martedì 9 giugno 2026

Responsabilità civile dei magistrati e giusto processo: la riforma Sciascia-Tortora arriva alla Camera


Il prossimo 17 giugno alle ore 10:30, la Camera dei Deputati (Palazzo Theodoli-Bianchelli, Piazza del Parlamento 19, Roma) ospiterà un incontro cruciale per il futuro della nostra giustizia: la presentazione del disegno di legge "Sciascia-Tortora – Per una Giustizia Giusta: i prossimi passi". È appuntamento che tocca da vicino il cuore pulsante delle storiche battaglie del mondo radicale, da sempre in prima linea contro le derive corporative della magistratura e a difesa dello Stato di Diritto.

I nomi di Leonardo Sciascia ed Enzo Tortora non sono solo simboli di dignità e sofferenza di fronte alle storture del sistema giudiziario, ma rappresentano l'essenza stessa dell'impegno politico radicale. Enzo Tortora, eletto nelle liste del Partito Radicale, trasformò il suo dramma personale in una battaglia collettiva per la libertà di tutti i cittadini, mentre Sciascia, dalle stesse fila, smascherò con lucidità i meccanismi di un potere giudiziario troppo spesso privo di controllo e responsabilità. Oggi, quel testimone viene raccolto da una convergenza trasversale che unisce diverse sensibilità politiche e associative, decise a portare a compimento quella riforma della responsabilità civile dei magistrati per cui i radicali raccolsero milioni di firme nel referendum del 1987 (poi tradito dalla legge Vassalli).

Il programma e i relatori dell'evento

L'evento vedrà la partecipazione di esponenti di primo piano del panorama politico e giuridico italiano, a dimostrazione di come il tema della "Giustizia Giusta" sia ormai un'emergenza non più rimandabile:

  • Istituzioni e Politica - Interverranno Mara Carfagna (Noi Moderati), Enrico Costa (Forza Italia), Benedetto Della Vedova (Più Europa), Roberto Giachetti (Italia Viva) e Debora Serracchiani (Partito Democratico).

  • Associazionismo e Avvocatura - Il dibattito sarà arricchito dai contributi di Simona Viola (Presidente Associazione Amici di Leonardo Sciascia), Francesca Scopelliti (Presidente Fondazione Internazionale per la Giustizia Enzo Tortora) e Francesco Petrelli (Presidente Unione Camere Penali Italiane).

L'iniziativa è organizzata in collaborazione con importanti realtà che presidiano il fronte dei diritti: l'Associazione Amici di Leonardo Sciascia, la Fondazione Internazionale per la Giustizia Enzo Tortora, Italia Stato di Diritto, La Società della Ragione e l'Unione delle Camere Penali Italiane.

Dal referendum tradito alla riforma strutturale

Come Movimento Radicale - Movimento d'Azione, ribadiamo che non può esserci vera democrazia liberale senza la separazione delle carriere e senza una reale responsabilità civile di chi giudica. Chi sbaglia sulla pelle dei cittadini, distruggendo vite, carriere e famiglie, deve rispondere dei propri errori così come avviene per qualsiasi altro professionista. Il progetto di legge Sciascia-Tortora rappresenta un passo in avanti fondamentale per scardinare il dogma dell'infallibilità della magistratura e per restituire ai cittadini la fiducia in un sistema giudiziario che deve essere terzo, equo e, soprattutto, giusto.

Informazioni utili per partecipare:

Per assistere all'evento è obbligatorio accreditarsi inviando una mail a: dellavedova_b@camera.it.

Nota di protocollo per l'accesso alla Camera: è richiesto l'obbligo di giacca per gli uomini.

L'ANSA e Marco Pannella: la storia radicale rivive tra memoria storica e Intelligenza Artificiale

 

A dieci anni dalla scomparsa di Marco Pannella, la sua straordinaria eredità politica e umana torna al centro del dibattito pubblico attraverso una veste tecnologica ed editoriale inedita. Mercoledì 10 giugno 2026, alle ore 17:30, la sede di Via di Torre Argentina 76 a Roma ospiterà la presentazione del progetto "Marco Pannella ANSAstories". L'appuntamento è promosso dai compagni della Fondazione Marco Pannella e del Partito Radicale.

 

Un archivio ragionato per il futuro delle nostre lotte

 

Il progetto rappresenta una vera e propria miniera d'oro per la storia dei diritti civili in Italia: oltre 22.000 dispacci dell'agenzia ANSA che coprono ben 41 anni di storia e battaglie (dal 1975 al 2016). Non si tratta di una semplice operazione nostalgica, ma di un "archivio ragionato" che unisce il rigore delle fonti primarie alle potenzialità della moderna Intelligenza Artificiale, rendendo il patrimonio ideale e metodologico di Marco immediatamente accessibile alle nuove generazioni di attivisti. L'evento vedrà la partecipazione di figure di primissimo piano del giornalismo, della cultura e delle istituzioni, a testimonianza di quanto l'azione radicale abbia segnato e continui a segnare il tessuto democratico del nostro Paese.

 

Il programma dell'incontro

 

L'evento sarà moderato da Giovanna Reanda, Direttrice di Radio Radicale, la voce storica che da decenni garantisce il diritto alla conoscenza nel nostro Paese.

Interverranno al dibattito:

  • Antonio Tajani, Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

  • Luigi Contu, Direttore dell'ANSA.

  • Lucia Bonfreschi, Professoressa di Storia contemporanea all'Università Roma Tre.

  • Marco Cerrone, Consulente digitale ed EdTech Management (Centro Federica Web Learning dell'UNINA).

