso coraggio.

Dettagli dell'evento

  • Evento: Manifestazione in sostegno delle donne afghane – Diritti | Libertà

  • Quando: Domenica 21 giugno 2026, dalle 17 alle 20

  • Dove: Piazza Santi Apostoli, Roma

giovedì 18 giugno 2026

Il feticcio delle sigle, il corpo delle lotte e la prova dello Stato di diritto: un dialogo laico nel nostro Movimento

Di Massimo Messina Tesoriere del Movimento Radicale - Movimento d'Azione

Il compagno Dario Farinola, iscritto al nostro Movimento Radicale - Movimento d'Azione, mi ha rivolto una serie di domande crude, ma che hanno il merito di costringerci a fermarci, a riflettere e a guardare oltre la miseria dei nostri recinti identitari. Mi ha chiesto, con il rigore della sua passione, come abbiano potuto i radicali accettare l'intrusione dello Stato nei corpi e la sanzione sociale del Green Pass, da lui vissuto come una intollerabile perversione giuridica applicata in assenza di un reato. Nel farlo, Dario mi ha ricordato una grande lezione di Marco Pannella: il rifiuto di comportarsi come tifosi da stadio, perché sono sempre i contenuti e le azioni a definire chi siamo, mai le etichette. Raccolgo questo invito all'onestà intellettuale con profonda umiltà.

Le crisi epocali degli ultimi anni hanno squassato le certezze di tutti e nessuno di noi può avere la presunzione di possedere la verità in tasca. Proprio per questo, dobbiamo avere il coraggio di abitare il dubbio, partendo però sempre dalla realtà dei fatti.

Guardare alla carne delle lotte, non alla burocrazia delle tessere

Se applichiamo il metodo radicale del primato dell'azione rispetto ai feticci delle sigle, la vicenda di Marco Cappato diventa esemplare. È un dato di fatto, storico e politico, che Cappato da anni abbia scelto di non definirsi più radicale e di operare attraverso altre strutture, come l’Associazione Luca Coscioni ed EUMANS. Non spetta a noi, e sarebbe meschino, pretendere di misurargli il sangue o rilasciargli patenti di ortodossia.

Se guardiamo alla carne e al sangue della sua iniziativa politica – alla disobbedienza civile metodica sul fine vita, dal caso Dj Fabo fino ai giorni nostri, e alla scelta profondamente pannelliana di mettere a rischio il proprio corpo e la propria libertà personale davanti ai tribunali per scardinare leggi ingiuste – noi vi riconosciamo l'essenza stessa del radicalismo nonviolento. Il nostro Movimento nasce esattamente per questo: non come un tribunale d'inquisizione burocratica sul possesso di una tessera, ma come una struttura di servizio pura, laica e transpartitica, a disposizione dell'intera Galassia Radicale e di chiunque consumi la propria esistenza per la vita del diritto, accogliendo iscritti dalle sensibilità diverse e coraggiose proprio come quella di Dario.

La tragedia della pandemia e l'imperativo di "conoscere per deliberare"

Il terreno della gestione sanitaria è stato il più doloroso, una ferita ancora aperta nel corpo sociale del Paese. Quando discutiamo del virus, abbiamo il dovere di farlo in punta di piedi, con il massimo rispetto per il dolore delle famiglie, per il collasso degli ospedali e per le centinaia di migliaia di decessi documentati.

Per la cultura radicale, il principio del conoscere per deliberare non è uno slogan da salotto, ma il faticoso dovere di ancorare la politica alla realtà scientifica e fattuale, rifiutando le scorciatoie delle ideologie. Nello sforzo immane di proteggere la vita della comunità, la stragrande maggioranza del mondo radicale ha visto nella ricerca e nei vaccini uno strumento fondamentale di liberazione e di tutela della libertà di tutti.

Per questa ragione, per la nostra cultura laica ed einaudiana, è stato impossibile convergere con piazze che spesso univano alle legittime preoccupazioni anche spinte emotive, irrazionali o letture complottiste che non potevamo e non dovevamo condividere. Per noi, l'autodeterminazione non è mai isolamento egoistico, ma responsabilità liberale.

