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domenica 18 ottobre 2020

Nel solco della cultura, della teoria e della prassi della nonviolenza

Proseguiamo l’intervista geolibertaria, con domande di Dario Farinola e risposte di Massimo Messina. Le puntate precedenti le trovate ai seguenti link:

  1. Torna in vita GeoLib, con un'intervista

  2. Continua l'intervista: liberalismo, liberismo, socialismo, Henry George ed il georgismo

  3. Georgismo, libero mercato, anarchia

  4. Neogeorgismo "geselliano", imposta fondiaria, geolibertarismo

  5. Geolibertarismo, nonviolenza e libero mercato

  6. Anarchia e nonviolenza: due facce della stessa medaglia

  7. Il Partito Libertario di Fabio Massimo Nicosia... e la nonviolenza

  8. Il dittatore libertario di Fabio Massimo Nicosia, la nonviolenza, il libero mercato

  9. Dialogo tra Farinola e Messina sulla nonviolenza

  10. Per la liberazione di ogni specie

  11. Nonviolenza: correlazione tra mezzi e fini

  12. Disobbedienza - anche fiscale - come strumento nonviolento per realizzare il geoanarchismo

  13. Libero mercato: principale strumento nonviolento

  14. Meno violenza ci sarà più anarchia ci sarà

  15. Minore violenza possibile

  16. Libertà totale, che si tratti di aborto, spiagge o qualsiasi altra cosa

  17. Come difendersi dai soggetti pericolosi?

  18. Autori georgisti, geolibertari e dintorni


Parlando del tema carcere hai sostenuto che il carcere è perfettamente inutile perché il crimine è stato già commesso. Allora in che modo si crea un deterrente affinché quel crimine non si verifichi? Hai anche sostenuto che restringere la libertà di un individuo è giustificato se è ragionevole pensare che quella persona possa commettere un crimine. Ma con quali criteri oggettivi puoi limitare la libertà dell'individuo se quell'individuo non ha ancora commesso alcun crimine?

Punire qualcuno per spaventare altri non è idea che mi piace. Punire in sé non è idea che mi piace. Certe punizioni sono spontanee ed altre possono anche emergere dal mercato, senza bisogno di elaborare ingegneria sociale a tavolino. Parlare in generale di crimini, non credo che sia molto utile, perché bisogna vedere che mettiamo nel calderone del termine “crimine”. In generale, come ho già affermato e tu hai ben notato, penso che quando è ragionevole pensare che qualcuno possa essere pericoloso, che possa commettere crimini, quali ad esempio l’omicidio, sarebbe bene per gli altri potersi difendere e quindi anche privargli la libertà. Il caso più semplice è quello di chi minaccia di morte qualcun altro ed è chiaro che non si tratti di uno scherzo. Dovremmo forse aspettare che succeda? La vita della persona e la sua libertà non è già compromessa? Non va salvaguardata? Ho anche affermato che questo potrebbe essere l’unico caso in cui accetterei anche strumenti democratici come quelli usati nell’antica Grecia, come l’uso dell’òstracon. Più che sui criteri oggettivi per stabilire a priori chi è pericoloso, quindi, penso che dovremmo cercare strumenti d’azione di difesa nonviolenta, sempre ricordando che nonviolenza non è un assoluto, ma una ricerca continua della minore violenza possibile in date circostanze.


Parlando di pedofilia e di tutte le problematiche ad essa collegate hai sostenuto che bisogna ripensare al concetto di famiglia dalle sue fondamenta. Che cosa intendi esattamente?

Ho già affermato, in puntate precedenti, forse non troppo esplicitamente (spero ora di rimediare) che famiglia è insieme di persone che tali si sentono, che vogliono prendersi cura vicendevolmente tra loro, se si tratta di adulti. Per quanto riguarda i bambini, essi devono essere considerati figli di chi li ama e li accudisce e non di chi meramente li genera. Sono per una ultrasemplificazione delle adozioni, ma anche per una diffusione dell’idea che nessun genitore biologico solo per essere tale ha dei doveri nei confronti della prole. Ci sono persone che naturalmente sono più adatte di altre a prendersi cura dei minori ed altre persone che possono anche imparare e diventare ottimi genitori, ce ne sono altre che non vorranno neppure esserlo mai, ma pressioni sociali li portano non solo a fare figli, ma anche a prendersi cura di essi e lo faranno controvoglia e trasmettendo principalmente nevrosi e torture psicologiche più o meno grandi, invece che amore. Una diffusione dell’idea che madri e padri non devono necessariamente essere quelli biologici aiuterebbe, insieme ad uno stipendio per chi si occupa dei bambini, perché è lavoro che impegna e stressa (sia in senso negativo che positivo) anche più di tanti altri, pur se ancora socialmente ed economicamente non è ancora adeguatamente riconosciuto come tale.