  • Vittorio Pezzuto, Giornalista.

  • Claudio Martelli, Già Vicepresidente del Consiglio dei Ministri.

  • Monsignor Vincenzo Paglia, Arcivescovo, già Presidente della Pontificia Accademia per la Vita.

  • I compagni Maurizio Turco (Presidente della Fondazione Marco Pannella e Segretario del Partito Radicale) e Irene Testa (Tesoriera del Partito Radicale).

 

Un'unica grande comunità radicale

 

L'eredità di Marco Pannella non appartiene al passato, ma è uno strumento di lotta per il presente e per il futuro.

Le proposte per la giustizia giusta, per i diritti individuali, per la transizione verso lo Stato di Diritto e per la democrazia transnazionale coinvolgono tutti i radicali. Invitiamo tutti quelli che possono a partecipare a questo momento di cultura politica. Per chi non potrà essere fisicamente a Roma, ricordiamo che sarà possibile seguire l'evento in diretta streaming su radioradicale.it e sui canali social dedicati.

  • Dove: Via di Torre Argentina 76, Roma

  • Quando: Mercoledì 10 Giugno 2026, ore 17:30

  • Diretta: Radio Radicale

mercoledì 3 giugno 2026

La condanna all'esilio per il fine vita di Lucia e la disobbedienza civile

 

Trieste-Zurigo, sola andata: il viaggio della vergogna per lo Stato italiano, l'ennesimo capitolo di una burocrazia cieca che si trasforma in tortura. Lucia aveva 80 anni, era triestina, e oggi, 3 giugno 2026, è morta in Svizzera. Ci è dovuta andare perché le istituzioni sanitarie della sua regione le hanno negato il diritto di decidere liberamente sul proprio corpo, condannandola a un esilio forzato per ottenere una morte dignitosa.

La malattia e il muro ideologico dell'ASUGI

Lucia era affetta da degenerazione cortico-basale, una rara e incurabile malattia neurodegenerativa progressiva che l'aveva privata di ogni autonomia, costringendola a dipendere totalmente dai suoi caregiver per qualsiasi attività quotidiana. Conviveva con dolori diffusi, spasmi continui e una corposa terapia farmacologica che non poteva essere interrotta senza provocarle sofferenze atroci. Nonostante la sua situazione rientrasse perfettamente nello spirito della sentenza 242/2019 della Corte Costituzionale (caso Cappato/Antoniani), lo Stato ha alzato un muro:

  • Agosto 2025 - Lucia presenta ad ASUGI (Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano Isontina) la richiesta per verificare le condizioni di accesso al suicidio assistito in Italia.

  • Novembre 2025 - ASUGI e il comitato etico respingono la domanda. La motivazione? Secondo l'azienda sanitaria, Lucia non sarebbe "mantenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale", ignorando la realtà clinica e i farmaci salvavita.

  • Marzo 2026 - Assistita dal team legale dell'Associazione Luca Coscioni, coordinato dall'avvocata Filomena Gallo, Lucia presenta una diffida ad adempiere per chiedere un'immediata rivalutazione, visto il drammatico peggioramento delle sue condizioni.

  • Giugno 2026 - Dopo 10 mesi di silenzi, rinvii e nessuna risposta definitiva da parte di ASUGI, Lucia – sfinita dal dolore – decide che non può più aspettare i tempi della burocrazia italiana.

Questa non è "difesa della vita". Questa è crudeltà di Stato.

Il coraggio del Soccorso Civile: domani l'autodenuncia

Di fronte al cinismo delle istituzioni, l'unica risposta parimenti forte resta la disobbedienza civile. Lucia non ha affrontato il viaggio da sola: è stata accompagnata in Svizzera da Matteo D'Angelo e Antonella Lauvergnac, attivisti di Soccorso Civile, l'organizzazione nata per l'aiuto aperto al fine vita guidata da Marco Cappato. I due disobbedienti civili hanno già annunciato che domani mattina, 4 giugno 2026, si recheranno alla Questura di Trieste per autodenuncerarsi, sfidando una legge ingiusta e anacronistica e rischiando fino a 12 anni di carcere.

Quando lo Stato abbandona i malati al dolore e all'attesa infinita, la disobbedienza civile smette di essere una scelta e diventa un preciso dovere morale. Accompagnare Lucia non è un reato, è un atto di fondamentale civiltà.

Il Movimento Radicale - Movimento d'Azione si schiera senza riserve e con assoluta convinzione al fianco dei militanti della Luca Coscioni e del Soccorso Civile. Esigiamo:

  1. La discussione e approvazione della legge sul fine vita dell'Associazione Luca Coscioni - Il Parlamento non può più nascondersi. Chiediamo alle Camere di calendarizzare e votare subito la proposta di legge di iniziativa popolare per garantire un percorso laico, sicuro e privo di ostacoli ideologici, che obblighi le ASL a rispettare tempi certi ed elimini l'ipocrisia burocratica sui "sostegni vitali".

  2. Il rispetto sacrosanto dell'autodeterminazione - La vita e il corpo appartengono ai singoli individui, non ai calcoli elettorali dei partiti o ai dogmi religiosi.

  3. La fine della criminalizzazione delle azioni di Soccorso Civile e di chiunque aiuti un malato terminale a liberarsi da un'agonia insopportabile.

Lucia ha finalmente trovato la pace che l'Italia le ha negato. A noi resta il dovere di combattere per fare in modo che sia l'ultima cittadina costretta a morire in esilio, per la libertà di scelta, fino all'ultimo istante.