venerdì 4 settembre 2009

Sofri nonviolento

Sofri ha scelto di rispettare socraticamente la legge fino in fondo, affermando la sua innocenza dall'accusa di essere un mandante di un omicidio ed assumendosi pienamente la responsabilià morale di avere pubblicamente condannato a morte Calabresi con la sua attività pubblicistica ed avendo scelto poi la nonviolenza. Mi pare che tutto ciò in Italia sia raro a vedersi ed implica già solo di per sé buon uso dell'intelletto e coerenza tra pensiero, parola e scelte di vita.
Smettiamo di valutare le cose, come solitamente facciamo da italiani, in base a moralismi accusatori o assolutori o vedendo tutti come se fossimo uguali. Diamo a ciascuno il suo e valutiamo con giudizio.

2 commenti:

il barbaro ha detto...

Mi è sfuggito qualcosa su Sofri? What happened?

maxmex ha detto...

Barbaro,
si vede che non sei di queste parti. I fatti ai quali qui mi riferisco, infatti, non sono nulla di nuovo, solo la sua pluridecennale vicenda giudiziaria, umana e politica. Dalla voce "Adriano Sofri" di Wikipedia.org:

"Sofri è stato condannato a 22 anni di carcere, dopo un lungo e controverso iter giudiziario, quale mandante dell'omicidio del commissario di polizia Luigi Calabresi. Calabresi era stato pubblicamente accusato da Sofri, dalle pagine del giornale Lotta Continua, di essere il responsabile della morte dell'anarchico Giuseppe Pinelli, precipitato da una finestra della Questura di Milano durante l'interrogatorio relativo alla strage di piazza Fontana.
Dagli anni Ottanta, abbandonata la militanza politica, si è dato all'attività di studio e pubblicistica in campo storico-politico con numerosi articoli e saggi. A lungo titolare di una rubrica su Panorama, collabora oggi con La Repubblica e Il Foglio.
Condannato in via definitiva insieme a Giorgio Pietrostefani e Ovidio Bompressi, in seguito alla testimonianza di Leonardo Marino (ex-militante di Lotta Continua), Sofri si è sempre dichiarato estraneo alla vicenda, né ha mai presentato richiesta di grazia. Il 9 gennaio 2009, in una intervista al Corriere della Sera, pur ribadendo la sua innocenza, si è assunto la corresponsabilità morale dell'omicidio."