Da parte di determinati ambienti di estrema sinistra si sostiene la tesi che i Paesi poveri siano stati sfruttati e colonizzati dalle potenze occidentali. Quanto c'è di vero in questa teoria? Qual è la tua opinione sul fatto che le multinazionali con la complicità di determinati regimi utilizzi le risorse naturali di un determinato Paese senza che lo sfruttamento delle stesse vada a vantaggio della popolazione?

Molti paesi poveri sono stati colonizzati e sfruttati dall’Occidente e ciò non è tesi di estrema sinistra, ma storia. Che alcune multinazionali, poi, sfruttino le risorse naturali di alcuni Paesi a scapito delle popolazioni locali, è pure un dato di fatto ed è una di quelle cose che un geolibertario non può non contrastare. Il capitalismo reale va a braccetto con le tirannie sparse per il globo e noi geolibertari vogliamo riorganizzare il mondo in maniera volontaristica e tale per cui le risorse della natura vadano a beneficio di ognuno, nessuno escluso. Il principio è questo e sembra che le modalità attraverso le quali perseguire quest’obiettivo possano anche essere molteplici. Si tratta, quindi, anche di trovare lo strumento o gli strumenti più adatti per tale obiettivo ed essi vanno cercati nel solco della cultura, della teoria e della prassi della nonviolenza.


Passo ad un argomento di attualità. Faccio l'avvocato del diavolo: l'obbligo di indossare la mascherina per strada in relazione al problema COVID19 è un atto libertario perché tutela la libertà di chi non desidera essere contagiato. Cosa mi rispondi a riguardo?

Per strada e ad adeguata distanza dagli altri, assolutamente no, è una baggianata. In generale, sono per un’anarchia dei doveri, della responsabilità e non sapendo se sono contagioso o meno penso che, da anarchico, da persona che vuole tutelare la libertà propria ed altrui, non posso anche responsabilmente indossare la mascherina. Così come non mi metto a dare schiaffi anche quando ne avessi voglia verso qualcuno, allo stesso modo non mi avvicino ad un altro, in un momento in cui c’è un epidemia in corso che lo potrebbe portare in ospedale o potrebbe portare in ospedale chi interagisce con lui. Credo che saremo più credibili come anarchici quando saremo visti come anche più responsabili degli altri piuttosto che meno responsabili, non volendo imporre nulla a nessuno se non il rispetto della stessa libertà e quindi viene da sé una ferrea intransigenza verso noi stessi, per la tutela della libertà propria ed altrui.


Nel variegato mondo della destra, ivi compresa la destra libertaria, si sostiene che l'Islam in quanto tale è incompatibile con i valori dell'Occidente. Partendo da questo presupposto concettuale si sostiene che la libertà di circolazione totale possa a lungo termine costituire un vero e proprio suicidio culturale perché saremmo invasi da gente che non conosce il valore della libertà. Cosa rispondi a riguardo?

Sostengo da anni di essere anche islamico e sono innamorato dei valori di libertà dell’Occidente. Ritengo mazzinianamente che ogni tradizione culturale, religiosa, spirituale di ogni popolo abbia una sorta di missione per il resto del mondo. Purtroppo, però, nel mondo islamico c’è un evidente cancro che sta dilagando, negli ultimi decenni, che sta devastando il mondo islamico stesso ed alcune metastasi di tale cancro sono ormai presenti anche nell’Occidente e l’Occidente ha il dovere di salvaguardarsi, di difendersi. La libertà di circolazione, che io sostengo, quindi, secondo me può avere dei limiti dovuti alla difesa delle libertà individuali. Non ho ancora visto, però, seri studi di questi fenomeni, ad esempio, su come aumentino certi reati all’aumentare della provenienza dell’immigrazione da un luogo piuttosto che da un altro. Di certo, da amanti della libertà, dovremmo porci seriamente anche queste questioni contrastando fenomeni di erosione dello Stato di diritto, perché siamo anarchici di tradizione liberale che sanno che se lo Stato di diritto viene eroso da legislazione di stampo teocratico facciamo passi indietro e non avanti se la nostra meta è l’anarchia e quindi difendiamo lo Stato di diritto, da libertari, da anarchici che vivono in questo mondo, pragmaticamente. Altri tipi di anarchia, non mi possono interessare, perché di fatto nemici della libertà.

domenica 20 settembre 2020

Minore violenza possibile

Eccoci alla quindicesima puntata dell’intervista geolibertaria, con domande (e non solo domande) di Dario Farinola e risposte (e non solo risposte) di Massimo Messina. Le puntate precedenti le trovate ai seguenti link:

  1. Torna in vita GeoLib, con un'intervista

  2. Continua l'intervista: liberalismo, liberismo, socialismo, Henry George ed il georgismo

  3. Georgismo, libero mercato, anarchia

  4. Neogeorgismo "geselliano", imposta fondiaria, geolibertarismo

  5. Geolibertarismo, nonviolenza e libero mercato

  6. Anarchia e nonviolenza: due facce della stessa medaglia

  7. Il Partito Libertario di Fabio Massimo Nicosia... e la nonviolenza

  8. Il dittatore libertario di Fabio Massimo Nicosia, la nonviolenza, il libero mercato

  9. Dialogo tra Farinola e Messina sulla nonviolenza

  10. Per la liberazione di ogni specie

  11. Nonviolenza: correlazione tra mezzi e fini

  12. Disobbedienza - anche fiscale - come strumento nonviolento per realizzare il geoanarchismo

  13. Libero mercato: principale strumento nonviolento

  14. Meno violenza ci sarà più anarchia ci sarà


Hai più volte sostenuto che anarchia è nonviolenza. Dato che c'è una continua discussione su cosa sia anarchico e cosa invece non lo sia, come ti poni in relazione a quei movimenti antagonisti in Italia e all'estero che utilizzano sistematicamente la violenza contro i cosiddetti "centri del potere politico e finanziario" come strumento di lotta?

