La critica attuale e le varie correnti post-moderniste e non, hanno messo in discussione l’ideale libertario che rimane il più ampio e aperto a discussioni. Il pensiero libertario non essendo dogmatico e preconfezionato varia dall’anarco-capitalismo all’anarco-comunismo avendo come punto cardine la libertà libertaria. Ma tra le varie correnti, se la critica rimane la stessa, lotta alla coercizione, non è possibile trovare una sintesi? Non è possibile apportare nuovi modelli sia giuridici che economici che politici- filosofici che inducano ad ulteriore speculazione? Il libro di Fabio Massimo Nicosia (“Il dittatore libertario – anarchia analitica tra comunismo di mercato, rendita di esistenza e sovranity share”) è talmente pieno di spunti e di problematiche che contemporaneamente mette discussione sia tutti i “dogmi” che il movimento libertario ha accettato condannando se stesso e propone interessantissimi riflessioni innovative al pensiero e al metodo libertario. Nicosia parte da sé stesso, e ne parla come di un’anima inquieta, sempre alla ricerca di un difficile equilibrio tra le varie forme di “libertarismo” o di “anarchismo” esistenti, con le quali non ha mai cessato di confrontarsi e di trarne insegnamenti. Del resto, come nota Nicosia, lo stesso anarco capitalismo, affidando la difesa delle proprietà ad agenzie di protezione implica il proprio reciproco, e cioè l’anarco-sindacalismo, dato che i lavoratori e i disoccupati non avrebbero meno diritto di organizzarsi per difendere i propri interessi. Pensiero innovativo quindi, mai nel mondo libertario, tranne che per brevi spunti si era pensato ad un confronto tra la pratica e la teoria anarco-sindacalista e quella anarco-capitalista. Nicosia parte da una riflessione personalissima parlando di “libertarismo per vocazione” contrapponendo tale elemento dello spirito e tale approccio all’esistenza a quello opposto cioè l’inclinazione “autoritaria”, propria di chi vorrebbe comandare e di chi, non riuscendovi, si adatta a essere comandato: l’animo dello schiavo, direbbe Nietzsche. I veri libertari sono pochi e non ci sono molte chance che la pedagogia possa cavare uomini libertari partendo dal contesto sia sociale che educativo attuale intrinsecamente controllato e autoritario. S’intravede qui un elemento elitista nella prospettazione di Nicosia, dato che qualcuno potrebbe pensare alla sua “dittatura” libertaria come a un governo dei migliori. C’è del vero in tale considerazione, tuttavia Nicosia ritiene che una società libertaria, fondata sul libero mercato andrebbe a vantaggio di tutti, anzitutto a tutela delle minoranze, problematica che la sinistra si è sempre posta senza mai trovare una reale e antiautoritaria prospettiva. Teorie, come quella di Rothbard, partono dal presupposto che la natura umana sarebbe in essenza libertaria, ma è evidente che vi è un difetto, dato che lo spettacolo che ci si offre è un incremento della coercizione, dell’ imposizione e del totalitarismo. Persino quando si protesta, ci si rivolta, ci si arrabbia molte volte invece di chiedere meno istituzione e imposizione si chiede più controllo e più presenza statale. Torniamo al mercato. Va precisato che, per Nicosia, per mercato si intende non solo il mercato dei beni di consumo, come di solito banalmente si ritiene. Per Nicosia il mercato è un ordine politico-giuridico a tutto tondo che riguarda tutte le azioni umane in quanto tali, secondo un modello che affonda la sua radice in studi come quelli di Gary Becker o di Bruno Leoni. Nicosia è consapevole che allo stato attuale un mercato completamente lasciato a sé stesso sarebbe un mercato per soli ricchi e rischierebbe di creare disuguaglianze addirittura ulteriori e monopoli, il tutto sostenuto dallo Stato, il quale detiene, oltre al monopolio della forza, quello monetario. Aggiungerei che l’obiettivo principale come si legge nel volume di Nicosia è quello di estendere il mercato a tutti per renderlo efficace e giusto e Nicosia si preoccupa allora –e in questo egli è forse il primo autore ad averlo fatto- di dare un fondamento libertario e non statalista alla previsione di un reddito di cittadinanza, che lui chiama rendita di esistenza, a ogni cittadino del mondo. Riprendendo uno spunto del marxista analitico G. Cohen i libertari di destra errano a vedere solo gli impedimenti alla libertà “negativa” determinati dallo Stato, laddove impedimenti alla libertà derivano anche dalla proprietà privata. Infatti, vale il fatto che un proprietario fondiario può impedire agli altri il passaggio o lo sfruttamento dello stesso suolo, il che, al di là di ogni giudizio di valore sul fondamento di quella proprietà, costituisce palesemente