domenica 28 giugno 2026

Il dovere del diritto e le sirene del populismo: la dignità di Moretti e il labirinto politico di Alemanno

Mauro Moretti è in carcere, dove sconterà una condanna definitiva a cinque anni per il disastro colposo della strage di Viareggio. Gianni Alemanno è appena uscito da Rebibbia, dopo aver espiato un anno e dieci mesi per traffico d’influenze illecite e finanziamento illecito. Ci sarebbe moltissimo da eccepire su entrambe le sentenze:

  • Moretti è stato condannato attraverso un vero e proprio paradosso giuridico, che rappresenta un precedentemente difficile da digerire per chiunque gestisca grandi infrastrutture. Pur avendo applicato alla lettera la complessa normativa tecnica e i regolamenti di sicurezza vigenti al momento dei fatti, i giudici gli hanno contestato che quella stessa normativa scritta andava disapplicata in nome di una superiore posizione di garanzia. Si tratta di una logica che rischia di scardinare il principio cardine della certezza del diritto, dove l'osservanza scrupolosa delle regole non mette al riparo dalle interpretazioni creative nelle aule di tribunale.
  • Alemanno, d'altro canto, è finito dietro le sbarre per una fattispecie di reato (il traffico d'influenze) talmente liquida e opinabile che il legislatore, con la riforma del 2024, ha dovuto riscrivere drasticamente per arginarne l’ipertrofia punitiva.

Lasciamo da parte queste "inezie" di diritto penale. I salotti e i giornali del giustizialismo nostrano possono brindare: Moretti e Alemanno sono l’esibizione in carne e ossa che la ghigliottina del populismo giudiziario colpisce anche i "potenti" e i politici. Eppure, a chi conserva un briciolo di onestà intellettuale, questa esecuzione mediatica lascia l'amaro in bocca. Non solo perché, persino nella Repubblica dell’Associazione Nazionale Magistrati e del giustizialismo alla Travaglio, il sogno feticista di "buttare le chiavi" si scontra con la realtà per cui i condannati, prima o poi, tornano liberi, ma soprattutto perché l’illustre carcerato e l’illustre ex-carcerato hanno impartito una lezione straordinaria di dignità istituzionale e responsabilità civica che i loro persecutori difficilmente comprenderanno.

Il manager Moretti, a 72 anni e dopo aver persino rinunciato alle prescrizioni nel corso dei lunghi gradi di giudizio, si è costituito spontaneamente al carcere di Orvieto: “Vado in carcere senza accampare scuse di salute, perché ho la schiena dritta e la testa alta. Accetto la decisione dei giudici. Rispetto lo Stato.”. Dal canto suo, Gianni Alemanno non ha passato i mesi a Rebibbia a piangersi addosso: ha studiato, ha scritto i suoi diari di cella e ha trasformato la sua detenzione in una durissima denuncia contro il degrado, il sovraffollamento e l'incostituzionalità del sistema penitenziario italiano.

“Qui ho conosciuto una realtà terribile che è una vergogna per la nostra Repubblica”, ha dovuto riconoscere all’uscita dal carcere. Proprio per questo, Alemanno ha dichiarato esplicitamente che, ora che è tornato in libertà, si occuperà in prima persona e attivamente delle condizioni dei carcerati, intendendo proseguire fuori dalle mura la sua battaglia a favore dei diritti e dell'umanizzazione della pena. Saranno stati potenti, saranno politici, saranno per questo antropologicamente colpevoli agli occhi della folla moralista, eppure Moretti e Alemanno dimostrano un senso dello Stato e un rifiuto del vittimismo che manca del tutto ai Torquemada in servizio permanente.

Il cortocircuito di Alemanno: tra Nessuno Tocchi Caino e la sponda a Vannacci

È qui che l’analisi da radicali e garantisti deve farsi stringente, per denunciare le profonde contraddizioni culturali della destra italiana. Alemanno è, storicamente, un iscritto a Nessuno Tocchi Caino, l’associazione radicale che fa dell'abolizione della pena di morte e del superamento dell'ergastolo ostativo e della pena degradante i propri pilastri: adesione che Marco Pannella stesso accolse in un'ottica di transpartiticità dei diritti umani. Proprio a Rebibbia, il luogo della detenzione di Alemanno, la galassia radicale ha radici profonde di lotta sul campo: basti pensare che il Partito Radicale ha storicamente scelto di celebrare i propri congressi fondativi e deliberativi proprio dentro le mura e le sale della casa circondariale romana, portando lo Stato di diritto, i ministri e il dibattito politico laddove la Costituzione viene quotidianamente calpestata.

Il dramma del carcere vissuto sulla propria pelle e l'impegno dichiarato di volersi occupare delle condizioni dei carcerati avrebbero dovuto riaccendere in Alemanno l'urgenza profonda di quelle tesi storiche, laiche ed evangeliche promosse dai Radicali. Tuttavia, l'ex sindaco di Roma si trova oggi in un cortocircuito politico clamoroso.

Proprio nei giorni caldi della sua scarcerazione, Alemanno ha scelto di fare asse e dialogare politicamente con il generale Roberto Vannacci. Parliamo dello stesso Vannacci che, appena una manciata di giorni prima di confrontarsi con lui, ha dichiarato testualmente di volere che «Caino marcisca in carcere»: canovaccio forcaiolo ripetuto dal generale persino con Alemanno al suo fianco, costretto a balbettare tesi opposte sull'umanizzazione delle pene mentre il suo nuovo alleato politico esaltava il populismo penale più bieco.

A mettere a nudo questa insostenibile incoerenza è intervenuto duramente, dalle colonne del quotidiano L'Unità, il segretario di Nessuno Tocchi Caino, Sergio D'Elia. Nel suo editoriale intitolato “Caro Alemanno, spiega a Vannacci cos'è il carcere: nel nome di Abele può diventare Caino”, D'Elia assegna all'ex sindaco appena scarcerato un compito preciso e improrogabile: spiegare a Vannacci che il carcere non è uno slogan elettorale, ma un luogo di privazione dei sensi, della salute e della vita stessa, dove regnano infezioni, degrado e l'abbrutimento comune di detenuti e "detenenti".

D'Elia ricorda ad Alemanno di raccontare al generale l'esperienza dei laboratori ideati proprio a Rebibbia e, soprattutto, la vera storia di Caino e Abele, legati indissolubilmente nel male e nel lutto, rammentando che persino su Caino il Signore pose un segno affinché nessuno lo toccasse. Come si può sostenere la causa dello Stato di diritto, l'abolizionismo di Nessuno Tocchi Caino e promettere pubblicamente di occuparsi delle condizioni dei carcerati, se poi si cerca l'abbraccio politico di chi incarna la sintesi perfetta del giustizialismo da bar e dell'invocazione a far marcire le persone dietro le sbarre?

Da radicali, difendiamo la dignità di Moretti di fronte alle storture del diritto giurisprudenziale e l'attenzione di Alemanno per l'inferno delle carceri italiane. Non è necessario ricordare ad Alemanno che il garantismo non è un vestito da indossare solo quando si varca la soglia di Rebibbia per poi essere riposto nell'armadio quando si cercano i voti della destra profonda e forcaiola.

Se Caino deve marcire in carcere, caro Alemanno, in quella cella rovente a soffrire l'afa c'eri anche tu. Convincerai Vanacci a stare dalla parte della civiltà del diritto o ti condurrà lui a stare dalla parte del populismo delle manette?

sabato 20 giugno 2026

Dalle pagine di GeoLib all’azione concreta: ecco il portale del radicalismo italiano e transnazionale

Cari lettori di GeoLib, da sempre questo spazio è un laboratorio di idee in cui analizziamo la geopolitica delle libertà, i diritti civili e la forza del metodo nonviolento, ma la teoria, per noi radicali, non è nulla senza l'azione. Ecco perché bisogna fare un passo in più. Si può fare attraverso l'hub operativo che unisce e dà forza a tutte le nostre battaglie: il sito internet ufficiale del Movimento Radicale - Movimento d'Azione, raggiungibile all'indirizzo movimentoradicale.onweb.it. Se questo blog rappresenta il nostro spazio di riflessione, la piattaforma principale del sito del Movimento è il portale del radicalismo politico italiano.

Perché una piattaforma comune?

Il radicalismo in Italia ha una storia gloriosa, ma spesso frammentata in mille rivoli. Per incidere sul serio nella società e nelle istituzioni serve un tessuto connettivo.

Il nostro Movimento si definisce nonviolento, transradicale e transpartitico. "Transpartitico" significa superare gli steccati ideologici per unire le persone attorno a obiettivi precisi. Il Movimento Radicale ed il suo sito movimentoradicale.onweb.it nascono proprio per questo: non l'ennesima sigla in competizione, ma servizio a disposizione di tutta la Galassia Radicale, per far convergere le energie di attivisti, cittadini e associazioni.

Globali e locali

Chi naviga su questo blog sa quanto sia fondamentale la dimensione transnazionale dei diritti. Nel portale principale questa visione si traduce in mobilitazione pratica. Il sito funge da aggregatore strategico, dove trovare informazioni e link diretti per firmare le più importanti petizioni del momento:

  • la geopolitica dei diritti - spazio alle grandi mobilitazioni globali e nonviolente, come la difesa della Corte Penale Internazionale (promossa da EUMANS e No Peace Without Justice), la marcia "Donna Vita Libertà" a fianco del popolo iraniano e l'appello storico per gli Stati Uniti d'Europa;

  • le libertà individuali - sostegno totale alle campagne nazionali e locali di frontiera, tra cui PMA per tutte e Aborto senza ricovero (Associazione Luca Coscioni), la proposta Stop Tassa Etica (Radicali Italiani) e le storiche battaglie di deregolamentazione contro i corporativismi.

