
L’11 giugno 2026 si è aperta, presso l’Università di Rzeszów (Polonia), la sessione plenaria del 6th International Congress of Human Rights, un appuntamento cruciale che quest'anno mette al centro del dibattito un tema drammaticamente urgente: "Human Rights, Democracy, and Global Political Challenges in a Changing World" (Diritti Umani, Democrazia e Sfide Politiche Globali in un Mondo in Transizione). A rappresentare la storica visione del mondo radicale, transnazionale e transpartitica, è intervenuto il compagno Antonio Stango, politologo, presidente della FIDU (Federazione Italiana Diritti Umani) e figura di riferimento da oltre quarant'anni nelle battaglie per la giustizia internazionale e contro l'oppressione di regime.
La testimonianza in prima linea e il collasso del diritto internazionale
Nel quadro di un congresso internazionale che si svolge a pochi chilometri dal confine ucraino, in una Polonia che vive in prima linea le tensioni geopolitiche e umanitarie dell'Europa orientale, la voce di Antonio Stango ha risuonato formidabile e priva di infingimenti diplomatici. Stango ha tracciato un'analisi lucida sulla crisi d'efficacia che sta colpendo le istituzioni nate nel secondo dopoguerra. Di fronte all'avanzata di populismi autoritari, autocrazie e regimi dittatoriali che calpestano sistematicamente lo Stato di diritto, la risposta degli organismi sovranazionali è spesso paralizzata dai veti incrociati o da un approccio eccessivamente burocratico.
Non può esserci vera pace senza giustizia, e non può esserci giustizia se i meccanismi di tutela dei diritti umani restano subordinati alla ragion di Stato o alle convenienze geopolitiche.
Questo è il cuore del messaggio radicale che Stango ha riaffermato davanti a una platea di accademici, giuristi e attivisti provenienti da tutto il mondo: il diritto alla libertà e la dignità umana sono intrinseci e superiori alla sovranità degli Stati.
Dal monitoraggio sul campo alle grandi sfide contemporanee
Forte di una lunghissima esperienza che lo ha visto coordinare progetti in Asia centrale, guidare il Congresso Mondiale contro la Pena di Morte e monitorare aree di crisi in Africa e America Latina, Stango ha saputo legare la dottrina accademica alle brutali realtà del terreno. L'intervento ha toccato i nodi nevralgici dell'agenda politica globale:
La difesa delle istituzioni democratiche, minacciate non solo dall'esterno, ma anche dall'erosione interna dei pesi e contrappesi costituzionali.
La tratta degli esseri umani, definita una vera e propria minaccia globale e un crimine contro l'umanità dinanzi al quale l'Occidente non può chiudere gli occhi.
L'efficacia della giustizia internazionale, la necessità di riformare i forum come le Nazioni Unite o l'OSCE affinché i monitoraggi e le sanzioni contro i dittatori si traducano in azioni concrete e vincolanti.
Per noi del Movimento Radicale - Movimento d'Azione le parole del compagno Stango a Rzeszów non sono solo una testimonianza scientifica e politica, ma un preciso mandato d'azione. La nostra identità si fonda sulla convinzione che il rispetto dei diritti umani non sia un "principio negoziabile" o un lusso per i tempi di pace, ma la precondizione stessa per la sopravvivenza delle liberaldemocrazie.
Continueremo a sostenere le iniziative transnazionali, a fianco dei popoli oppressi e a difesa dei dissidenti che in ogni angolo del globo rischiano la vita per la libertà d'espressione. Ringraziamo Antonio Stango per aver portato, ancora una volta, la bandiera del diritto e dell'antidogmatismo radicale nel cuore dell'Europa. Per approfondire i temi del dibattito e osservare l'apertura dei lavori del Congresso, è possibile visualizzare la sintesi dell'evento tramite il video del 6th International Congress of Human Rights all'Università di Rzeszów, che illustra il contesto accademico e i panel di discussione in cui si è inserito il contributo del compagno Stango.
Nessun commento:
Posta un commento