sabato 22 agosto 2020

Nonviolenza: correlazione tra mezzi e fini

Eccoci all’undicesimo puntata della ormai consueta intervista geolibertaria, con domande di Dario Farinola e risposte di Massimo Messina. Le puntate precedenti sono ai seguenti link:

  1. Torna in vita GeoLib, con un'intervista

  2. Continua l'intervista: liberalismo, liberismo, socialismo, Henry George ed il georgismo

  3. Georgismo, libero mercato, anarchia

  4. Neogeorgismo "geselliano", imposta fondiaria, geolibertarismo

  5. Geolibertarismo, nonviolenza e libero mercato

  6. Anarchia e nonviolenza: due facce della stessa medaglia

  7. Il Partito Libertario di Fabio Massimo Nicosia... e la nonviolenza

  8. Il dittatore libertario di Fabio Massimo Nicosia, la nonviolenza, il libero mercato

  9. Dialogo tra Farinola e Messina sulla nonviolenza

  10. Per la liberazione di ogni specie

 

Facciamo un passo indietro e torniamo nuovamente al tema della nonviolenza come strumento principe di lotta politica. Hai citato strumenti nonviolenti come: l'esempio, l'educazione, la persuasione, lo sciopero, la non collaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile e la formazione di organi di governo paralleli. Ci dai una brevissima spiegazione di ciascuno degli strumenti da te menzionato?

Per quanto riguarda l’esempio: se pensiamo che qualcosa sia sbagliato, non va fatto, se pensiamo che sia giusto, va fatto, kantianamente, sperando anche di venire emulati. Spesso si pensa che se riceviamo un torto, come un’ingiuria, allora siamo legittimati a rispondere ingiuriando e che ciò sia legittima difesa. La contro-offesa non è difesa. Il messaggio implicito in ogni contro-offesa è la legittimazione dell’offendere e quindi se volevamo perseguire la sua delegittimazione stiamo proprio agendo al contrario di come dovremmo. Sulla “persuasione”, possiamo pensare a Capitini, che, con questo termine (ripreso da Carlo Michelstaedter e da Gandhi) indicava la “fede”, sia in senso laico sia in senso religioso (la profonda credenza in determinati valori ed assunti) e tramite essa, la capacità di persuadere gli altri della bontà del proprio ideale. Per quanto riguarda lo sciopero, per un nonviolento esso è inteso nel senso di interruzione del lavoro per adempiere ad un dovere più importante e non deve quindi mai avere come scopo o come effetto danneggiare ingiustamente qualcuno. Il boicottaggio nonviolento è l’azione di rifiuto di utilizzare alcuni beni o servizi, ma sempre non avendo come scopo o effetto danneggiare ingiustamente qualcuno. La disobbedienza civile si inquadra nell’ambito del rapporto con le autorità, sia in senso personale che nel senso di norme che si ritengono in coscienza ingiuste e che quindi ci si rifiuta di applicare, autodenunciandosi anche, per far emergere la questione nell’ambito dell’opinione pubblica. Formare governi paralleli a quelli vigenti può essere una strada da adottare invitando ad unirsi nel dare legittimità al governo rispettoso delle libertà (o maggiormente rispettoso) delegittimando quello vigente o, almeno, tentando di delegittimarlo. Ho voluto qui essere estremamente sintetico, come mi hai chiesto, ma ognuno di questi strumenti, se vuoi, in seguito, possiamo trattarlo più a fondo, come penso che meritino, oppure soltanto, se vuoi, approfondire qualcuno di essi.


In relazione alla mia personale proposta sulla democrazia diretta municipale mi hai detto che non la vedi con occhi di favore perché applicheresti il libero mercato anche qui. Allora facciamo un esempio concreto per focalizzare meglio quello che a parer mio è l'elemento centrale della questione. Ipotizziamo che in una determinata strada si fulmino le luci dei lampioni e alcuni cittadini decidano di porvi rimedio offrendo denaro all'azienda che si occuperà di risolvere il problema. Da quel momento però chiunque potrà beneficiare di questa iniziativa e approfittare della situazione senza aver speso nulla. Trovi corretto tutto questo?

