martedì 2 giugno 2026

I 2 giugno dei radicali tra antimilitarismo, controparate in mutande e la Repubblica del Diritto

 

Per chi si riconosce nella storia del radicalismo pannelliano, il 2 giugno non è mai stato un rito stanco da celebrare passivamente, né un feticcio nazionalista da applaudire lungo Via dei Fori Imperiali. Mentre le istituzioni celebrano la Repubblica attraverso sfoggio di muscoli, divise e sfilate di mezzi bellici, la memoria radicale ci impone di ricordare che la nascita della Repubblica nel 1946 fu un atto civile e popolare - la prima grande vittoria dell'iniziativa referendaria in Italia - e non un trionfo militare. Il rapporto tra Marco Pannella, i radicali e la Festa della Repubblica è sempre stato governato da una stella polare imprescindibile: l'antimilitarismo transnazionale e nonviolento.

"Contro ogni bomba, ogni esercito": l'antimilitarismo radicale

L'impegno radicale contro la militarizzazione dello Stato affonda le radici in una visione totale della nonviolenza. Come scriveva lo stesso Marco Pannella:

"Sono contro ogni bomba, ogni esercito, ogni fucile, ogni ragione di rafforzamento dello Stato, di qualsiasi tipo."

Questa attitudine si è tradotta storicamente nella storica proposta per il riconoscimento dell'obiezione di coscienza al servizio militare obbligatorio, condotta fianco a fianco con la LOC (Lega Obiettori di Coscienza) e figure come Paolo Pietrosanti e Ivan Novelli. Erano gli anni in cui rifiutare la divisa significava finire dritti nelle carceri militari, come accadde tra gli altri al segretario radicale Roberto Cicciomessere nei primi anni Settanta. Per decenni, i radicali hanno lottato per smilitarizzare i corpi di polizia e ridurre le spese belliche, denunciando lo spreco di risorse pubbliche.

Le contromanifestazioni del 2 giugno: l'ironia contro il militarismo

Proprio per questa matrice antimilitarista, la sfilata militare del 2 giugno è sempre stata l'obiettivo di contestazioni radicali uniche nel loro genere, capaci di unire la disobbedienza civile alla satira più sferzante. I radicali non si limitavano alla protesta ideologica; smontavano la retorica marziale con l'arma della provocazione creativa. La cronaca storica ci consegna episodi straordinari di queste contromanifestazioni:

  • I primi striscioni e i blocchi (1970) - Già in occasione del 25° anniversario della Repubblica, la polizia fermava nei pressi dei Fori Imperiali i militanti radicali che tentavano di disturbare la parata srotolando striscioni antimilitaristi.

  • Le contro-parate in mutande e pentole (anni '70 e '80) - Due giorni prima della parata ufficiale, gli attivisti antimilitaristi organizzavano regolarmente una "contro-parata" dissacrante. I militanti sfilavano in mutande, con pentole in testa a mo' di elmetto e spingendo passeggini per bambini usati come ironici simulacri di carri armati.

  • L'esercito dei burocrati (1983) - In risposta alla sfilata ufficiale, i radicali organizzarono una parata alternativa satirica per denunciare l'ipertrofia burocratica dello Stato, annunciando la marcia di inesistenti "battaglioni di autisti del Ministero della Difesa" e "reparti dattilografe della Marina".

  • La minaccia della pioggia artificiale (1986) - Sfruttando notizie scientifiche dell'epoca sui sistemi di inseminazione delle nuvole in Israele, i radicali diffusero un comunicato stampa ufficiale in cui annunciavano che avrebbero usato quella tecnologia per far piovere sulla parata militare del 2 giugno. La provocazione fu così credibile da conquistare le prime pagine dei quotidiani nazionali.

  • La sfilata degli obiettori (1987) - I radicali arrivarono a prenotare ufficialmente Via dei Fori Imperiali per il giorno successivo alla festa per portarvi a sfilare gli obiettori di coscienza, mostrando al Paese un'alternativa civile e non armata di servizio alla patria.

Il nostro 2 giugno: la repubblica dei cittadini, non delle divise

Oggi, come Movimento Radicale - Movimento d'Azione, raccogliamo questa eredità. Celebrare la Repubblica per noi significa chiedere pieni diritti civili, una giustizia giusta che non torturi i detenuti nelle carceri, il diritto alla conoscenza e il superamento dei nazionalismi in nome degli Stati Uniti d'Europa.

La parata militare del 2 giugno resta un'esibizione muscolare anacronistica. Finché la Festa della Repubblica sarà la festa delle forze armate e non dei cittadini, la nostra risposta sarà sempre quella radicale di sempre: nonviolenta, antimilitarista e ostinatamente fedele allo Stato di diritto.

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