Lo Stato di diritto e la realtà delle "scelte tragiche"

Questo rigoroso ancoraggio alla realtà non significa affatto, caro Dario, aver firmato una cambiale in bianco al regime o aver accettato supinamente l'operato del governo. Al contrario, la nostra è stata l'unica critica spietata, rigorosa e strettamente istituzionale contro lo scempio del metodo democratico.

Siamo stati e siamo con chi ha denunciato l'abuso dei DPCM, l'esautoramento sistematico del Parlamento e la clandestinità di Stato sui dati epidemiologici, con la mobilitazione di Dati Bene Comune. Sulla natura del Green Pass, la tua critica colpisce un nervo scoperto e un punto autenticamente radicale: introdurre pesanti limitazioni sociali e ricatti sul diritto al lavoro senza avere il coraggio politico di sancire un obbligo vaccinale chiaro per legge è stata una decisione ambigua, ipocrita e giuridicamente pericolosa. Riconosciamo l'enorme peso umano e democratico di quella distorsione amministrativa.

La politica radicale deve misurarsi con la realtà delle scelte tragiche. Nelle condizioni date e di fronte all'inerzia delle istituzioni, l'alternativa concreta al Green Pass in quel momento storico non era purtroppo il ritorno alla perfetta legalità costituzionale, ma lo spettro di nuovi e prolungati lockdown. La chiusura totale generalizzata avrebbe rappresentato un annientamento ancor più radicale dello Stato di diritto, una reclusione di massa capace di devastare per sempre il tessuto economico e le libertà fondamentali dei cittadini. Il Green Pass, pur con tutte le sue mostruosità burocratiche e le sue incoerenze normative, è stato vissuto come un compromesso drammatico e imperfetto, un cuneo d'emergenza per negoziare la riapertura del Paese ed evitare l'inferno dell'isolamento totale.

Abitare la contraddizione

Abitare la contraddizione, saper stare su una non facile frontiera, dove si bilancia il diritto alla salute della collettività con l'inviolabilità dell'individuo, è uno dei compiti più alti e più difficili. Ammettere che di fronte a eventi straordinari non esistono soluzioni facili o risposte prive di un costo umano e democratico non è debolezza, è laicità.

Il confronto con iscritti come Dario è prezioso proprio perché ci impedisce di dimenticare le ferite inflitte alle nostre regole democratiche in quegli anni difficili. Il Movimento Radicale - Movimento d'Azione non ha verità precostituite da imporre. Vuole essere luogo di ascolto, anche ruvido e franco, ma sempre fraterno, dove continuare a lottare per il diritto, la legalità costituzionale e la verità attraverso i soli strumenti della nonviolenza e del dialogo laico.

mercoledì 17 giugno 2026

Enzo Tortora, 43 anni dopo: una ferita ancora aperta

 

A quarantatré anni dal drammatico e ingiusto arresto di Enzo Tortora, avvenuto all'alba del 17 giugno 1983, il Movimento Radicale - Movimento d'Azione fa proprio l’appello accorato e stringente dei compagni del Partito Radicale Maurizio Turco e Irene TestaLa parabola umana e giudiziaria di Enzo Tortora non è una semplice pagina di storia ingiallita dal tempo, ma rappresenta lo specchio intatto e spietato delle storture che ancora oggi affliggono il sistema giudiziario italiano.

Ricordare Tortora significa guardare in faccia l'attualità di uno Stato che troppe volte, nel nome del popolo italiano, distrugge la dignità, la libertà e la vita di cittadini innocenti: un percorso di memoria e lotta che in questa giornata unisce tutta la Galassia Radicale. Proprio oggi, infatti, i compagni di Radicali Italiani hanno voluto ricordare la cruda e dolorosa realtà di quel momento con una nota ufficiale, ricostruendo con esattezza storica l'inizio di quel calvario:

"Erano le quattro del mattino del 17 giugno 1983 e la vita di Enzo Tortora cambiò per sempre. I carabinieri bussarono alla sua porta e lo arrestarono con accuse gravissime: traffico di droga e appartenenza alla camorra. Era l’inizio di uno dei più clamorosi errori giudiziari della storia italiana. Con il tempo, la verità emerse. I principali accusatori ritrattarono, ammettendo di aver mentito. In appello Tortora fu assolto e la sentenza venne confermata dalla Cassazione. Ma nessuna assoluzione poté cancellare il dolore, l’umiliazione e gli anni perduti."

