domenica 30 agosto 2026

Anna Politkovskaja, la forza della verità e l'impegno inarrestabile della Galassia Radicale

 
Oggi celebriamo l'anniversario della nascita di Anna Politkovskaja (1958–2006), straordinaria attivista per i diritti umani, giornalista d'inchiesta e scrittrice, che è stata uccisa per non essersi piegata alla censura e al bavaglio di regime. La sua figura non è solo un frammento di memoria, ma un monito vivente e un faro luminoso per chiunque lotti per l'affermazione dello Stato di Diritto.

Le sue parole, di una lucidità disarmante, risuonano oggi con una drammatica e tragica attualità:

«In Russia non esiste ancora un sistema di giustizia, ma un sistema giudiziario al servizio degli ordini politici, contro il quale, se mai qualcuno può opporsi, è soltanto un eroe solitario».
Anna è stata senza dubbio quell'eroina solitaria in una terra in cui il dissenso veniva – e viene tuttora – sistematicamente annientato. Tuttavia, per il Movimento Radicale - Movimento d'Azione, per il Partito Radicale e per tutta la Galassia Radicale, lei non è mai stata sola.

Il legame tra Anna Politkovskaja e le lotte radicali è storico, profondo, scolpito nei fatti e nei corpi. Non è un caso, e non smetteremo mai di ricordarlo, che nel tragico giorno dei suoi funerali a Mosca nel 2006, Marco Pannella fu l'unico leader politico occidentale presente per renderle l'estremo saluto. In quel clima di terrore, di silenzio complice e di assenza assordante da parte delle istituzioni internazionali, la presenza di Pannella fu il simbolo di un'Europa che rifiutava di voltarsi dall'altra parte. Fu l'incarnazione fisica di quel principio di "ingerenza nonviolenta" nei varchi delle dittature che ha sempre guidato la nostra azione.

Quel funerale non è stato un punto di arrivo. Da quel giorno, i Radicali hanno raccolto il testimone di Anna, trasformando ciò che lei denunciava in mobilitazioni politiche, scioperi della fame e azioni nonviolente a livello transnazionale. Da allora a oggi, la Galassia Radicale ha portato avanti le sue battaglie senza tregua:

  • La denuncia del regime di Putin e il sostegno ai dissidenti - Quando in Occidente in troppi preferivano stringere mani e siglare accordi commerciali lucrosi con il Cremlino, i Radicali denunciavano in totale solitudine la deriva autoritaria, illiberale e imperialista di Vladimir Putin. Hanno manifestato e tenuto alta l'attenzione sui dissidenti perseguitati, sostenendo le battaglie di figure come Garry Kasparov, Vladimir Kara-Murza, Alexei Navalny e l'associazione Memorial, per garantire che non venissero schiacciati dall'oblio.

  • La verità sulla Cecenia - I Radicali hanno continuato a dare voce al popolo ceceno martoriato, denunciando le atrocità del regime di Ramzan Kadyrov e i crimini di guerra russi, portando i dossier sui diritti umani violati all'attenzione del Parlamento Europeo e delle Nazioni Unite.

  • Il sostegno alla resistenza Ucraina - Molto prima dell'invasione del 2022, e sin dai tempi dell'annessione della Crimea, i Radicali avevano compreso che la macchina di morte russa non si sarebbe fermata. Il fermo e incondizionato supporto all'Ucraina e alla sua integrazione europea è la naturale prosecuzione della denuncia dell'imperialismo moscovita che costò la vita ad Anna.

  • Il Diritto alla Conoscenza in sede ONU - L'impegno ostinato per l'affermazione del "Diritto alla Conoscenza", portato avanti da Marco Pannella nei suoi ultimi anni di vita e tutt'oggi centrale per il Partito Radicale Transnazionale, è il più grande tributo politico al giornalismo d'inchiesta di Anna. Significa esigere che gli Stati rispondano ai cittadini delle loro azioni, trasformando il coraggio del giornalismo in una norma di diritto internazionale.

  • La Giustizia Penale Internazionale - I Radicali hanno lavorato instancabilmente per il rafforzamento della Corte Penale Internazionale (conquista storica radicale), esigendo incriminazioni per i crimini di guerra russi, affinché i mandanti di omicidi di Stato e massacri non godano di impunità.

