martedì 30 giugno 2026

Da semilibero a murato vivo: il paradosso di Cavallini e l'azione radicale di Roberto Giachetti

C’è un limite oltre il quale la giustizia smette di essere tale e diventa pura, cieca vendetta. Quel limite, nel nostro Paese, viene superato ogni giorno dietro le sbarre dei troppi gironi infernali che chiamiamo carceri. L'ultimo, clamoroso caso di accanimento terapeutico-giudiziario riguarda Gilberto Cavallini, 73 anni, detenuto da più di quarant’anni, che oggi si ritrova letteralmente murato vivo nel carcere di Rebibbia: una vicenda aberrante, su cui il compagno radicale e deputato di Italia Viva Roberto Giachetti ha voluto accendere i riflettori della trasparenza e del diritto, presentando lo scorso 3 giugno un’interrogazione parlamentare urgente al ministro della Giustizia Carlo Nordio.

Dalla semilibertà all'inferno dell'isolamento

La storia di Cavallini mette a nudo tutte le contraddizioni e le ipocrisie di uno Stato che calpesta la propria Carta Costituzionale. Nel 2017, dopo un lunghissimo percorso, a Cavallini era stata concessa la semilibertà. Aveva dimostrato nei fatti quel percorso di rieducazione e reinserimento che l’articolo 27 della Costituzione impone come fine unico della pena. Poi, il corto circuito: nel 2025 arriva la condanna definitiva per la strage di Bologna - un fatto di quarantacinque anni fa - e con essa una sanzione penale accessoria che lo risbatte in isolamento diurno per tre anni, fino al 2028: si tratta di punire con la massima afflizione una persona già ampiamente rieducata.

Il crollo dello Stato di Diritto: Come si può pretendere di rieducare chi è già considerato rieducato? Applicare l'isolamento oggi significa cancellare decenni di percorso trattamentale in nome del puro diritto penale del nemico.

La beffa della "tutela": trattato come un lebbroso

Non è finita qui: il peggio è andato in scena lo scorso 19 giugno. Con un improvviso ordine di servizio basato su una nota riservata del DAP (il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria), le restrizioni per Cavallini sono state ulteriormente e brutalmente inasprite. Il motivo formale? Una presunta necessità di "tutelare la sua incolumità". Per proteggerlo da pericoli misteriosi e ignoti persino ai suoi avvocati, guidati dal legale Gabriele Bordoni, ai quali non è stato permesso di leggere gli atti, lo Stato ha deciso di annientarlo progressivamente:

  • Privazione della socialità e del conforto religioso - Gli è stato vietato di partecipare alla Messa e di frequentare i corsi di formazione.

  • Tortura ambientale - Niente più ora d'aria nel passeggio grande. Cavallini è costretto al chiuso in un cubicolo di pochissimi metri, oppresso da un caldo insostenibile.

  • Sorveglianza totale - È controllato da telecamere accese ventiquattr'ore su ventiquattro, persino quando va in bagno.

  • Isolamento igienico-sanitario - Riceve il cibo e le medicine direttamente da un agente, escluso dal normale circuito del carrello. Una gestione che evoca il trattamento riservato un tempo ai lebbrosi.

Di fronte a questo orrore camuffato da "misura di protezione", la reazione di Giachetti è stata immediata. il quale ha chiesto conto direttamente al ministro Nordio delle gravissime anomalie di questo trattamento. Giachetti ha ricordato che l’Amministrazione Penitenziaria avrebbe dovuto computare i periodi di isolamento che il detenuto ha già ampiamente espiato nel corso della sua quarantennale carcerazione, riconoscerglieli e interrompere questo supplizio.

Al momento, dal Ministero e dal DAP tutto tace. Il silenzio delle istituzioni di fronte alla violazione dei diritti fondamentali è il sintomo visibile di una burocrazia penale che ha perso ogni barlume di umanità.

Se un cittadino, per giunta anziano, si trova in pericolo all'interno di una struttura dello Stato, la risposta di una democrazia non può essere quella di seppellirlo vivo in un loculo sotto l'occhio di una telecamera. Da semilibero e reinserito nella società, Cavallini non correva alcun pericolo. Se la prigione oggi è diventata per lui un luogo insicuro, la soluzione è una sola: la scarcerazione immediata, non la tortura di Stato. Il Movimento Radicale - Movimento d'Azione continuerà a sostenere chiunque difenda la legalità costituzionale, come Giachetti, perché la qualità della nostra democrazia si misura da come lo Stato tratta i reclusi.

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