mercoledì 27 maggio 2026

Se sessant’anni vi sembrano pochi: la carovana di Nessuno tocchi Caino sbarca in Calabria per Domenico Papalia

Venerdì 29 maggio 2026, in Calabria si accenderanno i riflettori su una vicenda che interroga profondamente la coscienza democratica del nostro Paese e lo stato della nostra giustizia: la storia di Domenico Papalia. Con lo slogan provocatorio, ma drammaticamente reale, "Se sessant’anni vi sembrano pochi", l’associazione Nessuno tocchi Caino promuove una doppia iniziativa che vedrà la partecipazione di esponenti radicali, giornalisti, avvocati e rappresentanti delle istituzioni locali. La giornata si articolerà in due momenti fondamentali di dibattito e testimonianza sul territorio reggino, per ribadire che la pena non può trasformarsi in un trattamento disumano e degradante e che il fine ultimo della sanzione penale deve rimanere, come vuole la Costituzione, la rieducazione e il ritorno alla vita.

Il Programma della Giornata

Prima Tappa: Reggio Calabria - Ore 11:30

Il primo incontro si terrà presso l’ASD Circolo Tennis “Rocco Polimeni” (Parco Pentimele).

  • Saluti istituzionali: Ezio Privitera (Presidente del Circolo Tennis “Rocco Polimeni”).

  • Interventi:

    • Mimmo Gangemi (Scrittore)

    • Luigi Longo (Giornalista)

    • Francesco Siclari (Presidente della Camera Penale di Reggio Calabria)

    • Rita Bernardini (Presidente di Nessuno tocchi Caino)

    • Elisabetta Zamparutti (Tesoriera di Nessuno tocchi Caino)

  • Coordinamento: Sergio D’Elia (Segretario di Nessuno tocchi Caino).

Seconda Tappa: Platì - Ore 17:30

Nel pomeriggio la delegazione si sposterà nel cuore della Locride, presso la Sala del Consiglio Comunale di Platì, per un confronto ravvicinato con la comunità locale.

  • Saluti istituzionali: Giovanni Sarica (Sindaco di Platì).

  • Interventi:

    • Ilario Ammendolia (Giornalista)

    • Francesco Kostner (Giornalista)

    • Rita Bernardini (Presidente di Nessuno tocchi Caino)

    • Elisabetta Zamparutti (Tesoriera di Nessuno tocchi Caino)

  • Coordinamento: Sergio D’Elia (Segretario di Nessuno tocchi Caino).

Cosa significano sessant'anni di pena? Significano una vita intera vissuta nell'ombra di un fine pena mai, effettivo o simbolico, che cancella il futuro e trasforma il tempo in un'esecuzione senza fine.

Come radicali, con Nessuno tocchi Caino, denunciamo l’irragionevolezza di un sistema che troppo spesso preferisce la vendetta dello Stato alla legalità costituzionale. Portare il dibattito su Domenico Papalia a Reggio Calabria e a Platì significa squarciare il velo di indifferenza che circonda la realtà carceraria e i meccanismi dell'ostatività.

Non si tratta solo di difendere i diritti di un singolo, ma di difendere la tenuta dello Stato di Diritto e l'articolo 27 della nostra Costituzione. Spes contra spem, sempre.

Escludere è l'antitesi del Pride: la deriva liberticida del Roma Pride e il monito radicale

La decisione degli organizzatori del Roma Pride di negare la partecipazione con un proprio carro alle associazioni e alle realtà LGBT+ ebraiche, e nello specifico a Keshet Italia (l'unica associazione LGBTQIA+ ebraico-italiana), rappresenta un punto di non ritorno che non può lasciarci indifferenti. È una ferita profonda inferta non solo alla comunità arcobaleno, ma alla natura stessa delle battaglie per i diritti civili nel nostro Paese. A sollevare con forza la questione è Federica Valcauda, tesoriera di Europa Radicale, che in un duro e lucido post sui social ha fotografato l'assurdità di questa scelta, richiamando gli organizzatori ai loro doveri civici e morali:

"La scelta del Roma Pride di non far sfilare le organizzazioni Lgbt ebraiche viola i principi base della Costituzione a cui i Pride stessi si rifanno. Fossi negli organizzatori darei un’occhiata agli articoli 3, 18, 19 e 21."

Il tradimento dello spirito del Pride

Il Pride nasce storicamente come il momento dell'inclusione per eccellenza, come lo spazio in cui l'identità e la visibilità diventano uno strumento di liberazione contro ogni forma di discriminazione e ghetto. Vedere oggi la piazza di Roma che si chiude, che seleziona chi ha il "diritto" di manifestare e chi no in base alla propria identità culturale o religiosa, significa assistere al totale ribaltamento dei valori di Stonewall.

L'esclusione di Keshet Italia - colpevole unicamente di non aver superato un "test ideologico" e politico sulla propria identità e sulle complesse vicende geopolitiche mediorientali - dimostra come la lotta per i diritti sia diventata ideologica al punto da discriminare una minoranza all'interno della minoranza stessa. Quando accade questo, significa che si è smesso di fare politica dei diritti e si è iniziato a fare politica dell'esclusione.

