sabato 23 maggio 2026

40 anni senza Altiero Spinelli: l'impegno per gli Stati Uniti d'Europa

Oggi, 23 maggio, ricorre l'anniversario della scomparsa di Altiero Spinelli. A quarant'anni dalla sua morte, la figura dell'autore del Manifesto di Ventotene non è solo un nobile feticcio da celebrare nelle cerimonie istituzionali, ma rappresenta la bussola geopolitica e ideale di chi, come noi del Movimento Radicale - Movimento d'Azione, continua a battersi per il superamento degli egoismi nazionali. Per la galassia radicale, il federalismo europeo non è una scelta di politica estera tra le tante: è un tratto identitario, un imperativo democratico e una colonna portante di decenni di lotte transnazionali.

Una storia parlamentare: il "Gruppo Federalista Europeo"

Il legame tra il mondo radicale e la visione spinelliana ha radici profonde e si è concretizzato persino nella denominazione ufficiale delle componenti parlamentari. I radicali sono, da sempre, i federalisti europei della politica italiana. Questa identità è stata scolpita negli annali della Camera dei Deputati in un momento storico cruciale di transizione politica:

tra il 1989 e il 1992, durante la X Legislatura, i deputati radicali scelsero di dare un segnale dirompente costituendo formalmente alla Camera il gruppo "Federalista Europeo" (presieduto da Giuseppe Calderisi).

Non si trattava di un semplice cambio di etichetta, ma di un manifesto politico chiaro: portare il superamento delle sovranità nazionali al centro del dibattito parlamentare italiano, proprio mentre l'Europa si avviava alla firma del Trattato di Maastricht.

La galassia radicale per l'Europa: dalle origini a Più Europa

L'impegno per gli Stati Uniti d'Europa ha unito tutte le anime e le evoluzioni di quella straordinaria fucina di idee e azione politica che è la galassia radicale. Un impegno che si è declinato in visioni profetiche e azioni concrete:

  • Il Partito Radicale Transnazionale - L'intuizione di Marco Pannella di trasformare il Partito Radicale in un soggetto transnazionale e transpartito (PRNT), lottando per il diritto internazionale, i diritti umani e una democrazia sovranazionale che andasse ben oltre i confini del vecchio continente.
  • Altiero Spinelli e i Radicali - Fu proprio grazie al supporto e alla convergenza d'intenti con il mondo radicale e federalista che le idee di Spinelli trovarono sponda e risonanza nelle istituzioni, stimolando la nascita del "Club del Coccodrillo" e il progetto di Trattato di Unione Europea del 1984.
  • L'impegno di Più Europa - In perfetta continuità storica e ideale, Più Europa raccoglie oggi questo testimone all'interno della galassia. Fin dalla sua fondazione, il partito ha messo al centro del proprio programma l'integrazione europea, la difesa delle libertà individuali e dello Stato di diritto contro i nazionalismi e i sovranismi di ritorno. Più Europa rappresenta la declinazione contemporanea del sogno di Ventotene: un'Europa federale, aperta, dei diritti e delle opportunità.

L'attualità del messaggio spinelliano

Oggi più che mai, di fronte alle sfide geopolitiche globali, alle guerre ai confini del nostro continente e alle spinte centrifughe, la lezione di Altiero Spinelli si dimostra profetica. L'Europa non può rimanere un'unione incompiuta, ostaggio dei veti dei singoli governi.

Come Movimento Radicale - Movimento d'Azione, rivendichiamo con orgoglio questa storia. Ricordare Spinelli oggi non significa guardare al passato, ma rilanciare con forza l'unica vera riforma strutturale capace di garantire pace e benessere: la nascita degli Stati Uniti d'Europa. L'impegno continua.

Dal carcere di Parma e dalla nuova sede di Roma i compagni di Nessuno tocchi Caino contro la pena corporale e l'ergastolo bianco

Mentre a Roma si celebrano le istituzioni, nelle carceri italiane si consuma ogni giorno la carneficina del diritto. I compagni di Nessuno tocchi Caino continuano a presidiare l'unica frontiera che la politica della distrazione di massa preferisce dimenticare: quella degli ultimi, dei reclusi, dei corpi violati dallo Stato. A ricordarcelo, con la consueta forza lucida e militante, è la compagna Elisabetta Zamparutti, che su Facebook ci fa sapere del laboratorio Spes contra spem tenutosi proprio oggi all'interno del carcere di Parma. L'iniziativa ha reso i detenuti partecipi di un momento di profonda rinascita e speranza: l'inaugurazione, avvenuta lo scorso 19 maggio, della nuova sede di Nessuno tocchi Caino in via della Panetteria 15 a Roma, luogo che non è solo un ufficio, ma un quartier generale per la resistenza civile.

La fotografia del collasso penitenziario

  • Muffa nelle celle: Ambienti insalubri dove vengono stipati anche i malati più gravi.
  • Cure negate: Diagnosi mediche che cambiano da un istituto all'altro sullo stesso detenuto, bloccando terapie vitali.
  • Isolamento crescente: Giornate trascorse sempre di più a porte chiuse, azzerando ogni barlume di rieducazione.