Nonviolenza non è qualcosa che c'è o non c'è, ma qualcosa che può esserci di più o di meno. È una ricerca continua della minore violenza possibile al dato momento. Se, però, si usa "sistematicamente la violenza" come ci si può immaginare che facilmente si possa smettere tale abitudine, al di là delle specifiche circostanze? Un anarchico che usa sistematicamente la violenza è per me come un vegetariano che mangia regolarmente carne, come un corridore che neppure cammina o lo fa a stento, come un cuoco che a stento mette la pentola sul fuoco e se prova a cucinare, avvelena chi mangia ciò che egli ha preparato. Ciò che questi sedicenti anarchici diffondono è, appunto, veleno e discreditano pure l'idea di anarchia. Purtroppo tale veleno è presente nella storia dell'anarchismo fin dalle sue origini, ma è veleno di cui dovremmo allontanarci e bandirlo per sempre, da anarchici analitici e consequenziali.


Hai anche sostenuto che il libero mercato per essere veramente tale ha bisogno che i cittadini siano realmente informati su quello che acquistano e che non siano in cattività economica. Partendo da quest'ultimo concetto ti dichiari anche socialista perché consideri il libero mercato strumento di giustizia sociale. Dato che condivido perfettamente questa tua impostazione, perché allora ti dichiari contrario all'introduzione dell'utile universale nicosiano che permetterebbe la liberazione totale dal bisogno e che rappresenterebbe un formidabile salvagente sociale in grado di poter offrire agli outsiders la possibilità concreta di entrare a far parte di un determinato circuito economico ed abbattere di conseguenza le posizioni dominanti?

Non sono in assoluto contrario all'utile universale, ma penso che distribuire soldi significa avere in mano la distribuzione di potere e chi avrebbe in mano tale compito, in pratica, potrebbe facilmente cadere nella tentazione di trattenere nelle sue mani tali soldi, più di quanto gli sarebbe dovuto in base agli eventuali accordi con gli altri. Come su ogni cosa, anche sull'utile universale, penso che se lo si persegue e lo si raggiunge attraverso il consenso volontario di ogni persona che ne sarebbe coinvolta, non potrei che vederlo come perfettamente anarchico e lo vedrei di buon occhio. Non sarebbe altro se non la realizzazione del comunismo in Terra attraverso la nonviolenza. L'idea di Nicosia mi è sembrata un'ottima idea, finché non ho pensato che si potesse raggiungere lo stesso scopo attraverso vie più semplici, vie che non contemplino nessuna redistribuzione, e quindi meno pericolose in termini di libertà individuali.


In relazione al delicato tema dei vaccini in riferimento ai diritti dell'infanzia hai suggerito un'idea che mi piace e cioè che dal basso possano nascere delle associazioni che, raccogliendo fondi su base volontaria, possano offrire un contributo economico a quelle famiglie che decidano di vaccinare i propri figli. Mutatis mutandis, come tu stesso hai sottolineato, la stessa cosa può avvenire con associazioni che si oppongono ai vaccini. La domanda che ti faccio è questa: nel caso in cui un bambino dovesse subire un danno da un mancato vaccino (ipotesi statisticamente più probabile rispetto a quella contraria) come reagisce una società libertaria? Quale soggetto chiederà i danni a quella famiglia?

Ogni persona che si sentisse danneggiata. La morte o anche solo l'invalidità o la malattia di ogni persona è danno anche verso ogni altra persona che lo ama, che lo conosce o anche solo che avrebbe potuto interagire con la vittima e non ha potuto o ha potuto in maniera molto differente rispetto a come sarebbe stato nel caso di una persona sana. Se la persona non può oggettivamente difendersi da sé, per vari motivi, tra cui la minore età e di conseguenza la minore capacità psicofisica, altre persone sono legittimate a difenderlo, a tutelarne gli interessi e per me ognuno può prendere questo tipo di iniziative e tanto più una persona si dimostra nei fatti capace di tutelare gli interessi di un minore o di una persona incapace di autotutelarsi, tanto più gli altri dovrebbero riconoscergli lo status di genitore/tutore, anche dandogli dei soldi, perché occuparsi degli altri è un lavoro ed è lavoro di cui beneficiano in tanti se non in tutti.


