mercoledì 17 giugno 2026

Enzo Tortora, 43 anni dopo: una ferita ancora aperta

 

A quarantatré anni dal drammatico e ingiusto arresto di Enzo Tortora, avvenuto all'alba del 17 giugno 1983, il Movimento Radicale - Movimento d'Azione fa proprio l’appello accorato e stringente dei compagni del Partito Radicale Maurizio Turco e Irene TestaLa parabola umana e giudiziaria di Enzo Tortora non è una semplice pagina di storia ingiallita dal tempo, ma rappresenta lo specchio intatto e spietato delle storture che ancora oggi affliggono il sistema giudiziario italiano.

Ricordare Tortora significa guardare in faccia l'attualità di uno Stato che troppe volte, nel nome del popolo italiano, distrugge la dignità, la libertà e la vita di cittadini innocenti: un percorso di memoria e lotta che in questa giornata unisce tutta la Galassia Radicale. Proprio oggi, infatti, i compagni di Radicali Italiani hanno voluto ricordare la cruda e dolorosa realtà di quel momento con una nota ufficiale, ricostruendo con esattezza storica l'inizio di quel calvario:

"Erano le quattro del mattino del 17 giugno 1983 e la vita di Enzo Tortora cambiò per sempre. I carabinieri bussarono alla sua porta e lo arrestarono con accuse gravissime: traffico di droga e appartenenza alla camorra. Era l’inizio di uno dei più clamorosi errori giudiziari della storia italiana. Con il tempo, la verità emerse. I principali accusatori ritrattarono, ammettendo di aver mentito. In appello Tortora fu assolto e la sentenza venne confermata dalla Cassazione. Ma nessuna assoluzione poté cancellare il dolore, l’umiliazione e gli anni perduti."

L'appello del Partito Radicale (al di là del refuso cronologico)

In occasione di questa ricorrenza, il Segretario del Partito Radicale, Maurizio Turco, e la Tesoriera, Irene Testa, hanno rilasciato una dichiarazione congiunta per chiedere che il Parlamento si assuma le proprie precise responsabilità legislative.

Nei materiali grafici e nel testo diffusi dal Partito Radicale si fa riferimento a "42 anni dall'arresto". Si tratta evidentemente di un piccolo errore di calcolo o di un refuso, poiché dal 17 giugno 1983 a oggi, 17 giugno 2026, gli anni trascorsi sono esattamente 43.

Scrivono i compagni Turco e Testa:

"A 42 anni dall'arresto di Enzo Tortora, il Partito Radicale rinnova il proprio appello al Parlamento affinché non si concluda questa legislatura senza l'approvazione della proposta di legge che istituisce la Giornata nazionale delle vittime di errori giudiziari."

L'istituzione di questa Giornata nazionale non è un mero atto formale, bensì un fondamentale presidio di civiltà giuridica. Deve fungere da monito permanente per l'intera magistratura e per la classe politica affinché simili aberranti vicende non abbiano mai più a ripetersi nel nostro ordinamento. Il richiamo, al netto della necessaria correzione temporale, resta sacrosanto e non ammette deroghe: "Non si concluda questa legislatura senza approvare la proposta di legge che istituisce la Giornata nazionale delle vittime di errori giudiziari."

Una battaglia radicale che viene da lontano

Quando Enzo Tortora fu travolto dal fango delle false accuse dei pentiti e dalla cecità di un'inchiesta farsa, fu il Partito Radicale, guidato dal coraggio profetico di Marco Pannella, a schierarsi senza esitazione al suo fianco. In quei mesi drammatici, mentre gran parte dell'opinione pubblica e dei media preferiva voltarsi dall'altra parte o celebrare anzitempo il processo in piazza, i Radicali scelsero la via difficile della verità, candidando Tortora al Parlamento Europeo per offrirgli uno scudo di dignità e una tribuna da cui difendere tutti i cittadini indifesi. Da quel momento, i Radicali non hanno mai smesso di agire per una profonda e strutturale riforma della giustizia, fondata su pilastri irrinunciabili:

  • la presunzione di innocenza, intesa come argine sacro contro i processi mediatici e le custodie cautelari ingiustificate;

  • una giustizia giustarapida, equa, dove accusa e difesa si confrontino ad armi realmente pari davanti a un giudice terzo;

  • l'effettiva responsabilità civile dei magistrati, in base alla quale chi sbaglia esercitando un potere così immenso sulla vita altrui deve risponderne, ponendo fine all'intollerabile regime di sostanziale impunità corporativa;

  • il diritto al risarcimento, tempestivo, congruo e dignitoso per chiunque sia stato vittima della mala giustizia.

Come ricordato sia dai compagni Turco e Testa sia nel testo di Radicali Italiani, per Enzo Tortora quella vicenda divenne una grande battaglia politica per la "giustizia giusta". Una battaglia che, a distanza di ben 43 anni, resta purtroppo ancora aperta e attende di essere pienamente vinta.

La vicenda di Tortora non appartiene al passato, ma alla viva e urgente attualità di un Paese che continua a contare, anno dopo anno, migliaia di casi di ingiusta detenzione. Affermare i diritti e la dignità delle persone di fronte agli errori dello Stato è il dovere primario di ogni liberaldemocrazia matura.

La vicenda di Enzo Tortora non appartiene alla storia. Appartiene all'attualità di un Paese che continua a chiedere una giustizia giusta.

Nessun commento: