martedì 2 giugno 2026

L’antiproibizionismo del corpo: da Cicciolina a Valentina Nappi, la proposta radicale contro lo Stato Etico

Esiste un filo rosso che unisce le storiche proposte radicali: il principio fondamentale per cui il corpo appartiene alla persona e non allo Stato. La morale privata di chi governa non può e non deve mai tradursi in legge, sanzione o gabella fiscale.

Oggi questa storica impronta antiproibizionista si esprime nella campagna nazionale "Stop Tassa Etica", la proposta di legge di iniziativa popolare promossa per raccogliere le 50.000 firme necessarie all'abrogazione del balzello sul porno. Al fianco dei militanti, la pornoattrice e attivista Valentina Nappi e le content creator Luiza Munteanu e Brisen dimostrano come il moralismo e la sessofobia istituzionale abbiano solo cambiato d'abito, ma non sostanza.

Il 1987 e lo "scandalo" di Ilona Staller: il corpo come messaggio politico

Per comprendere la mobilitazione attuale sul lavoro nel porno in Italia, bisogna ricordare da dove veniamo. Quando nel 1987 Marco Pannella candidò nelle liste del Partito Radicale Ilona Staller, in arte Cicciolina, l'opinione pubblica gridò allo scandalo. Quella non era una provocazione goliardica o una trovata pubblicitaria: era un'azione politica dirompente. Portare una pornostar alla Camera dei Deputati significava:

  • sfidare il monopolio clericale sui costumi dell'Italia degli anni Ottanta;

  • rivendicare i diritti civili dei lavoratori dello spettacolo porno, fino ad allora confinati nell'ombra della marginalità sociale;

  • svelare l'ipocrisia dei partiti tradizionali, pronti a consumare la sessualità nel privato e a censurarla in pubblico.

Quella stagione dimostrò che la liberazione dei corpi era strettamente legata alle lotte sul divorzio, sull'aborto e sull'autodeterminazione individuale.

I numeri dell'ipocrisia: cos'è la "Tassa Etica" sul porno

Se negli anni Ottanta lo Stato usava la censura penale, oggi usa lo strumento più subdolo di tutti: il fisco. La cosiddetta "Tassa Etica" è stata introdotta dall'art. 1, comma 466, della Legge Finanziaria 2006 (governo Berlusconi) e prevede un'addizionale del 25% su IRPEF e IRES per i redditi derivanti dalla produzione e distribuzione di materiale pornografico.

Il quadro è peggiorato di recente: l'Agenzia delle Entrate ha esteso l'applicazione del balzello anche ai "creator" digitali indipendenti (come chi lavora su piattaforme stile OnlyFans), stabilendo che la sovrattassa del 25% si applica persino a chi si trova nel regime forfettario.

ImpattoDati e conseguenze reali

Chi colpisce davvero

Non le grandi multinazionali estere, ma i piccoli creator italiani indipendenti che gestiscono la propria attività autonomamente.

Il mito dei super-guadagni

Smentito dai dati della Creator Economy: oltre il 90% dei creator digitali autonomi guadagna mediamente meno di 400€ al mese. L'addizionale ne distrugge la sostenibilità economica.

L'effetto sul mercato

Non diminuisce i consumi di pornografia (l'Italia è stabilmente ai vertici mondiali), ma spinge i professionisti italiani a delocalizzare la produzione all'estero, provocando un danno erariale.

La mobilitazione guidata dai compagni radicali si sta sviluppando attraverso azioni dirette e momenti di forte scontro politico su tutto il territorio nazionale:

Il lancio al Senato (27 gennaio)

La campagna è partita ufficialmente a Roma, nella sala dell'Istituto Santa Maria in Aquiro del Senato, con una conferenza stampa in cui Valentina Nappi e Luiza Munteanu hanno illustrato i profili di incostituzionalità della norma insieme ai rappresentanti dei Radicali.

Lo scontro all'MP Festival di Parma (7 febbraio)

Il dibattito si è spostato sul territorio. Il Presidente di Radicali Italiani Matteo Hallissey e Valentina Nappi hanno affrontato a viso aperto l'ex senatore Simone Pillon (il quale ha proposto provocatoriamente di aumentare la tassa), ribadendo l'irragionevolezza intrinseca di un fisco moralizzatore.

Il presidio al MIMIT (28 aprile)

Un flash mob davanti al Ministero del Made in Italy a Roma – a cui ha partecipato anche la deputata Giulia Pastorella – ha denunciato come la tassa danneggi una filiera digitale legale interamente italiana, regalandone i profitti alle piattaforme straniere.

Gli ultimi eventi a Torino

La mobilitazione ha fatto tappa sotto la Mole con una serie di affollatissimi tavoli di raccolta firme nelle piazze del centro città. I militanti radicali, affiancati da Valentina Nappi, hanno riscontrato una risposta straordinaria da parte della cittadinanza torinese, trasformando i banchetti di strada in veri e propri presidi di dibattito aperti sulla laicità dello Stato e sui diritti dei lavoratori digitali.

Perché è una lotta per lo Stato Laico

Eliminare la tassa etica non è una difesa corporativa del porno, ma una trincea a difesa della Costituzione. Se si accetta il principio per cui lo Stato può sovratassare un'attività legale solo perché la ritiene "immorale", domani lo stesso meccanismo punitivo potrebbe colpire il pugilato, il body building, i libri scomodi o il cinema d'autore non allineato. La Costituzione parla chiaro: i cittadini contribuiscono al fisco in base alla loro capacità contributiva (Art. 53), non in base al giudizio etico che la politica esprime sul loro lavoro. Cancellare questo abominio giuridico significa lottare per la piena laicità delle istituzioni e per il riconoscimento dei diritti e dei doveri di chiunque operi nel settore del porno.

Come sostenere la campagna

Non permettere che lo Stato decida la morale attraverso il tuo portafoglio. Sottoscrivere la proposta di legge di iniziativa popolare è immediato e sicuro, sia dal vivo che online.

Se non puoi raggiungere i tavoli fisici nelle piazze, abbiamo attivato uno strumento di mobilitazione permanente. Nella pagina iniziale del sito del Movimento Radicale - Movimento d'Azione - all'interno dello spazio che abbiamo battezzato "Presidio digitale d'azione" - troverai la scritta "Stop Tassa Etica". Cliccandoci sopra si va al link ufficiale per firmare digitalmente la proposta di legge tramite SPID o CIE sulla piattaforma pubblica del Ministero della Giustizia. Fai sentire la tua voce. Cancella il moralismo dal fisco e difendi lo Stato laico!

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