Sempre parlando di infanzia, voglio toccare un argomento estremamente delicato, oggetto anche di battaglie radicali: la mutilazione genitale femminile. Come la si combatte nel tuo modello geolibertario di società?

Diffondendo informazione, cultura, rispetto. Stigmatizzando la violenza, le mutilazioni, nel caso specifico. La prima violenza, a mio avviso, è l'idea che i genitori biologici debbano per forza occuparsi dei minori... Se si diffonde l'idea che se ne possono e debbano occupare in misura della volontà che hanno di farlo, aiutati da tutti coloro che intendano aiutarli, penso che anche la morbosità con la quale imponiamo assurdità alla prole verrebbe per lo meno ad attenuarsi e comunque non immagino mai un futuro in cui tutto va per il verso giusto, senza alcun problema. Ci sarà sempre da battersi per qualcosa, per liberare qualcuno, per impedire violenze... Ci sarà sempre da fare qualcosa, singolarmente o unendosi agli altri, per migliorare le condizioni di vita proprie o altrui.


Altro tema riguardante i diritti dell'infanzia, questa volta però rispetto ad un'altra questione sociale: i figli dei rom costretti a rubare. Quale soluzione libertaria ritieni possa essere la migliore a riguardo? Sempre a proposito di rom, ritieni giusto in un'ottica meramente georgista che queste persone occupino sistematicamente una porzione di terra senza corrispondere nulla alla società?

Sinceramente conosco così poco l'argomento che non mi sembra il caso di trattarlo. Vorrei che, se ne sai di più, portassi dei dati precisi. I figli minori dei rom rubano in percentuali significativamente maggiori degli altri? Ci sono analisi di tale fenomeno? Che ci dicono tali analisi? Per minori, che si intende, poi? Da quale età? Sulla terra occupata dai rom, sinceramente, non comprendo in cosa dovrebbe differire da quella occupata dagli altri. Ognuno dovrebbe pagare per il suolo che occupa e la mia idea è che tale pagamento avvenga attraverso un tasso di deperimento della moneta, da stabilirsi sul mercato.

domenica 13 settembre 2020

Meno violenza ci sarà più anarchia ci sarà

Proseguiamo l’intervista geolibertaria, con domande (e non solo domande) di Dario Farinola e risposte (e non solo risposte) di Massimo Messina. Le puntate precedenti le trovate ai seguenti link:

  1. Torna in vita GeoLib, con un'intervista

  2. Continua l'intervista: liberalismo, liberismo, socialismo, Henry George ed il georgismo

  3. Georgismo, libero mercato, anarchia

  4. Neogeorgismo "geselliano", imposta fondiaria, geolibertarismo

  5. Geolibertarismo, nonviolenza e libero mercato

  6. Anarchia e nonviolenza: due facce della stessa medaglia

  7. Il Partito Libertario di Fabio Massimo Nicosia... e la nonviolenza

  8. Il dittatore libertario di Fabio Massimo Nicosia, la nonviolenza, il libero mercato

  9. Dialogo tra Farinola e Messina sulla nonviolenza

  10. Per la liberazione di ogni specie

  11. Nonviolenza: correlazione tra mezzi e fini

  12. Disobbedienza - anche fiscale - come strumento nonviolento per realizzare il geoanarchismo
  13. Libero mercato: principale strumento nonviolento


Nell'ultima delle tue risposte della puntata precedente hai sostenuto che non credi affatto all'idea che possa esserci un passaggio gestito dall'alto verso l'anarchia e addirittura in modo piuttosto severo hai dichiarato che certi atteggiamenti non siano neppure degni di ipotesi di scuola. Se da nonviolenti escludiamo la lotta armata come si raggiunge l'anarchia?

Perseguire una società basata sull’assenza di coercizione attraverso la coercizione è come voler evitare di bagnarsi mettendosi sotto la doccia ed aprendo il suo rubinetto. L’anarchia è assenza di coercizione nell’organizzazione sociale e quindi va perseguita attraverso la riduzione della coercizione, della violenza. Meno violenza ci sarà più anarchia ci sarà. Una società più violenta è, meno anarchica è. In uno slogan: nonviolenza unica via per l’anarchia! Ogni volta che evitiamo di offendere chi ci ha offeso, ogni volta che interveniamo impedendo a qualcuno di prevaricare su qualcun altro, ogni volta che smontiamo un pezzo di potere costituito, ogni volta che ci liberiamo da costrizioni sociali, ogni volta che prendiamo coscienza di una costrizione… stiamo facendo un passo (più o meno grande) verso l’anarchia.


In una conversazione su Facebook una ragazza mi diceva testualmente che il libero mercato non è un sistema che fa del bene all'economia e per accreditare questa teoria citava l'agricoltura. Sosteneva che alcuni pomodori andrebbero in malora perché produrre i pomodori in Italia costa un tot e quindi sul mercato hanno un tot come prezzo; in altri Stati i costi sono inferiori e quindi gli agricoltori italiani verrebbero danneggiati. Citava anche (esempio che considero più interessante) la tutela del made in Italy che verrebbe impoverito dalle imitazioni provenienti dai paesi in via di sviluppo. Come replichi a questa ragazza su entrambi questi esempi? A proposito di made in Italy con quali strumenti pensi possa essere tutelato in un modello privo della presenza dello Stato?