L'appello del Partito Radicale (al di là del refuso cronologico)

In occasione di questa ricorrenza, il Segretario del Partito Radicale, Maurizio Turco, e la Tesoriera, Irene Testa, hanno rilasciato una dichiarazione congiunta per chiedere che il Parlamento si assuma le proprie precise responsabilità legislative.

Nei materiali grafici e nel testo diffusi dal Partito Radicale si fa riferimento a "42 anni dall'arresto". Si tratta evidentemente di un piccolo errore di calcolo o di un refuso, poiché dal 17 giugno 1983 a oggi, 17 giugno 2026, gli anni trascorsi sono esattamente 43.

Scrivono i compagni Turco e Testa:

"A 42 anni dall'arresto di Enzo Tortora, il Partito Radicale rinnova il proprio appello al Parlamento affinché non si concluda questa legislatura senza l'approvazione della proposta di legge che istituisce la Giornata nazionale delle vittime di errori giudiziari."

L'istituzione di questa Giornata nazionale non è un mero atto formale, bensì un fondamentale presidio di civiltà giuridica. Deve fungere da monito permanente per l'intera magistratura e per la classe politica affinché simili aberranti vicende non abbiano mai più a ripetersi nel nostro ordinamento. Il richiamo, al netto della necessaria correzione temporale, resta sacrosanto e non ammette deroghe: "Non si concluda questa legislatura senza approvare la proposta di legge che istituisce la Giornata nazionale delle vittime di errori giudiziari."

Una battaglia radicale che viene da lontano

Quando Enzo Tortora fu travolto dal fango delle false accuse dei pentiti e dalla cecità di un'inchiesta farsa, fu il Partito Radicale, guidato dal coraggio profetico di Marco Pannella, a schierarsi senza esitazione al suo fianco. In quei mesi drammatici, mentre gran parte dell'opinione pubblica e dei media preferiva voltarsi dall'altra parte o celebrare anzitempo il processo in piazza, i Radicali scelsero la via difficile della verità, candidando Tortora al Parlamento Europeo per offrirgli uno scudo di dignità e una tribuna da cui difendere tutti i cittadini indifesi. Da quel momento, i Radicali non hanno mai smesso di agire per una profonda e strutturale riforma della giustizia, fondata su pilastri irrinunciabili:

  • la presunzione di innocenza, intesa come argine sacro contro i processi mediatici e le custodie cautelari ingiustificate;

  • una giustizia giustarapida, equa, dove accusa e difesa si confrontino ad armi realmente pari davanti a un giudice terzo;

  • l'effettiva responsabilità civile dei magistrati, in base alla quale chi sbaglia esercitando un potere così immenso sulla vita altrui deve risponderne, ponendo fine all'intollerabile regime di sostanziale impunità corporativa;

  • il diritto al risarcimento, tempestivo, congruo e dignitoso per chiunque sia stato vittima della mala giustizia.

Come ricordato sia dai compagni Turco e Testa sia nel testo di Radicali Italiani, per Enzo Tortora quella vicenda divenne una grande battaglia politica per la "giustizia giusta". Una battaglia che, a distanza di ben 43 anni, resta purtroppo ancora aperta e attende di essere pienamente vinta.

La vicenda di Tortora non appartiene al passato, ma alla viva e urgente attualità di un Paese che continua a contare, anno dopo anno, migliaia di casi di ingiusta detenzione. Affermare i diritti e la dignità delle persone di fronte agli errori dello Stato è il dovere primario di ogni liberaldemocrazia matura.

La vicenda di Enzo Tortora non appartiene alla storia. Appartiene all'attualità di un Paese che continua a chiedere una giustizia giusta.