Costituzione alla mano: i quattro articoli violati

Il richiamo di Federica Valcauda alla Carta Costituzionale è millimetrico e inchioda il Roma Pride alle proprie responsabilità. Escludere una realtà associativa come Keshet significa calpestare i pilastri della nostra democrazia:

  • Articolo 3 (Uguaglianza): Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Creare "cittadini di serie B" nel perimetro di una manifestazione pubblica è inaccettabile.

  • Articolo 18 (Libertà di associazione): I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale. Negare lo spazio a sigle associative legittime è un atto autoritario.

  • Articolo 19 (Libertà religiosa): Il diritto di professare liberamente la propria fede, in qualsiasi forma, individuale o associata, viene qui colpito nel momento in cui si discrimina l'identità ebraica dei manifestanti.

  • Articolo 21 (Libertà di manifestazione del pensiero): Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. Censurare una presenza o pretendere abiure politiche per poter sfilare significa censurare una voce.

Come Movimento Radicale - Movimento d'Azione, facciamo nostro il monito di Federica Valcauda ed esprimiamo la massima solidarietà ai compagni e alle compagne di Keshet Italia. Non esistono diritti a corrente alternata. Non esiste una "patente di legittimità" che gli organizzatori di un Pride possono rilasciare o ritirare a piacimento, specialmente quando si usano le tensioni geopolitiche internazionali come pretesto per sdoganare forme striscianti di intolleranza interna e antisemitismo mascherato da posizionamento politico.

Il Pride o è inclusivo, o semplicemente non è un Pride. Chiediamo un immediato ripensamento da parte del comitato organizzatore del Roma Pride: si torni al diritto, si torni alla Costituzione, si torni alla libertà per tutti, senza eccezioni.

martedì 26 maggio 2026

Roberto Cicciomessere: l’intelligenza libertaria e il rigore dell'azione radicale

Ricorre l’anniversario della morte di Roberto Cicciomessere, una delle figure più lucide, operose e ingiustamente silenziate della storia del radicalismo italiano. Ricordarlo oggi, sulle pagine web del Movimento Radicale - Movimento d'Azione, non è un semplice atto di memoria o di nostalgia. È, al contrario, un esercizio di militanza: significa riappropriarsi di un metodo di lotta politica basato sul binomio inscindibile tra l'ideale libertario e il rigore pragmatico dell'azione. Roberto non è stato solo un leader; è stato l'architetto di battaglie storiche che hanno cambiato il volto dei diritti civili in Italia, un compagno che ha saputo unire il coraggio della disobbedienza civile alla lungimiranza dell'innovazione tecnologica ed editoriale.

Il coraggio della disobbedienza: l'obiezione di coscienza

Nato a l'Aquila nel 1946, Cicciomessere incarna fin da giovanissimo lo spirito dell'azione radicale. Quando l'obiezione di coscienza al servizio militare era ancora un reato e un tabù sociale, Roberto sceglie la via del corpo come strumento di lotta. Viene arrestato due volte, sconta il carcere militare a Gaeta, trasforma il proprio processo in una tribuna politica contro l'autoritarismo dello Stato. Quella non fu una testimonianza passiva, ma un'azione politica travolgente che, insieme alla mobilitazione del Partito Radicale e della Lega Obiettori di Coscienza (LOC), costrinse il Parlamento ad approvare nel 1972 la Legge 772, che riconobbe per la prima volta il servizio civile sostitutivo.

Il motore dell'organizzazione e dell'informazione

Segretario del Partito Radicale nel 1970 e nel 1971, e poi di nuovo nel 1983 ed eletto più volte in Parlamento (sia a Montecitorio che a Strasburgo), Cicciomessere è stato il perno organizzativo di quella straordinaria macchina di iniziativa politica che agì durante quella fase della storia politica italiana che venne chiamata poi Prima Repubblica. Fu tra i promotori delle prime grandi stagioni referendarie - dal divorzio all'aborto, fino alla responsabilità civile dei magistrati - intuendo prima di altri che il referendum era lo strumento sovrano per restituire la parola ai cittadini contro la palude della partitocrazia.

La sua intuizione più profonda fu, forse, legata al diritto alla conoscenza. Roberto comprese che non può esserci democrazia senza un'informazione libera e documentata. Fu l'anima tecnica e politica che permise la nascita e lo sviluppo di Radio Radicale, l'istituzione che ha permesso che le istituzioni dello Stato fossero conosciute, registrando e trasmettendo i lavori parlamentari e i processi che nessun altro voleva raccontare.

L'eredità per i radicali

Per noi radicali, la figura di Roberto Cicciomessere indica una rotta ben precisa. Ci ricorda che l'essere "radicali" non è un'identità da esibire in un salotto, ma un metodo da applicare sulla strada, nei tribunali, tra la gente. Ci insegna che la libertà si difende creando istituzioni alternative, studiando i dossier, usando il diritto contro l'arbitrio del potere.

Lo ricordiamo con il dolore della sua assenza, ma oggi lo rivendichiamo nell'urgenza della nostra iniziativa. Le sue battaglie per la giustizia giusta, per i diritti individuali, per la trasparenza delle istituzioni e per un'Europa federale e democratica sono tutt'altro che vinte.

Roberto Cicciomessere non ha mai cercato i riflettori, ha sempre preferito la concretezza del risultato. Il modo migliore per onorarlo non sono le celebrazioni formali, ma la promessa di continuare l'azione. Con lo stesso rigore, con la stessa determinazione.