sabato 23 maggio 2026

Il dovere della memoria, il coraggio della riforma: Capaci e l'eredità tradita di Giovanni Falcone

Il 23 maggio non è una ricorrenza come le altre. Per chiunque creda nello Stato di Diritto, nella giustizia e nella libertà dalle mafie, oggi è il giorno del dolore, della memoria e dell'impegno. Sono passati trentaquattro anni da quel tremendo pomeriggio del 1992, quando il tritolo di Cosa Nostra squarciò l'autostrada a Capaci, strappando alla vita Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani.

Come Movimento Radicale - Movimento d'Azione, ci stringiamo oggi intorno al ricordo di quegli eroi, ma la memoria, per noi, non può e non deve ridursi a una sterile sfilata di corone di fiori o a una vuota retorica istituzionale. Il modo migliore per onorare Giovanni Falcone è portare avanti le sue idee e quest'anno, purtroppo, l'Italia ha perso una grandissima occasione per farlo.

La separazione delle carriere: la visione di un magistrato moderno

Spesso la vulgata comune dipinge Falcone come un giustizialista. Niente di più falso! Giovanni Falcone era un magistrato dalla cultura profondamente liberale, un pioniere del diritto che guardava alle democrazie occidentali più avanzate ed è per questo che Falcone era un convinto sostenitore della separazione delle carriere tra magistratura giudicante e magistratura inquirente.

Per Falcone era chiaro che per avere un processo davvero giusto il giudice deve essere un terzo imparziale, equidistante dall'accusa (il PM) e dalla difesa. Diverse volte ha dichiarato che un sistema accusatorio presuppone un pubblico ministero che non abbia più nessun potere proprio sulla libertà del cittadino, che ricerca le prove per l'accusa e non per il giudice, che il pubblico ministero non abbia una mentalità e una cultura comune a quella del giudice. Per Falcone, la separazione delle carriere non era un modo per indebolire i PM, ma lo strumento per rendere la giustizia efficiente, democratica e rispettosa della Costituzione.

Un'occasione mancata: il "No" al referendum costituzionale

Se questo è il patrimonio di idee che Falcone ci ha lasciato, dobbiamo guardare alla realtà di quest'anno con profonda amarezza. L'Italia non ha onorato adeguatamente la memoria del magistrato.

Nei giorni del 22 e 23 marzo 2026, i cittadini sono stati chiamati alle urne per un cruciale referendum costituzionale confermativo che conteneva, tra i suoi punti cardine, proprio quella separazione delle carriere che Falcone auspicava, insieme alla nascita di due CSM distinti. La vittoria del "No" con circa il 53% dei voti ha congelato lo status quo, lasciando il nostro sistema giudiziario ancorato a vecchie logiche.

Votando "No", il Paese ha scelto la via della conservazione, voltando le spalle a quella modernizzazione dell'ordinamento giudiziario per cui Falcone ha pagato il prezzo più alto. È l'ennesima dimostrazione di un'Italia che osanna i suoi martiri nelle commemorazioni ufficiali, ma ne seppellisce le idee non appena queste richiedono il coraggio del cambiamento.

Il nostro impegno: l'azione radicale continua

Noi del Movimento Radicale - Movimento d'Azione non ci stiamo. Non accettiamo l'ipocrisia di chi piange Falcone il 23 maggio e due mesi prima ha preferito difendere l'assetto attuale della magistratura. 

Continueremo a lottare per una giustizia giusta, per il giusto processo e per la separazione delle carriere. Continueremo a denunciare l'immobilismo della politica e la timidezza della società civile davanti alle riforme necessarie.

Il vero altare su cui onorare Giovanni Falcone non è di marmo, ma è fatto di leggi giuste, di aule di tribunale trasparenti e di una democrazia matura. La strada è ancora lunga, ma la nostra azione non si ferma. Per Falcone, per le vittime di Capaci, per l'Italia che verrà.

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