Cronache di libertà e nonviolenza

Nel sito, la sezione editoriale "Cronache dalla Galassia Radicale" porta avanti lo stesso spirito di denuncia senza censure che coltiviamo qui su GeoLib. Troverete informazioni sulla drammatica situazione di illegalità strutturale delle carceri italiane, critiche contro le derive securitarie dei governi e focus sulla giustizia giusta. Mantenere alta l'attenzione sulla responsabilità dei magistrati e ricordare ferite storiche come il caso di Enzo Tortora è il nostro modo per non abbassare mai la guardia.

Il portale dimostra che la nonviolenza non è passività, ma azione organizzata. Con strumenti essenziali e una chiara visione d'insieme, la piattaforma si propone come punto di riferimento per chiunque voglia comprendere le radici e il futuro del radicalismo politico italiano e transnazionale.

Vi invitiamo a fare un salto sul sito, a esplorarlo e ad aggiungere movimentoradicale.onweb.it tra i vostri segnalibri. Attraverso il sito si può passare anche all'azione, usando i collegamenti del Presidio digitale d'Azione e sottoscrivendo così ogni relativa proposta, come atto di ecologia politica nonviolenta!

Oltre l'accordo con Keshet, la piazza si fa tribunale: le contestazioni a Pascale e Adinolfi confermano il monito radicale

A fine maggio era stata lanciata una riflessione cruciale che metteva a nudo le prime, preoccupanti crepe nella macchina organizzativa del Roma Pride. Quel monito limpido e rigoroso, volto a denunciare la deriva liberticida e il "test ideologico" applicato alla manifestazione, era stato espresso, tra gli altri, anche dalla compagna Federica Valcauda, tesoriera di Europa Radicale. Valcauda aveva ricordato con fermezza che trasformare l'evento nato da Stonewall in un luogo di ammissione ideologica, con il rischio di escludere la comunità ebraica di Keshet Italia, avrebbe distrutto l'essenza stessa dei diritti civili. Oggi, a corteo concluso, non possiamo che constatare quanto quel monito radicale fosse tragicamente profetico.

L'accordo formale con Keshet Italia e il nodo dell'intolleranza

Nelle settimane successive alle denunce, gli organizzatori del Roma Pride hanno infine siglato un accordo riparatorio con Keshet Italia per consentirne la partecipazione, provando a rimediare alle pesanti accuse di esclusione antisemita. Tuttavia, si è trattato di una pace formale, una toppa burocratica che non ha ripulito la piazza dal clima di ostilità seminato nei mesi precedenti. L'inclusione non si fa con le concessioni dell'ultimo minuto; quando si tollera che una manifestazione per i diritti diventi un luogo di veti e patenti di legittimità, le conseguenze esplodono inevitabilmente lungo il percorso.

La "strana coppia" in piazza: il caso Pascale-Adinolfi

La dimostrazione plastica di questo cortocircuito democratico si è avuta a pochi minuti dalla partenza del corteo da Piazza della Repubblica. Tra la folla si è materializzata una coppia del tutto inaspettata che ha immediatamente surriscaldato gli animi: Francesca Pascale, che ha da poco presentato il suo nuovo movimento Gay Conservatori & Liberali, e Mario Adinolfi, storico e accanito oppositore delle rivendicazioni della comunità LGBTQIA+. I due sono arrivati insieme, con Adinolfi che portava una bandiera israeliana sulle spalle.

La reazione di una parte dei manifestanti è stata violentissima sul piano verbale. La piazza si è trasformata in un tribunale a cielo aperto: Adinolfi è stato pesantemente contestato, sommerso dagli insulti e infine allontanato dal corteo. Nel mezzo delle tensioni, Pascale ha provato a difendere la loro presenza dichiarando che "l'ideologia divide, non unisce" e rivendicando il diritto di esserci, anche per aprire gli occhi a una destra ancora troppo retrograda.

Il dovere della fermezza radicale

Come Movimento Radicale - Movimento d'Azione, non possiamo che contrastare le idee reazionarie di Mario Adinolfi, né tantomeno intendiamo fare sconti alle contraddizioni del progetto politico di Francesca Pascale, la cui proposta di legge "Libertà" è già finita al centro delle critiche per aver escluso le tutele alle persone transgender. Tuttavia, il punto sollevato è squisitamente libertario e investe il significato stesso del Pride.

Se una piazza nata per includere finisce per tollerare aggressioni e l'allontanamento forzato di chi esprime il proprio dissenso o porta simboli ritenuti "scomodi" significa che lo spirito originario si è irrimediabilmente incrinato.  L'allontanamento di Adinolfi e le contestazioni che hanno travolto la delegazione dimostrano che il virus dell'esclusione denunciato da Federica Valcauda è una realtà spaventosa.

I diritti, per noi radicali, o sono universali e garantiti a tutti nel rispetto dell'Articolo 21 della Costituzione, o diventano il privilegio di una fazione. Contro ogni deriva illiberale e conformista, la risposta del Movimento Radicale rimarrà sempre la stessa: dialogo, libertà di espressione e nonviolenza.