Sollicciano: il Tribunale certifica il fallimento dello Stato e i Radicali sono compatti contro l'illegalità delle carceri

Il Movimento Radicale - Movimento d'Azione sposa la denuncia dei compagni del Partito Radicale Turco e Testa. Da Giachetti a Magi e Della Vedova, l'intera area pannelliana si mostra unita per la legalità, lo Stato di Diritto e la dignità umana.

Il clamoroso provvedimento del Tribunale di Firenze, che ha disposto il sequestro preventivo di ben sette sezioni del carcere di Sollicciano per gravi violazioni delle norme sulla salute e sulla sicurezza (tra muffe, cimici e infiltrazioni croniche), rappresenta un fatto senza precedenti nella storia giudiziaria italiana. Rappresenta soprattutto la certificazione incontrovertibile di un fallimento: il fallimento dello Stato. Come Movimento Radicale - Movimento d'Azione, al servizio della Galassia Radicale, rilanciamo il grido d'allarme e la denuncia politica espressa dai compagni Maurizio Turco e Irene Testa, rispettivamente Segretario e Tesoriere del Partito Radicale.

Turco e Testa: "La legge deve valere anche dentro le carceri"

Nelle loro dichiarazioni, i compagni Turco e Testa hanno ricordato come il Partito Radicale chieda da anni il sequestro delle strutture che calpestano le norme igienico-sanitarie e i principi costituzionali:

"Non si tratta di un'emergenza improvvisa, ma della conseguenza prevedibile di un degrado strutturale, di un sovraffollamento cronico e dell'assenza di interventi adeguati da parte delle istituzioni."

"Quando uno Stato mantiene persone detenute in condizioni incompatibili con la dignità umana e con le stesse norme che impone ai cittadini, viene meno alla propria legalità." 

"Non sono i detenuti a essere fuori dalla legge, ma troppo spesso lo sono le carceri in cui lo Stato li rinchiude." 

L'auspicio dei vertici del Partito Radicale è che Sollicciano non resti un caso isolato, ma sia l'inizio di una verifica a tappeto in tutti gli istituti penitenziari italiani, ormai stabilmente oltre il collasso.

Roberto Giachetti: il corpo come strumento di lotta nonviolenta

In questa vitale battaglia per la legalità costituzionale, la figura del compagno Roberto Giachetti (storico esponente dell'area radicale e deputato di Italia Viva) incarna perfettamente la tradizione pannelliana della lotta nonviolenta e del dialogo transpartitico. Giachetti è da sempre un punto di riferimento assoluto per le tematiche penitenziarie. Di fronte alla drammatica strage silenziosa dei suicidi dietro le sbarre e a un sovraffollamento insostenibile, ha più volte messo in gioco il proprio corpo. Rimane memorabile il suo lungo sciopero della fame condotto insieme a Rita Bernardini (presidente di Nessuno Tocchi Caino) per imporre all'agenda parlamentare la proposta di legge sulla liberazione anticipata speciale. Uno strumento d'emergenza volto a concedere uno sconto di pena temporaneo per alleggerire immediatamente la pressione nei penitenziari e ridare un briciolo di dignità ai detenuti, costretti in spazi inferiori ai criteri minimi stabiliti dalla legge.

L'impegno di Più Europa: Riccardo Magi e Benedetto Della Vedova

La mobilitazione della Galassia Radicale si esprime anche attraverso l'incessante iniziativa parlamentare dei deputati di Più Europa, capaci di tradurre i principi del diritto in proposte strutturali e concrete:

  • Riccardo Magi (Segretario e deputato di Più Europa) ha recentemente depositato alla Camera una proposta di legge rivoluzionaria: l'istituzione del "numero chiuso" nelle carceri. Il principio promosso da Magi stabilisce l'assoluto divieto di reclusione per l'esecuzione di una sentenza qualora l'istituto non disponga di un posto letto regolarmente disponibile e conforme agli standard minimi. In assenza di spazio, lo Stato deve obbligatoriamente far scattare le pene alternative (come la detenzione domiciliare), escludendo ovviamente i reati di sangue o gravi reati contro la persona. Per Magi, stipare i detenuti ignorando lo spazio vitale equivale a "normalizzare la tortura" e ad abdicare alla giurisdizione costituzionale.