 

Parto dall’idea internazionalista ed umanista che gli agricoltori italiani non debbano essere tutelati più di altri, solo perché sono italiani. Perché in Italia i prezzi sono maggiori? L’Italia deve continuare a produrre ciò che non viene richiesto dal mercato? Il libero mercato danneggia sì qualcuno. Danneggia coloro che in sua assenza sono tutelati, ma la loro tutela è basata sulla coercizione, attualmente, essendo basata su “aiuti” pubblici che vengono dalle finanze pubbliche, che vengono dalle entrate pubbliche, estorte con la violenza ai cittadini. È un sistema basato sulla violenza ed in un tale sistema qualcuno ha dei vantaggi che verrebbero meno in un regime di pieno libero mercato. Rimettere tutto al mercato significa rimettere tutto alle responsabilità individuali. Se una buona parte degli italiani – e anche non italiani - ritiene che l’agricoltura italiana ed in generale tutto ciò che viene prodotto in italia debba essere tutelato, innanzi tutto potrebbe decidere di comprare beni e servizi italiani di qualità ed anche finanziarli al di là degli acquisti. Ciò a cui penso spesso è la liberazione delle risorse che vi sarebbe in assenza di coercizione. Finché metà di ciò che si guadagna viene estorta dallo Stato diventa più difficile anche immaginare organizzazioni alternative allo stesso Stato. Quando uno è in catene può immaginare vagamente cosa sia essere libero, quando si libera da esse può esplorare il mondo, con tutti i rischi, i pericoli e le opportunità che tale esplorazione comporta. Sui prodotti italiani penso che la qualità italiana sia tale che non ha bisogno di tutele dall’alto. Verrà sempre apprezzata a livello mondiale, finché la qualità sarà alta e così ci saranno clienti tra le fasce sociali che cercano la qualità, di diversi Paesi del mondo.


Prendo spunto dal tema agricoltura affrontando un argomento che mi sta molto a cuore, se non altro perché è in diretta correlazione con la tutela ambientale e la conservazione delle biodiversita. Qual è la tua posizione in merito all'utilizzo dei pesticidi in agricoltura? Nel caso in cui la tua opinione fosse negativa, in che modo affronteresti il problema nel tuo modello geolibertario di società?

Sinceramente non sono così ferrato in materia da avere un’opinione ben informata sull’uso dei pesticidi. Sulla questione, se ne sai di più, ti chiedo di portare anche qui nel blog le informazioni che hai. In generale penso che, appunto, ciò che dovremmo cercare di fare è diffondere quanta più informazione possibile e quanta più giustizia sociale possibile (senza coercizione alcuna). Solo chi è ben informato e non è in cattività economica può liberamente scegliere ciò che è meglio per lui. Se uno ha uno stipendio misero e/o non ha accesso all’informazione, come fa a scegliere? Sarà costretto a comprare solo ciò che gli è accessibile. Ciò può mai essere chiamato “libero mercato”? Finché ci saranno intere masse umane nel globo in tali condizioni, parlare di libero mercato senza comprendere che esso significa anche liberazione dal bisogno, giustizia sociale, allora è parlare di astrazioni metafisiche che nulla hanno a che fare con la società reale nella quale viviamo. Ecco perché, anche, mi dico socialista, nel suo senso originario, ritenendo il libero mercato strumento anche di giustizia sociale, ma pensando che nessun vero libero mercato possa essere realizzato solo formalisticamente, perché non può esserci nessun libero incontro di volontà se qualcuno è sazio e ne ha anche da buttare e qualcun altro ha fame.


Sempre a proposito di tutela ambientale qual è la tua posizione in merito al 5G di cui tanto si sta discutendo ultimamente e sulle onde elettromagnetiche in generale? Come andresti a "governare" il fenomeno nel tuo modello geolibertario?

Anche su tale argomento, non essendo un esperto in materia, non mi esprimo nel merito. I fenomeni, in generale, ribadisco, vanno governati attraverso la diffusione dell’informazione ed il rispetto delle scelte individuali di ognuno. Di fronte a cose che hanno tali impatti su intere masse umane, ancor di più deve essere posta la dovuta attenzione alla diffusione dell’informazione, alla sua accessibilità ed anche al rispetto delle libertà individuali. Penso anche che il mutualismo possa ridurre certi impatti. Da pochi anni, ad esempio, abbiamo tutti questi router WIFI nelle nostre case. Il sovrapporsi di queste onde può farci male? Non possiamo avere riscontri di lungo periodo, ancora, su questa questione e se nei condomini, come per le antenne centralizzate della TV, ci si mettesse d’accordo per condividere la connessione, su base volontaria, ovviamente? Così si potrebbero ridurre l’impatto di certe onde. Credo che un maggiore dibattito su tali argomenti possa solo essere positivo.