un elemento impediente per la libertà negativa dei terzi. Ma se la proprietà privata non può essere sacralizzata tuttavia è utile, immensamente utile e per numerose ragioni. Nicosia non propone di abolirla semplicemente ne trae il corollario che, da un punto di vista libertario, la Terra sia una res communis e non una res nullius, come ritengono gli anarcocapitalisti. Ne deriva che chi vuole impossessarsi di porzioni di suolo può farlo, ma deve tener conto degli altri, ovvero lasciare abbastanza terra fruttuosa per tutti, in ossequio al cosiddetto “proviso di Locke”, ne deriva che tutti gli odierni diseredati dovranno ricevere una somma a titolo di rendita, che Nicosia chiama “di esistenza”, proprio perché vale per tutti gli abitanti del mondo per il solo fatto di esistere. Una concezione assolutista della proprietà privata invece di sviluppare fattori di integrazione, come fa il mercato, sviluppa fattori di esclusione ecco perché Nicosia ha munito la proprietà di un fondamento di mercato, cosa che fa anche con la realizzazione dei beni pubblici, che oggi sono oggetto di un imposizione unilaterale dall’alto, mentre queste scelte collettive potrebbero essere tranquillamente sostituite da un voto “monetario”, collegando il discorso alla rendita di esistenza, con il quale misurare l’intensità delle preferenze di tutti, non solo cioè come oggi dei costruttori e dello Stato, ma anche dei cittadini dissidenti e che vedono calpestate le proprie libertà: si pensi alla TAV o alle centrali nucleari. Nicosia stravolge anche la prassi anarchica dell’ astensionismo ritenendo il problema da valutare quello di presentarsi “organizzati” e di puntare francamente a un governo libertario. Nicosia propone quindi un modello di transizione tra la situazione attuale e quella del mercato perfettamente libero, attraverso l’assunzione da parte degli anarchici di responsabilità di governo. Sia chiaro Nicosia non vuole statalizzare nulla (semmai vuole fare emergere in bilancio le ricchezze statuali già esistenti) e non vuole neanche rinforzare lo Stato, ma guidarlo per un processo di deperimento, che potrebbe durare anche all’infinito: teniamo sempre conto, infatti, di quanto si è detto sopra, e cioè che la maggior parte delle persone appalesa un’inclinazione autoritaria e non libertaria. Se tale situazione, per qualsiasi ragione, dovesse modificarsi, il processo di transizione subirà un’accelerazione “positivamente libertaria”.
"Fogli Di Via, Novembre 2011"
http://www.deferrari.it/FViaTesti6uno1.htm
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giovedì 19 gennaio 2012
(Recensione) Fabio Massimo Nicosia: IL DITTATORE LIBERTARIO. Giappicchelli, 2011
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Domenico Letizia
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Fabio Massimo NIcosia
“Se Marx fosse ancora vivo starebbe con chi non paga le tasse”, il marxismo e i suoi eretici
Una delle figure centrali del pensiero contemporaneo, non solo in ambito filosofico è quella di Karl Marx, che con i suoi scritti ha segnato l’intero corso politico e accademico di tutto il Novecento, riportando concetti che prima di allora mai erano stati analizzati.Dal pensiero di Marx sono sorte e si sono diffuse svariate scuole e svariati “marxismi e neo-marxismi”. Tra questi molti diventeranno o saranno additati a divenire protagonisti di sofferenza e distruzione, basti pensare a quelli che sono stati i vari “socialismi reali”. Ma una cosa è certa, anche dalle recenti rivalutazioni di ricerca analitica, i marxisti hanno distorto il pensiero di Marx. Vi è un opinione diffusa tra alcuni eretici del marxismo, anche alla luce di teorie post-moderne, che credono che ad intorbidire le acque intorno a Marx furono proprio i marxisti a cominciare da un anziano Engels.Una corretta analisi su Marx dovrebbe partire dal concetto di “sistema socialista”, lotta di classe e rivoluzione. Sappiamo che il motto preferito da Marx era “De omnibus disputendum” cioè il bisogno di discutere e al tempo stesso dubitare di tutto, nessuna certezza, nessun affidamento fideistico, di tutto bisogna dubitare e discutere.Come ha ben scritto Carlo Romano, Marx non ha mai inventato alcun sistema socialista e con tutta la ben nota arroganza intellettuale di cui era capace, si prendeva gioco di ogni presunto creatore di “sistemi”, basti pensare la profonda antipatia che Marx nutriva per tutte le forme di socialismo utopico e verso i sistemi preconfezionati. Anche sul concetto di rivoluzione vi è molto da approfondire. Come ricorda Umberto Curi: “Marx non fa mai riferimento al concetto di rivoluzione.” Rifiutava di fornire ricette per le osterie dell’avvenire. Più che