  • Benedetto Della Vedova (deputato di Più Europa) affianca da anni queste battaglie portando avanti la storica tradizione radicale del "Ferragosto in carcere", le visite ispettive estive volte a squarciare il velo di ipocrisia che circonda la realtà carceraria. Della Vedova denuncia apertamente il "populismo penale" della maggioranza di governo, che continua a creare nuovi reati e a inasprire le pene senza preoccuparsi delle conseguenze strutturali. Al contempo, si è speso per la ricerca di un sostegno bipartisan a misure deflattive urgenti, supportando convintamente sia la proposta di liberazione anticipata di Giachetti sia proposte trasversali di indulto parziale per il reinserimento sociale e lavorativo, ricordando che un modello che incentiva la recidiva e la disumanità non conviene a nessuno.

Uniti per lo Stato di Diritto

Il sequestro di Sollicciano dimostra che le denunce dei Radicali non sono utopie, ma rigorose pretese di legalità. Dalla preziosa attività di Nessuno Tocchi Caino e Radicali Italiani, fino alle azioni di Marco Cappato, Europa Radicale e Più Europa, l'intera costellazione pannelliana dimostra che la tutela dei diritti dei più fragili è il termometro della nostra democrazia. Lo Stato non può pretendere il rispetto della legge se è il primo a violarla. Giustizia, amnistia e indulto non sono concessioni, ma il presupposto per ritornare nella legalità costituzionale.

Intervento sul populismo penale e la situazione carceraria di Benedetto Della Vedova alla Camera

In questo video è possibile approfondire la denuncia contro le risposte puramente propagandistiche della politica e l'effettivo abbandono delle carceri da parte delle istituzioni.

martedì 16 giugno 2026

Oltre lo Stato penale: i compagni di Radicali Italiani presentano "La Repubblica della Paura" alla Camera

Domani, mercoledì 17 giugno alle ore 16, una delegazione di compagni radicali lancerà la nuova campagna nazionale contro la retorica securitaria e il libro-dossier che smantella lo stato d'emergenza permanente. In Italia, il tema della sicurezza viene sistematicamente utilizzato come una clava politica e comunicativa, alimentando una narrazione emergenziale del tutto slegata dai dati reali.

Di fronte a una politica che cerca il consenso facile moltiplicando reati, pene e "nemici", la Galassia Radicale risponde con la forza dei dati, dei diritti e delle proposte concrete. Domani, mercoledì 17 giugno alle ore 16, presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati (in via della Missione 4), si terrà la conferenza stampa di presentazione della campagna nazionale “La Repubblica della Paura” e del libro-dossier omonimo ("La Repubblica della paura. Come l'emergenza diventa sistema - analisi e proposte Radicali"), edito da Reality Book.

Al tavolo dei relatori e tra i curatori del progetto figurano storici militanti, professionisti dell'avvocatura e nuove generazioni del mondo radicale, uniti nella difesa dello Stato di diritto e della Costituzione:

  • Filippo Blengino (Segretario di Radicali Italiani), da mesi in prima linea con coraggiose azioni di disobbedienza civile sul fronte dell'antiproibizionismo per scardinare i provvedimenti liberticidi dell'attuale governo;

  • Roberto Giachetti (Deputato), compagno che porta la voce e l'intransigenza radicale all'interno delle istituzioni parlamentari;

  • Bianca Piscolla (Direzione di Radicali Italiani), co-curatrice del volume e instancabile animatrice del dibattito sui diritti civili;

  • Avv. Marianna Caiazza (Avvocata penalista), che ha curato i contributi tecnici e legali capaci di smascherare l'inconsistenza giuridica delle norme-manifesto dei decreti sicurezza;

  • Paolo Vigevano (già Tesoriere del Partito Radicale e fondatore di Radio Radicale), memoria storica del movimento e baluardo della libertà di informazione e della trasparenza istituzionale;

  • Avv. Maria Brucale (Osservatorio Carceri dell'Unione Camere Penali Italiane), da sempre al fianco dei radicali nella denuncia dei trattamenti disumani che si consumano quotidianamente nelle nostre carceri sovraffollate.