  • La memoria attiva e militante - I Radicali hanno promosso costanti mobilitazioni per intitolare strade, piazze e sale stampa ad Anna Politkovskaja nei comuni di tutta Italia e nelle istituzioni europee, affinché il suo nome restasse scolpito nello spazio pubblico come inciampo per la coscienza democratica.
Oggi, onorare il suo compleanno per il Movimento Radicale - Movimento d'Azione significa rinnovare un giuramento militante. La lotta per la democrazia, per la libertà di stampa, per la giustizia giusta e per lo Stato di Diritto non conosce confini nazionali.

Anna vive nelle nostre vite quotidiane, nelle nostre lotte nonviolente, nelle piazze... Il nostro impegno continua, inesorabile, affinché chi si oppone alla tirannia e alla violenza di Stato non debba mai più essere "soltanto un eroe solitario".

martedì 30 giugno 2026

Da semilibero a murato vivo: il paradosso di Cavallini e l'azione radicale di Roberto Giachetti

C’è un limite oltre il quale la giustizia smette di essere tale e diventa pura, cieca vendetta. Quel limite, nel nostro Paese, viene superato ogni giorno dietro le sbarre dei troppi gironi infernali che chiamiamo carceri. L'ultimo, clamoroso caso di accanimento terapeutico-giudiziario riguarda Gilberto Cavallini, 73 anni, detenuto da più di quarant’anni, che oggi si ritrova letteralmente murato vivo nel carcere di Rebibbia: una vicenda aberrante, su cui il compagno radicale e deputato di Italia Viva Roberto Giachetti ha voluto accendere i riflettori della trasparenza e del diritto, presentando lo scorso 3 giugno un’interrogazione parlamentare urgente al ministro della Giustizia Carlo Nordio.

Dalla semilibertà all'inferno dell'isolamento

La storia di Cavallini mette a nudo tutte le contraddizioni e le ipocrisie di uno Stato che calpesta la propria Carta Costituzionale. Nel 2017, dopo un lunghissimo percorso, a Cavallini era stata concessa la semilibertà. Aveva dimostrato nei fatti quel percorso di rieducazione e reinserimento che l’articolo 27 della Costituzione impone come fine unico della pena. Poi, il corto circuito: nel 2025 arriva la condanna definitiva per la strage di Bologna - un fatto di quarantacinque anni fa - e con essa una sanzione penale accessoria che lo risbatte in isolamento diurno per tre anni, fino al 2028: si tratta di punire con la massima afflizione una persona già ampiamente rieducata.

Il crollo dello Stato di Diritto: Come si può pretendere di rieducare chi è già considerato rieducato? Applicare l'isolamento oggi significa cancellare decenni di percorso trattamentale in nome del puro diritto penale del nemico.

La beffa della "tutela": trattato come un lebbroso

Non è finita qui: il peggio è andato in scena lo scorso 19 giugno. Con un improvviso ordine di servizio basato su una nota riservata del DAP (il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria), le restrizioni per Cavallini sono state ulteriormente e brutalmente inasprite. Il motivo formale? Una presunta necessità di "tutelare la sua incolumità". Per proteggerlo da pericoli misteriosi e ignoti persino ai suoi avvocati, guidati dal legale Gabriele Bordoni, ai quali non è stato permesso di leggere gli atti, lo Stato ha deciso di annientarlo progressivamente:

  • Privazione della socialità e del conforto religioso - Gli è stato vietato di partecipare alla Messa e di frequentare i corsi di formazione.

  • Tortura ambientale - Niente più ora d'aria nel passeggio grande. Cavallini è costretto al chiuso in un cubicolo di pochissimi metri, oppresso da un caldo insostenibile.

  • Sorveglianza totale - È controllato da telecamere accese ventiquattr'ore su ventiquattro, persino quando va in bagno.

  • Isolamento igienico-sanitario - Riceve il cibo e le medicine direttamente da un agente, escluso dal normale circuito del carrello. Una gestione che evoca il trattamento riservato un tempo ai lebbrosi.

