venerdì 29 maggio 2026

Il compagno Riccardo Magi di Più Europa contro la legge elettorale truffa del Governo che calpesta la democrazia

Il Governo ha sfornato una nuova versione della sua proposta di legge elettorale, ma la sostanza purtroppo non cambia: siamo di fronte a un vero e proprio inganno ai danni dei cittadini. Come Movimento Radicale - Movimento d'Azione, facciamo nostro e rilanciamo con forza l'allarme lanciato dai compagni di Più Europa e dal loro segretario Riccardo Magi.

Il nuovo testo non corregge i difetti profondi della prima bozza, che restano del tutto incostituzionali (cioè in aperto contrasto con i principi della nostra Costituzione). Esaminando i fatti e i dati reali di questa proposta, emerge chiaramente cosa accadrà se dovesse passare:

  • Zero stabilità - Nonostante le promesse della maggioranza, questo sistema non garantirà alcuna reale stabilità ai governi.

  • Cittadini privati della scelta - Ai cittadini verrà sottratto il potere effettivo di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento.

  • Maggioranze artificiali -Il meccanismo trasformerà una minoranza reale di voti nel Paese in una maggioranza schiacciante e artificiale di seggi nelle aule parlamentari.

Il trucco per aggirare il referendum popolare

L'operazione politica del Governo è evidente ed è bene chiamarla con il suo nome. La maggioranza sta tentando di introdurre di fatto il premierato (il sistema di elezione diretta del Presidente del Consiglio) modificando semplicemente le regole della legge elettorale, anziché seguire il percorso corretto della riforma della Costituzione.

Perché questa scorciatoia? La risposta è semplice: il Governo sa perfettamente che i cittadini boccerebbero il premierato se venissero chiamati a esprimersi direttamente con un referendum confermativo. Modificare la legge elettorale è l'espediente per ottenere lo stesso risultato aggirando il giudizio del popolo.

Al fianco di Riccardo Magi e di Più Europa

Di fronte a questo strappo istituzionale bisogna opporsi. I compagni di Più Europa, guidati dall'azione in prima linea di Riccardo Magi, stanno cercando di smascherare questo progetto.

Il Movimento Radicale - Movimento d'Azione è contrario a questa truffa. Serve un’opposizione netta e senza sconti, capace di farsi sentire sia dentro le istituzioni che in mezzo alle persone.

giovedì 28 maggio 2026

Il populismo penale e la vendetta di Stato: se l'informazione e la giustizia smarriscono la Costituzione

La deriva del sistema giustizia in Italia e il cortocircuito dell'informazione di massa hanno superato il livello di guardia. Il diritto penale rischia di trasformarsi, da baluardo liberale a tutela delle libertà individuali, in uno strumento di consenso politico e vendetta sociale.

A mettere a nudo questa realtà è una precisa denuncia del giornalista Damiano Aliprandi, il quale evidenzia come la narrazione mediatica prevalente alimenti costantemente il populismo penale. Quando i titoli dei giornali scatenano la gogna parlando con sdegno di "mostri scarcerati" davanti all'applicazione di legittime misure alternative, si deforma la percezione dell'opinione pubblica e si svilisce la funzione rieducativa della pena. È l'abdicazione della politica e di parte del mondo dell'informazione ai principi cardine dello Stato di diritto.

La patologia del giustizialismo e la gogna mediatica

L'analisi di Aliprandi tocca da vicino le battaglie storiche della cultura radicale e garantista, evidenziando una patologia sistemica che si articola su tre fronti:

  • La rimozione dell'Articolo 27 - La finalità rieducativa della pena, scolpita nella nostra Carta Costituzionale, viene costantemente presentata come un "favore ai criminali". Il trattamento penitenziario progressivo (affidamento ai servizi sociali, semilibertà, permessi premio) è invece lo strumento scientifico per abbattere la recidiva e garantire la sicurezza reale della società.

  • La violazione dei codici deontologici - Esiste uno strumento preciso, la "Carta di Milano" (il protocollo deontologico obbligatorio per i giornalisti approvato nel 2013), che impone l'uso di una terminologia corretta e il rispetto della dignità dei detenuti. Eppure, la disinformazione sistematica continua a preferire il sensazionalismo e il linciaggio mediatico.

  • La presunzione di innocenza calpestata - Il processo, anziché essere il luogo dell'accertamento della verità oltre ogni ragionevole dubbio, si trasforma in una condanna anticipata, celebrata sulle prime pagine dei giornali prima ancora che nelle aule di tribunale.

La prospettiva garantista: rimettere la persona al centro

Il garantismo non è l'istanza dell'impunità, ma l'esatto contrario: è la certezza che lo Stato, nell'esercitare il suo potere più coercitivo - la privazione della libertà personale - rispetti regole ferree a tutela di chiunque. Quando la giustizia rinuncia alle garanzie in nome dell'efficienza o dell'approvazione popolare, cessa di essere giustizia e diventa arbitrio.

La qualità della civiltà giuridica di un Paese si misura da come si garantiscono i diritti di chi è ristretto nelle sue carceri, non dal numero di manette esibite a favore di telecamera.