Dalla denuncia all'azione: 8 proposte per le città

Il libro e la campagna non si limitano a criticare il modello securitario che promette protezione ma produce solo fragilità, l'obiettivo è ribaltare completamente lo sguardo. È stato infatti elaborato un pacchetto di otto proposte concrete che i singoli Comuni possono adottare nell'immediato per costruire una sicurezza reale, che passi dalla tutela della dignità umana e dal Welfare di prossimità:

  1. Movida - Gestione degli spazi urbani senza approcci puramente punitivi.

  2. Droghe - Regolamentazione, riduzione del danno e contrasto al monopolio delle narcomafie.

  3. Illuminazione pubblica - Interventi strutturali come vero presidio di sicurezza e vivibilità.

  4. Immigrazione - Superamento dei CPR (Centri di Permanenza per il Rimpatrio) e politiche di inclusione reale.

  5. “Baby gang” - Prevenzione del disagio giovanile e investimenti educativi.

  6. Polizia di prossimità - Un nuovo modello di contatto e fiducia tra cittadini e forze dell'ordine.

  7. Sex Work - Decriminalizzazione e tutela dei diritti dei lavoratori e delle lavoratricesessuali.

  8. Servizi sociali - Rafforzamento del Welfare per combattere l'emarginazione alla radice.

La conferenza di domani darà anche il via a un tour nazionale di mobilitazioni e nuove disobbedienze civili, pensate per smascherare la demagogia penale e rimettere al centro il cittadino contro l'arbitrio dello Stato-padrone. Una società davvero sicura non nasce dalla paura e dalla repressione, ma dalla libertà, dalla responsabilità e dal rispetto dei diritti di ciascuno.

Oltre l'arroganza morale: perché patenti e cartelli non bastano a battere il fascismo

L’ultima trovata della fiera dell’editoria “Più libri più liberi” è la richiesta di un’autodichiarazione di antifascismo per poter partecipare: un bando, una firma sul registro dei "buoni" che, nelle intenzioni degli organizzatori, dovrebbe preservare la purezza dell'evento. Chiaramente, senza girarci intorno: questa non è censura, è qualcosa di più triste, è il tentativo, decisamente patetico, di sconfiggere le idee combattendo i semplici simboli.

Come ha giustamente sottolineato il compagno Hallissey, non basta appendere all’ingresso un cartello con un fascio littorio barrato e la scritta «io non posso entrare» per tenere quella roba nera fuori dalle nostre vite e dalla nostra società. La realtà è molto più complessa, e la vernice sui cartelli non fa da scudo politico.

L'illusione delle barricate e la realtà dei fatti

Questo feticismo dei simboli e delle "linee rosse" sulla carta ricorda molto da vicino quanto accaduto alla Camera dei Deputati, quando le opposizioni si sono barricate nella sala stampa per impedire l’ingresso ai fascisti di Casa Pound. In quell'occasione si gridò allo scandalo, litigando con l’organizzatore di quell'evento sulla "remigrazione", Domenico Furgiuele. Guardiamo in faccia la realtà:

  • Furgiuele in Parlamento ci siede già,

  • oggi è al fianco di personaggi come Vannacci,

  • proprio l'altro giorno ha animato una convention al grido di «camerati».

Mentre la sinistra progressista si impegna in una sdegnata e coreografica levata di scudi in difesa delle istituzioni, i fatti ci dicono che, forse, in quelle stesse istituzioni c’è già più di qualche "infiltrazione" strutturale. Bloccare la porta della sala stampa mentre l'onda nera è già seduta sugli scranni legislativi è l'emblema del fallimento di una certa area politica.