Adesso affrontiamo un argomento che per la sua complessità affronteremo anche nella prossima puntata: i diritti dell'infanzia in relazione ai vaccini e allo sfruttamento minorile. Partiamo dal primo argomento: innanzitutto, qual è la tua posizione sui vaccini e soprattutto in che modo andrebbe tutelato il bambino? Sfruttamento minorile: nel tuo modello geolibertario di società in che modo verrebbe debellata questa piaga sociale?

Proprio perché non sono un esperto sulle questioni mediche, mi affido agli esperti e tra essi mi affido a quelli che mi sembrano più autorevoli, più credibili, e così facendo non posso che giungere all’idea che i vaccini facciano statisticamente molto più bene che male. Invito tutti a leggere “Quando i numeri ingannano - Imparare a vivere con l'incertezza” di Gerd Gigerenzer, testo che dovrebbe essere studiato dai ragazzi delle scuole medie, a mio modesto parere. Il libro di questo autore tedesco ci mostra, tra l’altro, come non esista qualcosa, non solo in medicina, in ambito umano, che possa non avere controindicazioni e che dobbiamo valutarne i rischi, scientificamente, ed imparare a decidere in base a tali rischi. Premesso ciò, da vaccinista, in sintesi, sono contro qualsiasi imposizione vaccinale. I vaccini devono essere presi assolutamente su base volontaria.

Il tema dei minori, che sollevi, è fondamentale, importantissimo e delicato, anche per noi anarchici. Chi è autorizzato a decidere per essi? Non è per nulla questione semplice. Sono per una semplificazione delle adozioni, ma anche per un maggiore controllo sociale su tali cose… Tendenzialmente penso che i genitori debbano essere considerati coloro che allevano i bambini e che non ci debba essere alcuna pressione sociale che obblighi i genitori biologici a prendersi cura della prole. I genitori, così intesi, sono coloro che penso debbano poter scegliere per la loro prole. Ribadisco: sono contrario alla pressione sociale che impone ai genitori biologici di occuparsi dei figli. Al contrario, poi, sono per forme di stipendio sociale per coloro che si prendono cura con successo, dei bambini. Si dovrebbe diffondere una sorta di gara a raccogliere fondi per chi cresce bene i minori, perché è un vero e proprio lavoro che impegna a tempo pieno, specialmente nel primi anni di vita. Se proprio c’è da distribuire la rendita fondiaria penso che aveva ragione Silvio Gesell che scrisse che andava data alle madri, per liberarle dall’oppressione del matrimonio come istituto patriarcale. Estendo l’idea a tutti coloro che si occupano a tempo pieno dei minori, che siano madri o padri e non intendendo “madri” e “padri” in senso biologico. Rimetterei comunque anche questa cosa al mercato, nel senso che in una società liberata come quella che immagino ed auspico ognuno decide verso quali genitori indirizzare fondi e così ci potrebbe essere una sorta di “controllo” sociale sui genitori più virtuosi. Magari così i vaccinisti finanzierebbero il fondo dei genitori vaccinisti e gli antivaccinisti quello dei genitori antivaccinisti, tornando alla questione vaccini… E così sarebbe anche più facile individuare chi è vaccinato e chi no e così decidere chi frequentare e chi no, o, meglio, come frequentare qualcuno, con quali eventuali misure di sicurezza, sulla base anche di queste informazioni.

Sullo sfruttamento dei minori, penso che l’evoluzione culturale e sociale funziona a prescindere dalle leggi statali, spesso. Nel senso che una volta che una società è matura su certi temi, non è di certo con le leggi positive che si tutelano certe cose, ma attraverso i comportamenti individuali diffusi a livello di massa. Se, ad esempio, in Europa si abolissero da un giorno all’altro tutte le norme di tutela dello sfruttamento minorile, mi sembra improbabile che si diffonderebbero comportamenti come quelli descritti abilmente da Charles Dickens nel suo celebre romanzo "David Copperfield".

sabato 5 settembre 2020

Libero mercato: principale strumento nonviolento

Siamo alla ormai consueta puntata dell’intervista geolibertaria, con domande di Dario Farinola e risposte di Massimo Messina. Le puntate precedenti le trovate ai seguenti link:

  1. Torna in vita GeoLib, con un'intervista

  2. Continua l'intervista: liberalismo, liberismo, socialismo, Henry George ed il georgismo

  3. Georgismo, libero mercato, anarchia

  4. Neogeorgismo "geselliano", imposta fondiaria, geolibertarismo

  5. Geolibertarismo, nonviolenza e libero mercato

  6. Anarchia e nonviolenza: due facce della stessa medaglia

  7. Il Partito Libertario di Fabio Massimo Nicosia... e la nonviolenza

  8. Il dittatore libertario di Fabio Massimo Nicosia, la nonviolenza, il libero mercato

  9. Dialogo tra Farinola e Messina sulla nonviolenza

  10. Per la liberazione di ogni specie

  11. Nonviolenza: correlazione tra mezzi e fini

  12. Disobbedienza - anche fiscale - come strumento nonviolento per realizzare il geoanarchismo

 

Nella scorsa puntata, parlando della mia teoria sulla democrazia diretta municipale, dinanzi alla mia osservazione sull'esistenza di diverse opzioni per l'utilizzo di una determinata area comunale, hai sostenuto che una soluzione adeguata possa essere "l'acquisto del consenso". Cosa intendi esattamente e soprattutto ci fai qualche esempio concreto?