prefigurare quale sarebbe l’assetto del futuro, Marx preferisce l’analisi della società del suo tempo e quelle dinamiche da cui sarebbe potuto scaturire un movimento di trasformazione radicale di cui il proletariato sarebbe stato protagonista.Per Marx il comunismo non era altro che “il movimento reale che sopprime lo stato di cose esistente”, non un ideale da realizzare. Altro aspetto sempre presente nei vai marxismi è il rapporto con lo stato, l’idea di statalizzazione della società e l’organizzazione politica che tale sistema doveva raggiungere. Che il marxismo abbia distorto il pensiero di Marx è Marx stesso a farlo risaltare. Nella “Critica al Programma di Gothe”, analizzando il partito operaio tedesco e il programma di Lassalle dice: “Il partito operario tedesco per spianare la via alla soluzione della questione sociale chiede l’istituzione di cooperative di produzione con l’aiuto dello stato … Che si possa costruire con l’aiuto dello stato una nova società, come si costruisce una nuova ferrovia, è degno dell’immaginazione di Lassalle.” Ancora più forte la critica alla struttura stato quando discute del programma istruzione del Partito operaio tedesco: “E’ assolutamente da respingere una educazione del popolo per opera dello stato. Fissare con una legge generale i mezzi delle scuole popolari, le qualifiche del personale insegnante, i rami d’insegnamento, ecc.… e, come accade negli Stati Uniti, sorvegliare per mezzo di ispettori dello stato, l’adempimento di queste prescrizioni legali… Piuttosto si debbono ugualmente escludere governo e Chiesa da ogni influenza sulla scuola.”Da queste considerazioni ricaviamo anche un aspetto particolare di Marx, nascosto dai marxisti, l’individualismo. Marx non avrebbe avuto difficoltà ad affermare che l’individuo è l’insieme delle proprietà di un soggetto reale disprezzando la propensione per la divisione collettiva della ricchezza.Da sempre al centro dell’analisi e del metodo marxista vi è il concetto di “lotta di classe”. Tutto il mondo conosce il testo del 1848, Il Manifesto del partito comunista, che inizia con le seguenti famosissime parole: “La storia di ogni società esistita fino a questo momento è storia di lotta di classe. Liberi e schiavi, patrizi e plebei, baroni e servi della gleba, membri delle corporazioni e garzoni, in breve oppressori e oppressi in reciproco contrasto e condussero una lotta ininterrotta…” Secondo Marx a metà dell’Ottocento la lotta era tra borghesia e proletariato. Ma ai nostri tempi, che hanno dimostrato che anche uno stato può fallire come un’azienda, la lotta di classe è incentrata su una nuova prospettiva, tra statalisti e antistatalisti. Il libertario Leonardo Facco autore del volume “Elogio dell’evasore fiscale” scrive: “Evasori di tutto il mondo, unitevi. Se Marx fosse ancora vivo starebbe con chi non paga le tasse.” Dal problema della tassazione/statalismo bisogna soffermarsi alla questione sfruttamento. Oltre il concetto di alienazione, una rivoluzione nella teoria politica, secondo Roemer lo sfruttamento non è denunciabile esclusivamente nella sua spiegazione analitica del profitto, per Marx rendere i mezzi di produzione accessibili a tutti è l’aspirazione della sua eguaglianza.Insomma, ciò che conta è la base di partenza che deve essere uguale per tutti, poi ognuno farà fruttare queste condizioni di partenza. La teoria marxiana sembra adatta a spiegare l’attualità con qualche aggiunta. Come descritto dall’anarchico analitico Fabio Massimo Nicosia le attuali istituzioni, i mercati come i soggetti internazionali, concordano su un elemento, che impedisce loro di esprimere un suffragio positivo sulla politica dello stato: quello della necessità di dimagrimento attraverso liberalizzazioni, privatizzazioni, mobilità nel pubblico impiego, ecc.. Come dire che la dittatura dei mercati e del diritto internazionale va nella stessa direzione della dittatura proletaria marxiana, quella della progressiva erosione dello stato, in vista della sua estinzione.Data la situazione economico politica attuale e quella fiscale, secondo linee marxiste di elaborazione politica non è l’imprenditoria (si pensi a questa classe come coloro che generano impresa, lontana dai monopoli e dallo statalismo assistenzialista, se vogliamo, pensiamo alla piccola e media impresa) la classe storicamente indicata ad estinguere lo stato? E non certo per una collettivizzazione forzosa, ma per il risorgere di quegli elementi tanto cari alla sana borghesia – a dir il vero anch’ essa in via di estinzione -: libertà e responsabilità. In quest’ottica, Marx risulterebbe essere davvero uno dei più feroci antimarxisti con il pallino sconvolgente delle giustizia di classe.