Per invertire la rotta e decostruire la spirale del populismo penale, sono necessari interventi strutturali e culturali immediati:

  • La separazione delle carriere - Una riforma per garantire un giudice davvero terzo ed equidistante, ponendo fine alla contiguità ordinamentale e culturale tra magistratura inquirente (PM) e giudicante.

  • Depenalizzazione e extrema ratio - Liberare i codici dall'ipertrofia legislativa prodotta dalle "leggi manifesto" e dalle emergenze del momento, restituendo al carcere la natura di risorsa estrema.

  • Il primato delle misure alternative - Valorizzare i percorsi di reinserimento esterno e abbattere il sovraffollamento cronico, trasformando gli istituti di pena da discariche sociali a luoghi di dignità e lavoro.

Una battaglia di civiltà

La difesa dello Stato di diritto non ammette distrazioni o compromessi geopolitici interni. Il populismo penale si nutre della paura e della semplificazione dei meccanismi giuridici. Compito delle forze autenticamente liberali, radicali e riformatrici è contrastare questa narrazione tossica, difendendo le prerogative dell'individuo contro l'onnipotenza punitiva dello Stato. Si tratta di una questione di cultura del diritto tesa a distinguere una democrazia liberale da uno Stato etico.

Contro il linciaggio di Erri De Luca

Lo scrittore Erri De Luca è finito al centro di una tempesta mediatica. La sua colpa? Aver rilasciato un’intervista al quotidiano Israel Hayom (poi ripresa in Italia da Il Foglio) nella quale ha rivendicato una visione non allineata sulla crisi in Medio Oriente, rifiutando l’applicazione della parola "genocidio" per i fatti della Striscia di Gaza e richiamando il significato storico del termine "sionismo".

La risposta del conformismo culturale nostrano non si è fatta attendere: insulti personali - liquidato da alcuni esponenti dei salotti letterari come un "vecchio maschio" - e il tentativo, ormai sistematico, di ridurlo al silenzio o all'ostracismo. Come Movimento Radicale - Movimento d'Azione, respingiamo con forza questo processo alle intenzioni e questo linciaggio verbale. La nostra cultura politica si fonda sulla tutela intransigente della libertà di espressione e sul rifiuto dei dogmi ideologici che calpestano il libero dibattito pubblico.

La forza delle verità nell'uso delle parole

La polemica si è surriscaldata attorno a nodi semantici precisi. De Luca ha chiarito la sua posizione con un intervento limpido sui suoi canali social, spiegando come il termine "sionismo" non coincida affatto con le politiche dell'attuale governo della destra israeliana, ma con il diritto basilare di un popolo a una patria nazionale e a una difesa esistenziale:

"Ritorno su una parola infelice. Oggi sionismo coincide con il governo della peggiore destra israeliana. Ho voluto recuperare il senso originale del termine. Sionista è chi riconosce lo Stato di Israele. Chi crede che la soluzione del conflitto consista in due Stati, uno palestinese e uno israeliano, è per me sionista. Chi sostiene l'eliminazione d'Israele dalla carta geografica è antisionista. Il dolore e l'oppressione del popolo palestinese saranno medicati solo dal risarcimento di un suo Stato libero."

Non concordiamo con lui sulla soluzione a due Stati, ma concordiamo in pieno con l'obiezione dello scrittore all'uso della parola "genocidio", che non è in alcun modo un tentativo di sminuire l'orrore in corso. De Luca stesso ha specificato in un appunto scritto a mano: "Non capisco in cosa le parole massacro, strage, siano per Gaza inferiori a genocidio. Forse perché suona più energico. Lo scempio resta".

La sua è una battaglia di precisione linguistica contro la tendenza a trasformare termini giuridici e storici complessi in slogan da usare come clave politiche per chiudere d'autorità la conversazione. Una posizione intellettuale che può essere discussa, ma che esige rispetto, non la gogna.

Quel legame profondo con Nessuno tocchi Caino

Per il mondo radicale, la figura di Erri De Luca rappresenta una storia condivisa di battaglie per i diritti umani, per la giustizia e contro la violenza. Già nel dicembre del 1995, Erri De Luca era tra le voci autorevoli che intervenivano a Roma al I Congresso Internazionale di "Nessuno tocchi Caino", l'associazione nata in seno al Partito Radicale per il superamento della pena di morte nel mondo. In quell'occasione, lo scrittore portò il proprio contributo a una visione che rifiuta la logica della pura eliminazione del colpevole e del nemico, sostenendo il primato della persona sopra ogni cieca logica di schieramento e di vendetta. Chi oggi vorrebbe applicare a De Luca una sorta di "pena di morte culturale" attraverso l'isolamento e l'insulto dimostra di non avere gli strumenti per comprendere un uomo che ha sempre praticato l'indipendenza di pensiero, la nonviolenza e la difesa della dignità umana in ogni contesto.

Difendere il diritto al dissenso

Difendere Erri De Luca oggi non significa necessariamente sposare ogni singola virgola delle sue dichiarazioni, ma difendere lo spazio democratico in cui quelle parole possono essere pronunciate e discusse senza che l'autore venga criminalizzato o bandito. Il Movimento Radicale rimarrà sempre un presidio contro i tribunali del popolo, siano essi digitali o cartacei. Di fronte al conformismo del branco che ulula lo slogan del giorno, noi stiamo, ancora una volta, dalla parte della parola libera.