Intendo che ognuno che crede sia valida un’opzione si organizzerà come meglio crederà ed i vari “partiti” che così emergeranno dal basso sulla questione avranno più o meno potere contrattuale per tentare di vincere il dissenso sulla propria opzione, sul mercato. Ci sarà una vera e propria trattativa e quindi si concederà qualcosa in cambio del consenso su quella che si ritiene l’opzione da preferire, per qualsiasi motivo la si preferisca. Detto in poche parole: rimettere tutto sul mercato, se si tratta di un bene comune, perché mai si dovrebbe a priori preferire la scelta a maggioranza su ogni questione relativa a tale bene comune? Perché non cercare di conquistare l’assenso di ognuna delle persone coinvolte? Se ci si rende conto del fatto che non è facile una scelta unanime, perché non provare a fare delle trattative che potrebbero anche fare meglio emergere i motivi del dissenso? Se poi non si raggiunge nessun accordo, si può anche decidere insieme di decidere a maggioranza e l’esperienza può anche portare a decidere a maggioranza su diverse questioni, ma perché darlo per scontato a priori? Un esempio di scelta effettuata attraverso il libero mercato piuttosto che attraverso la democrazia municipalista, sinceramente, non mi viene, ma se parti da una questione specifica tu, magari anche una di quelle che hai accennato in precedenza, posso provare ad immaginare come andrebbe in una situazione di libero mercato piuttosto che con una scelta a maggioranza.

 

Parlando di ambiente sta tornando nuovamente di moda discutere di nucleare. Premesso che ovviamente non sono un tecnico della materia e non pretendo nemmeno da te risposte di siffatta natura, qual è la tua opinione a riguardo? Considera che soprattutto da un certo mondo liberista si finge ipocritamente di non sapere che a finanziare il nucleare dovrebbe essere lo Stato che investirebbe un bel po' di denaro a riguardo. Quali sono a tuo modo di vedere vantaggi e svantaggi di una scelta in favore del nucleare? 

Non ho nulla ideologicamente contro l’energia nucleare. Sono un antinuclearista pragmatico: nel senso che se mi si dimostra che, appunto, si può realizzare impianti di produzione di energia dalla scissione (o dalla fusione) dell’atomo che siano umanamente sicuri e le cui scorie possano essere verosimilmente smaltite in modo da non provocare danni insopportabili ed insostenibili a noi ed alle generazioni future, posso dare il mio assenso all’energia nucleare. Ovviamente tutto ciò che ho appena scritto, per me dovrebbe essere nel libero mercato e non nelle mani dello Stato. Senza quest’ultimo non ce la si fa? Allora potremo benissimo fare a meno anche dell’energia nucleare, dato che lo Stato, anche quando fa una cosa giusta, il prezzo da pagare è sempre violenza più o meno grande, in un modo o in un altro.

Sempre a proposito di ambiente, è un dato scientifico accertato che gli allevamenti intensivi rappresentino la seconda causa per inquinamento, oltre che ovviamente luogo di morte e violenza per gli animali. Considerando che ci tieni moltissimo a definirti "nonviolento", oltre alla mia personale proposta da te molto apprezzata su di una raccolta fondi volontaria che possa servire a convincere quel tipo di imprenditore a convertire la propria attività, hai anche altre proposte di natura libertaria per ovviare all'esistenza di questo problema? 

Innanzitutto diffusione di informazione su quelle realtà, che si dovrebbe rendere le più trasparenti possibili, per fare conoscere, poiché aveva ragionissima Einaudi quando affermava che bisogna “conoscere per deliberare”, per scegliere ed una delle scelte da fare, come scelta politica, è la scelta di ciò che mangiamo, essendo consapevoli di cosa “alimentiamo” alimentandoci. Sembra solo un gioco di parole, ma è molto di più. Ogni boccone di cibo che entra nella nostra bocca provoca nella nostra società reazioni economiche tali per cui certe realtà macchiate di lacrime, sangue, torture ed orrori vari continuino piuttosto che vengano contrastate. Ciò dal punto di vista etico di base. Poi c’è la questione, pure etica, dell’inquinamento, che è pure etica perché l’inquinamento non è una cosa astratta e lontana rispetto agli umani, bensì è relativa a noi umani, nel senso che definiamo inquinato un ambiente che diventa più ostile a noi umani, in un modo o in un altro, attraverso emissioni umane. Detto in parole semplici: l’inquinamento è umanità che si fa del male da sé. Maggiore diffusione dell’informazione e dei comportamenti che limitano le emissioni inquinanti, come le scelte alimentari, credo siano ormai doverose e nel mio anarchismo dei doveri ci metto anche il dovere di diffondere informazione e di effettuare scelte alimentari sempre più consapevoli e nonviolente.