Il riflesso pavloviano che alimenta la nostalgia

La verità dietro scelte come quella di "Più libri più liberi" è la volontà di prevenire le polemiche che puntualmente, ogni anno, accompagnano il mondo della cultura. La dinamica è un copione già scritto: compare qualche nostalgico, scatta il riflesso pavloviano della sinistra che, a colpi di Bella Ciao, trasforma quel nostalgico nel protagonista assoluto della manifestazione. Il risultato? Settimane di indignazione, dichiarazioni fotocopia, talk show riempiti sul nulla e prese di distanza rituali. Risultato pratico? Nessuno, anzi, si finisce per fare da cassa di risonanza proprio a chi si vorrebbe oscurare.

La forza delle idee contro il moralismo di facciata

Noi del Movimento Radicale - Movimento d'Azione non ci stiamo. Sappiamo che la liberaldemocrazia non si difende con la burocrazia dei sentimenti o con i test di purezza ideologica all'ingresso delle fiere.

Per battere questa roba serve la forza di idee immortali come la libertà e la nonviolenza, ma serve anche il coraggio e soprattutto l’impegno quotidiano di lavorare per costruire un’alternativa reale e tangibile.

Quel coraggio, purtroppo, fa fatica ad albergare in chi è abituato a sguazzare nella propria arroganza morale, convinto che basti definirsi "migliori" per avere ragione. Il fascismo e le derive reazionarie si sconfiggono smontando la loro retorica con proposte migliori, con la militanza, con la cultura vissuta e non esibita come un badge all'ingresso.

Diritti umani, democrazia e sfide globali: l’intervento di Antonio Stango al 6° Congresso Internazionale di Rzeszów

 

L’11 giugno 2026 si è aperta, presso l’Università di Rzeszów (Polonia), la sessione plenaria del 6th International Congress of Human Rights, un appuntamento cruciale che quest'anno mette al centro del dibattito un tema drammaticamente urgente: "Human Rights, Democracy, and Global Political Challenges in a Changing World" (Diritti Umani, Democrazia e Sfide Politiche Globali in un Mondo in Transizione). A rappresentare la storica visione del mondo radicale, transnazionale e transpartitica, è intervenuto il compagno Antonio Stango, politologo, presidente della FIDU (Federazione Italiana Diritti Umani) e figura di riferimento da oltre quarant'anni nelle battaglie per la giustizia internazionale e contro l'oppressione di regime.

La testimonianza in prima linea e il collasso del diritto internazionale

Nel quadro di un congresso internazionale che si svolge a pochi chilometri dal confine ucraino, in una Polonia che vive in prima linea le tensioni geopolitiche e umanitarie dell'Europa orientale, la voce di Antonio Stango ha risuonato formidabile e priva di infingimenti diplomatici. Stango ha tracciato un'analisi lucida sulla crisi d'efficacia che sta colpendo le istituzioni nate nel secondo dopoguerra. Di fronte all'avanzata di populismi autoritari, autocrazie e regimi dittatoriali che calpestano sistematicamente lo Stato di diritto, la risposta degli organismi sovranazionali è spesso paralizzata dai veti incrociati o da un approccio eccessivamente burocratico.

Non può esserci vera pace senza giustizia, e non può esserci giustizia se i meccanismi di tutela dei diritti umani restano subordinati alla ragion di Stato o alle convenienze geopolitiche.

Questo è il cuore del messaggio radicale che Stango ha riaffermato davanti a una platea di accademici, giuristi e attivisti provenienti da tutto il mondo: il diritto alla libertà e la dignità umana sono intrinseci e superiori alla sovranità degli Stati.

Dal monitoraggio sul campo alle grandi sfide contemporanee

Forte di una lunghissima esperienza che lo ha visto coordinare progetti in Asia centrale, guidare il Congresso Mondiale contro la Pena di Morte e monitorare aree di crisi in Africa e America Latina, Stango ha saputo legare la dottrina accademica alle brutali realtà del terreno. L'intervento ha toccato i nodi nevralgici dell'agenda politica globale:

  • La difesa delle istituzioni democratiche, minacciate non solo dall'esterno, ma anche dall'erosione interna dei pesi e contrappesi costituzionali.

  • La tratta degli esseri umani, definita una vera e propria minaccia globale e un crimine contro l'umanità dinanzi al quale l'Occidente non può chiudere gli occhi.