Il carcere italiano come pena corporale

Quello che emerge dai racconti dei compagni a Parma è un quadro drammatico, che smentisce nei fatti la nostra Costituzione. Il carcere in Italia sta regredendo a mera "pena corporale". Non c'è traccia di reinserimento quando un malato di tumore viene abbandonato in una cella umida e con le pareti coperte di muffa, o quando la burocrazia sanitaria penitenziaria produce cartelle cliniche divergenti a ogni trasferimento, traducendosi nell'impossibilità di ricevere cure adeguate.

La realtà quotidiana del detenuto oggi è fatta di tempo vuoto, trascorso per la stragrande maggioranza della giornata rinchiusi tra quattro mura. È un grido di dolore silenzioso, soffocato dalle mura di cinta e dall'indifferenza dei palazzi del potere.

Nel nome di Marco Pannella: fare della mancanza una presenza

Di fronte a questo orrore quotidiano, la risposta dei compagni di Nessuno tocchi Caino non è il risentimento, ma l'azione e la speranza contro ogni speranza (Spes contra spem). In ogni laboratorio, in ogni visita ispettiva, in ogni firma raccolta, c'è un filo rosso invisibile ma indistruttibile che ci lega. È il tentativo riuscito di fare della mancanza di Marco Pannella una presenza viva, pulsante, che continua a dettare l'agenda della lotta nonviolenta per la giustizia e lo Stato di Diritto. La nuova sede di via della Panetteria è luogo da cui riparte la lotta radicale per l'amnistia, l'indulto e la fine della tortura di Stato.

Il dovere della memoria, il coraggio della riforma: Capaci e l'eredità tradita di Giovanni Falcone

Il 23 maggio non è una ricorrenza come le altre. Per chiunque creda nello Stato di Diritto, nella giustizia e nella libertà dalle mafie, oggi è il giorno del dolore, della memoria e dell'impegno. Sono passati trentaquattro anni da quel tremendo pomeriggio del 1992, quando il tritolo di Cosa Nostra squarciò l'autostrada a Capaci, strappando alla vita Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani.

Come Movimento Radicale - Movimento d'Azione, ci stringiamo oggi intorno al ricordo di quegli eroi, ma la memoria, per noi, non può e non deve ridursi a una sterile sfilata di corone di fiori o a una vuota retorica istituzionale. Il modo migliore per onorare Giovanni Falcone è portare avanti le sue idee e quest'anno, purtroppo, l'Italia ha perso una grandissima occasione per farlo.

La separazione delle carriere: la visione di un magistrato moderno

Spesso la vulgata comune dipinge Falcone come un giustizialista. Niente di più falso! Giovanni Falcone era un magistrato dalla cultura profondamente liberale, un pioniere del diritto che guardava alle democrazie occidentali più avanzate ed è per questo che Falcone era un convinto sostenitore della separazione delle carriere tra magistratura giudicante e magistratura inquirente.

Per Falcone era chiaro che per avere un processo davvero giusto il giudice deve essere un terzo imparziale, equidistante dall'accusa (il PM) e dalla difesa. Diverse volte ha dichiarato che un sistema accusatorio presuppone un pubblico ministero che non abbia più nessun potere proprio sulla libertà del cittadino, che ricerca le prove per l'accusa e non per il giudice, che il pubblico ministero non abbia una mentalità e una cultura comune a quella del giudice. Per Falcone, la separazione delle carriere non era un modo per indebolire i PM, ma lo strumento per rendere la giustizia efficiente, democratica e rispettosa della Costituzione.

Un'occasione mancata: il "No" al referendum costituzionale

Se questo è il patrimonio di idee che Falcone ci ha lasciato, dobbiamo guardare alla realtà di quest'anno con profonda amarezza. L'Italia non ha onorato adeguatamente la memoria del magistrato.

Nei giorni del 22 e 23 marzo 2026, i cittadini sono stati chiamati alle urne per un cruciale referendum costituzionale confermativo che conteneva, tra i suoi punti cardine, proprio quella separazione delle carriere che Falcone auspicava, insieme alla nascita di due CSM distinti. La vittoria del "No" con circa il 53% dei voti ha congelato lo status quo, lasciando il nostro sistema giudiziario ancorato a vecchie logiche.

Votando "No", il Paese ha scelto la via della conservazione, voltando le spalle a quella modernizzazione dell'ordinamento giudiziario per cui Falcone ha pagato il prezzo più alto. È l'ennesima dimostrazione di un'Italia che osanna i suoi martiri nelle commemorazioni ufficiali, ma ne seppellisce le idee non appena queste richiedono il coraggio del cambiamento.

Il nostro impegno: l'azione radicale continua

Noi del Movimento Radicale - Movimento d'Azione non ci stiamo. Non accettiamo l'ipocrisia di chi piange Falcone il 23 maggio e due mesi prima ha preferito difendere l'assetto attuale della magistratura. 

Continueremo a lottare per una giustizia giusta, per il giusto processo e per la separazione delle carriere. Continueremo a denunciare l'immobilismo della politica e la timidezza della società civile davanti alle riforme necessarie.

Il vero altare su cui onorare Giovanni Falcone non è di marmo, ma è fatto di leggi giuste, di aule di tribunale trasparenti e di una democrazia matura. La strada è ancora lunga, ma la nostra azione non si ferma. Per Falcone, per le vittime di Capaci, per l'Italia che verrà.