Direi proprio di sì. Nell’ambito di possibili soluzioni di mercato inserirei anche il biasimo nei confronti di comportamenti poco “sociali”. Chi approfitta troppo della generosità altrui finirebbe per avere meno credito sociale, sarebbe penalizzato ed escluso da scambi di mercato che altrimenti potrebbero essere vantaggiosi per lui e quindi la società di conseguenza lo spingerebbe a muoversi verso la collaborazione piuttosto che il contrario, per il suo stesso interesse, in una società in cui ognuno ha la piena responsabilità dei suoi comportamenti e delle sue azioni. Dal mercato, poi, possono nascere anche metodologie di persuasione che coinvolgono i refrattari in maniera del tutto nonviolenta, anche attraverso “premi” che vengono elargiti a chi si comporta in maniera virtuosa, che i promotori di una iniziativa come quella da te ipotizzata potranno anche tenere in considerazione. Possono sorgere, ad esempio, associazioni civiche che danno benefici a chi partecipa a sistemare le luci dei lampioni. Molti commercianti della zona potrebbero pensare a particolari sconti per chi ha contribuito a tali cose, sapendo che se le luci non venivano sistemate ci avrebbero perso economicamente.


Secondo i critici di una società anarchica quest'ultima non funzionerebbe perché in caso di invasione da parte di milizie straniere non ci sarebbe nessuno a proteggere la popolazione. Qual è la tua replica?

Per me anarchia in senso pieno significa nonviolenza ed a aggressioni violente penso che in una società anarchica/nonviolenta si dovrebbe rispondere attraverso la nonviolenza, che implica proteggere gli aggrediti dagli aggressori, anche attraverso l’uso della violenza, se non si riesce ad organizzare un esercito nonviolento, ma se fossimo in una società anarchica nel senso che ho appena espresso una delle cose che ci sarebbe è la capacità di organizzare una difesa nonviolenta.


Le nostre idee sono assolutamente sconosciute alla popolazione. Dato che non possediamo imponenti mezzi di informazione con quali strumenti e modalità dovremo cercare di divulgare quanto più possibile le idee geolibertarie?

La nonviolenza teorica e pratica ha a cuore come centrale la questione della correlazione tra mezzi e fini. Se vogliamo far conoscere l’anarchia intesa nel senso di organizzazione basata totalmente sulle volontà individuali, dobbiamo innanzi tutto agire ognuno di noi in base a tale principio. Se il principio produce buoni frutti, parafrasando il Vangelo, anche chi interagisce con noi potrà incominciare a pensare di agire allo stesso modo.


Quando ho cominciato ad appassionarmi di Georgismo e geolibertarismo per me era assolutamente normale che Terra, acqua, aria e tutte le risorse naturali nascessero come res communis, usando il linguaggio nicosiano. Personalmente soffro parecchio quando penso che negli ambienti liberali e liberisti questa impostazione sia fortemente rigettata. L'ultima verifica l'ho fatta qualche settimana fa nel gruppo di Facebook "Liberali (privato)", gruppo fondato proprio da te. Avevo fatto un sondaggio per testare l'orientamento del gruppo (res communis o res nullius) e il risultato è stato schiacciante a favore della teoria contraria a quella che sosteniamo noi. Secondo te perché nel mondo liberale e in una parte consistente del mondo libertario non si riesca a capire che la teoria della res communis è funzionale proprio alla salvaguardia della stessa libertà individuale?

Credo che dovremmo cercare di comprendere le obiezioni che ci vengono fatte, su cosa si basano e ciò che c’è di buono in esse, quali istanze ci stanno dietro e come rispondere a tali istanze. Spesso c’è mancanza di conoscenza, ignoranza, ma c’è anche altro. Ci può anche essere mancanza di consequenzialità logica, ma anche timore di un’organizzazione più o meno coercitiva, autoritaria, che gestisca la Terra comune. Tu stesso ti definisci anticomunista, eppure la teoria della Terra come res communis è teoria comunista, come si vede dalla stessa parola e dal suo significato. Perché ti definisci anticomunista se non perché il comunismo marxista, che si è impossessato politicamente del termine “comunismo”, è stato una dei peggiori totalitarismi della storia? Il comunismo aveva come scopo la liberazione delle persone dalla sottomissione ad altre persone, ma ciò che ha realizzato è stato una tirannia spietata e fortemente ideologizzata. Di fronte a tutto ciò, sinceramente, da geocomunista ho pensato che dovremmo smontare anche la nostra stessa ideologia, affinché non ci sia neppure mai il rischio che cercando di applicarla ciò che ne venga fuori sia minimamente paragonabile ai totalitarismi. Ecco anche perché non penso più che la Terra sia res communis appartenendo così a tutti noi, bensì che tutti noi apparteniamo alla Terra, che, molto probabilmente, continuerà ad esistere molto dopo l’estinzione del genere umano, almeno vedendo le cose in termini scientifici.

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