
L’ultima trovata della fiera dell’editoria “Più libri più liberi” è la richiesta di un’autodichiarazione di antifascismo per poter partecipare: un bando, una firma sul registro dei "buoni" che, nelle intenzioni degli organizzatori, dovrebbe preservare la purezza dell'evento. Chiaramente, senza girarci intorno: questa non è censura, è qualcosa di più triste, è il tentativo, decisamente patetico, di sconfiggere le idee combattendo i semplici simboli.
Come ha giustamente sottolineato il compagno Hallissey, non basta appendere all’ingresso un cartello con un fascio littorio barrato e la scritta «io non posso entrare» per tenere quella roba nera fuori dalle nostre vite e dalla nostra società. La realtà è molto più complessa, e la vernice sui cartelli non fa da scudo politico.
L'illusione delle barricate e la realtà dei fatti
Questo feticismo dei simboli e delle "linee rosse" sulla carta ricorda molto da vicino quanto accaduto alla Camera dei Deputati, quando le opposizioni si sono barricate nella sala stampa per impedire l’ingresso ai fascisti di Casa Pound. In quell'occasione si gridò allo scandalo, litigando con l’organizzatore di quell'evento sulla "remigrazione", Domenico Furgiuele. Guardiamo in faccia la realtà:
Furgiuele in Parlamento ci siede già,
oggi è al fianco di personaggi come Vannacci,
proprio l'altro giorno ha animato una convention al grido di «camerati».
Mentre la sinistra progressista si impegna in una sdegnata e coreografica levata di scudi in difesa delle istituzioni, i fatti ci dicono che, forse, in quelle stesse istituzioni c’è già più di qualche "infiltrazione" strutturale. Bloccare la porta della sala stampa mentre l'onda nera è già seduta sugli scranni legislativi è l'emblema del fallimento di una certa area politica.
Il riflesso pavloviano che alimenta la nostalgia
La verità dietro scelte come quella di "Più libri più liberi" è la volontà di prevenire le polemiche che puntualmente, ogni anno, accompagnano il mondo della cultura. La dinamica è un copione già scritto: compare qualche nostalgico, scatta il riflesso pavloviano della sinistra che, a colpi di Bella Ciao, trasforma quel nostalgico nel protagonista assoluto della manifestazione. Il risultato? Settimane di indignazione, dichiarazioni fotocopia, talk show riempiti sul nulla e prese di distanza rituali. Risultato pratico? Nessuno, anzi, si finisce per fare da cassa di risonanza proprio a chi si vorrebbe oscurare.
La forza delle idee contro il moralismo di facciata
Noi del Movimento Radicale - Movimento d'Azione non ci stiamo. Sappiamo che la liberaldemocrazia non si difende con la burocrazia dei sentimenti o con i test di purezza ideologica all'ingresso delle fiere.
Per battere questa roba serve la forza di idee immortali come la libertà e la nonviolenza, ma serve anche il coraggio e soprattutto l’impegno quotidiano di lavorare per costruire un’alternativa reale e tangibile.
Quel coraggio, purtroppo, fa fatica ad albergare in chi è abituato a sguazzare nella propria arroganza morale, convinto che basti definirsi "migliori" per avere ragione. Il fascismo e le derive reazionarie si sconfiggono smontando la loro retorica con proposte migliori, con la militanza, con la cultura vissuta e non esibita come un badge all'ingresso.
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