Di fronte a questo orrore camuffato da "misura di protezione", la reazione di Giachetti è stata immediata. il quale ha chiesto conto direttamente al ministro Nordio delle gravissime anomalie di questo trattamento. Giachetti ha ricordato che l’Amministrazione Penitenziaria avrebbe dovuto computare i periodi di isolamento che il detenuto ha già ampiamente espiato nel corso della sua quarantennale carcerazione, riconoscerglieli e interrompere questo supplizio.

Al momento, dal Ministero e dal DAP tutto tace. Il silenzio delle istituzioni di fronte alla violazione dei diritti fondamentali è il sintomo visibile di una burocrazia penale che ha perso ogni barlume di umanità.

Se un cittadino, per giunta anziano, si trova in pericolo all'interno di una struttura dello Stato, la risposta di una democrazia non può essere quella di seppellirlo vivo in un loculo sotto l'occhio di una telecamera. Da semilibero e reinserito nella società, Cavallini non correva alcun pericolo. Se la prigione oggi è diventata per lui un luogo insicuro, la soluzione è una sola: la scarcerazione immediata, non la tortura di Stato. Il Movimento Radicale - Movimento d'Azione continuerà a sostenere chiunque difenda la legalità costituzionale, come Giachetti, perché la qualità della nostra democrazia si misura da come lo Stato tratta i reclusi.

lunedì 29 giugno 2026

La farsa della “Biennale del Dissenso” e il sangue dei veri dissidenti: il 5 luglio appuntamento a Venezia

Dipinto di Semyon Skrepetsky 

Pietrangelo Buttafuoco l'aveva pomposamente battezzata la “Biennale del Dissenso”. Una definizione altisonante, spendibile sui media, che però si scontra violentemente con la realtà dei fatti e con le scelte politiche ed editoriali della kermesse veneziana.

A denunciare questa vera e propria operazione di manipolazione semantica è la compagna di Europa Radicale Chiara Squarcione. In un video-intervento pubblicato ieri sulla pagina Facebook di Europa Radicale, Squarcione ha rimesso al centro la verità storica e la necessità di una reazione autenticamente radicale e nonviolenta di fronte alle ipocrisie istituzionali.

La mistificazione di Buttafuoco e la complicità con il Cremlino

Come si può definire "del dissenso" una rassegna che ha scelto di dare voce alla propaganda di un regime totalitario? Concedere l'apertura del Padiglione Russia significa, senza troppi giri di parole, offrire una vetrina a chi si rende quotidianamente complice dell'aggressione ai civili ucraini e della scientifica destabilizzazione delle democrazie europee. Nel post diffuso ieri, la denuncia è netta:

La nostra autentica reazione radicale e nonviolenta è nata dal rifiuto di una narrazione mistificatoria: definire la kermesse di Buttafuoco la "Biennale del dissenso" è una manipolazione semantica.

Laddove le istituzioni culturali scelgono il compromesso o la distrazione, la reazione radicale si fa cura della verità, opponendosi a chi cerca di ripulire l'immagine di una macchina di propaganda bellica.

Il sacrificio di Semyon Skrepetsky: il dissenso non è un gioco di parole

La denuncia politica ha contorni drammatici e urgenti. La realtà ha tragicamente squarciato il velo della retorica da salotto. Semyon Skrepetsky, artista dissendente bashkiro e fiero oppositore del regime di Vladimir Putin, è stato di recente barbaramente ucciso in Polonia.

Semyon non era un dissidente "teorico": era un uomo che rischiava la vita per la libertà del suo popolo e contro l'imperialismo russo ed era a Venezia, al fianco di Europa Radicale, proprio per dare corpo e voce alla vera Biennale del Dissenso Radicale. La sua morte violenta in territorio europeo è il tragico promemoria di quanto costi, realmente, opporsi a Mosca.

5 Luglio ai Giardini della Biennale per Semyon

Non si deve lasciare che il silenzio o la narrazione ufficiale coprano il sacrificio di chi lotta per la libertà. Per questo, Europa Radicale lancia un appello urgente alla mobilitazione a Venezia per ricordare Semyon Skrepetsky, per denunciare le ipocrisie istituzionali e per ribadire che l'arte e la cultura non possono essere neutrali di fronte alla barbarie.

I dettagli dell'appuntamento

  • Luogo: Venezia, Giardini della Biennale

  • Data: 5 luglio

  • Ora: 12:30