http://www.istitutodipolitica.it/wordpress/2012/01/18/se-marx-fosse-ancora-vivo-starebbe-con-chi-non-paga-le-tasse-il-marxismo-e-i-suoi-eretici/
http://www.istitutodipolitica.it/wordpress/2012/01/18/se-marx-fosse-ancora-vivo-starebbe-con-chi-non-paga-le-tasse-il-marxismo-e-i-suoi-eretici/
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sabato 31 dicembre 2011
Un' opera concreta di detassazione
La proposta di Domenico Letizia:
Siamo a Natale e certo non si spera che escano proposte concrete per questa città.La città come tutti noteranno è un groviglio di problematiche e di buchi in bilancio, da risanare, e questi debiti ovviamente cascano sempre sulle tasche ormai vuote dei contribuenti. Basterebbe soffermarsi sulle problematiche e cercare soluzioni pragmatiche, efficaci e liberali. Invece che una tassazione comunale che incide sul reddito di tutti i cittadini perché non spostare la tassazione all'ambiente e a chi lo inquina?Maddaloni è il territorio di varie fabbriche, molti in clima non molto legale con i regolamenti, una città circondata non da una vera occupazione aziendale ma da cave e impianti, in primis la Cementir che in questi giorni sta facendo tanto parlare, dopo aver regalato alla città un grande albero di natale e che i cittadini seri dovrebbero tranquillamente rispedire al mittente pretendendo ben altri "doni". Maddaloni stili un bilancio ed un elenco delle imprese presenti sul territorio comunale e di queste valuti il grado di inquinamento che immettono nell'aria, tassando queste quote di inquinamento. Carlo Lottieri che collabora con l'Istituto Bruno Leoni, ci ricorda che l'aria è un "bene" di cui tutti i cittadini sono proprietari, un bene privato di cuti tutti i cittadini sono co-proprietari e ogni agente inquinante è un aggressione verso i proprietari, in questo caso i cittadini di Maddaloni. Il comune stili questo bilancio e tassi, come risarcimento ai cittadini, le immissioni inquinanti. Questa è l'unica tassazione comunale che una politica autenticamente liberale e libertaria dovrebbe applicare a questa città. "Tassare chi sfrutta l'ambiente, con finalità di lucro, ed una delle principale regole in un sistema fiscale equilibrato, ciò non avviene nel nostro paese , dove imprenditori come Caltagirone, che con la sua Cementir, ha sventrato monti Tifatini, arricchendosi sulla salute dei maddalonesi e non solo, pagando un basissimo cannone d'affitto" ha dichiarato Luca Bove dei Radicali Caserta
Siamo a Natale e certo non si spera che escano proposte concrete per questa città.La città come tutti noteranno è un groviglio di problematiche e di buchi in bilancio, da risanare, e questi debiti ovviamente cascano sempre sulle tasche ormai vuote dei contribuenti. Basterebbe soffermarsi sulle problematiche e cercare soluzioni pragmatiche, efficaci e liberali. Invece che una tassazione comunale che incide sul reddito di tutti i cittadini perché non spostare la tassazione all'ambiente e a chi lo inquina?Maddaloni è il territorio di varie fabbriche, molti in clima non molto legale con i regolamenti, una città circondata non da una vera occupazione aziendale ma da cave e impianti, in primis la Cementir che in questi giorni sta facendo tanto parlare, dopo aver regalato alla città un grande albero di natale e che i cittadini seri dovrebbero tranquillamente rispedire al mittente pretendendo ben altri "doni". Maddaloni stili un bilancio ed un elenco delle imprese presenti sul territorio comunale e di queste valuti il grado di inquinamento che immettono nell'aria, tassando queste quote di inquinamento. Carlo Lottieri che collabora con l'Istituto Bruno Leoni, ci ricorda che l'aria è un "bene" di cui tutti i cittadini sono proprietari, un bene privato di cuti tutti i cittadini sono co-proprietari e ogni agente inquinante è un aggressione verso i proprietari, in questo caso i cittadini di Maddaloni. Il comune stili questo bilancio e tassi, come risarcimento ai cittadini, le immissioni inquinanti. Questa è l'unica tassazione comunale che una politica autenticamente liberale e libertaria dovrebbe applicare a questa città. "Tassare chi sfrutta l'ambiente, con finalità di lucro, ed una delle principale regole in un sistema fiscale equilibrato, ciò non avviene nel nostro paese , dove imprenditori come Caltagirone, che con la sua Cementir, ha sventrato monti Tifatini, arricchendosi sulla salute dei maddalonesi e non solo, pagando un basissimo cannone d'affitto" ha dichiarato Luca Bove dei Radicali Caserta
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