  • L'efficacia della giustizia internazionale, la necessità di riformare i forum come le Nazioni Unite o l'OSCE affinché i monitoraggi e le sanzioni contro i dittatori si traducano in azioni concrete e vincolanti.

Per noi del Movimento Radicale - Movimento d'Azione le parole del compagno Stango a Rzeszów non sono solo una testimonianza scientifica e politica, ma un preciso mandato d'azione. La nostra identità si fonda sulla convinzione che il rispetto dei diritti umani non sia un "principio negoziabile" o un lusso per i tempi di pace, ma la precondizione stessa per la sopravvivenza delle liberaldemocrazie.

Continueremo a sostenere le iniziative transnazionali, a fianco dei popoli oppressi e a difesa dei dissidenti che in ogni angolo del globo rischiano la vita per la libertà d'espressione. Ringraziamo Antonio Stango per aver portato, ancora una volta, la bandiera del diritto e dell'antidogmatismo radicale nel cuore dell'Europa. Per approfondire i temi del dibattito e osservare l'apertura dei lavori del Congresso, è possibile visualizzare la sintesi dell'evento tramite il video del 6th International Congress of Human Rights all'Università di Rzeszów, che illustra il contesto accademico e i panel di discussione in cui si è inserito il contributo del compagno Stango.

lunedì 15 giugno 2026

"Radicalissimamente": il «metodo» che ha cambiato l’Italia racchiuso in un dizionario

Come hanno fatto i Radicali a costruire riforme e diritto in Italia e nel mondo? Il metodo Radicale è la chiave. In 971 lemmi, il nuovo dizionario del nostro compagno Igor Boni propone sfide per il presente ed il futuro.

Dietro ogni grande conquista civile, dietro ogni legge di riforma che ha modernizzato il tessuto sociale e giuridico italiano e non solo italiano, c’è una firma inconfondibile: quella delle iniziative radicali. Come è stato possibile, per una forza spesso numericamente minoritaria nelle aule parlamentari, determinare scostamenti così macroscopici e storici nell'asse del diritto? La risposta non risiede nel caso, né nelle contingenze della politica politicante, bensì in una vera e propria architettura della prassi politica: il metodo radicale. Questo approccio, fatto di rigore scientifico, digiuni, disobbedienze civili, tavoli referendari e una formidabile capacità di analisi e di visione, rappresenta la chiave di volta di decenni di battaglie storiche.

Oggi questo immenso patrimonio non è più solo una memoria sparsa tra archivi e cronache, ma si fa testo vivo. Il compagno di Europa Radicale Igor Boni ha compiuto un lavoro monumentale dando vita a “RADICALISSIMAMENTE - Dizionario di un metodo”, edito da Lindau e impreziosito dalla prefazione di Matteo Marchesini.

Attraverso 971 lemmi accuratamente selezionati e sviscerati, il libro non si limita a svelare i retroscena di una storia unica, ma rilancia con forza le sfide per l'avvenire. Ogni lemma è un tassello di un mosaico che serve a decodificare il presente e a fornire alla nostra intera Galassia Radicale gli strumenti ideali e pratici per l'azione di domani. Per discutere del volume, approfondire i temi del metodo e ritrovarsi attorno alle prospettive dell'iniziativa radicale, invitiamo tutti alla presentazione ufficiale del libro che si terrà a Torino.

I dettagli dell'incontro

  • Quando: Martedì 30 giugno, ore 18:00

  • Dove: Torino, Associazione Camis De Fonseca (via Pietro Micca 15)

  • Interventi: Sarà presente l’autore Igor Boni. Parteciperanno al dibattito i compagni:

    • Sergio Rovasio

    • Gianni Vernetti

    • Giulio Manfredi

    • Silvja Manzi

  • Nota speciale: L’incontro si aprirà eccezionalmente con la proiezione del docufilm “ODESSA E RITORNO”.

La proiezione iniziale del docufilm e il successivo dibattito con l'autore e gli ospiti offriranno uno spaccato formidabile di come le iniziative transnazionali e la concretezza del diritto si fondano nell'azione radicale.