 

Nel mondo libertario, indipendentemente dalle sue declinazioni, esiste un argomento controverso: il libero possesso di armi. Qual è la tua posizione a riguardo e soprattutto quali sono a tuo parere i pro e i contro?

Le armi nascono e vengono usate per fare del male, per essere più efficaci ed efficienti nel ferire o addirittura uccidere. Se mi dico nonviolento è perché voglio evitare la violenza o, meglio, ridurla il più possibile. La ratio dell’esistenza dello Stato è, nella teoria hobbesiana, che nessuno usi la violenza se non lo Stato, che ne diventa monopolista per la tutela di tutti. Visto che lo Stato altro non è che un’organizzazione umana, ci sarà un gruppo di persone armate ed una moltitudine disarmata. L’idea dei “libertari” a favore del libero possesso delle armi è che è meglio che ognuno si possa armare, per evitare di divenire facile preda dell’élite al potere. Come dare loro torto, specialmente dopo gli orrori del secolo scorso? La questione di fondo, però, per me è che finché ci saranno armi di offesa e li si userà per ferire o uccidere non si potrà certamente dire di essere per la libertà. Nello stesso momento in cui stai puntando una pistola alla fronte di qualcuno, stai viziando la sua volontà. Si obietta che è differente usare le armi come offesa o come difesa. Per me un’arma da fuoco, un’arma che ferisce e/o uccide è sempre un’arma di offesa, non è uno scudo, che protegge, ma perfora un corpo per ferirlo nei sui organi interni anche avendo in certi casi lo scopo di ucciderlo. In certi casi non nego neppure che si debba giungere ad uccidere per difendere gli aggrediti dagli aggressori, ma dovrebbe essere l’ultima ratio e comunque essendo consapevoli che quella che si sta usando sia la minore violenza possibile, magari in quella circostanza specifica.

 

Adesso affrontiamo un argomento che ultimamente mi sta stuzzicando parecchio. In fase di passaggio dall'attuale modello statale ad un sistema geolibertario quale destino toccherebbe alle aziende statali, parastatali e partecipate? Preferisci privatizzarle e distribuire ai cittadini il ricavato della vendita oppure preferisci trasformare quelle aziende in delle public company in maniera tale che il profitto possa andare a vantaggio dei cittadini stessi? 

Per come mi poni la questione, mi pare molto meglio la seconda opzione, perché se si parla di privatizzazione in fase di passaggio verso l’anarchia, immagino che intendi che ci sia ancora lo Stato e che sia quest’ultimo che privatizza. Immagino che accadrebbe così come in quasi ogni privatizzazione di cui abbiamo assistito negli ultimi decenni, cioè con aziende che hanno beneficiato, a scapito dei consumatori e di altre aziende, della privatizzazione, che è stata tale, ma senza essere una liberalizzazione. Vi è da dire, poi, che non credo affatto che possa esserci una fase di passaggio gestita dall’alto verso l’anarchia. Magari potrebbe esserci un percorso in cui ci siano sinergie positive dall’alto e dal basso, ma se si pensa esclusivamente ad una fase di passaggio gestita dallo Stato per fare autoestiguere quest’ultimo, credo che questo tipo di ragionamenti possano solo essere ragionevolmente essere considerati come vagheggiamenti totalmente velleitari, non aventi probabilmente neppure dignità di ipotesi di scuola.

domenica 30 agosto 2020

Disobbedienza - anche fiscale - come strumento nonviolento per realizzare il geoanarchismo

Eccoci alla dodicesima puntata dell’intervista geolibertaria, con domande (e non solo domande) di Dario Farinola e risposte (e non solo risposte) di Massimo Messina: dialogo, confronto tra geolibertari, sulla nonviolenza, sul municipalismo, sul “comunismo” e sulla tutela ambientale. Le puntate precedenti le trovate ai seguenti link:

  1. Torna in vita GeoLib, con un'intervista

  2. Continua l'intervista: liberalismo, liberismo, socialismo, Henry George ed il georgismo

  3. Georgismo, libero mercato, anarchia

  4. Neogeorgismo "geselliano", imposta fondiaria, geolibertarismo

  5. Geolibertarismo, nonviolenza e libero mercato

  6. Anarchia e nonviolenza: due facce della stessa medaglia

  7. Il Partito Libertario di Fabio Massimo Nicosia... e la nonviolenza

  8. Il dittatore libertario di Fabio Massimo Nicosia, la nonviolenza, il libero mercato

  9. Dialogo tra Farinola e Messina sulla nonviolenza

  10. Per la liberazione di ogni specie

  11. Nonviolenza: correlazione tra mezzi e fini


Nella scorsa puntata tra le tante forme di lotta nonviolenta hai citato la creazione di governi paralleli. Trovo estremamente interessante questa opzione come trovo altrettanto interessante l'opzione, da te non menzionata, della disobbedienza fiscale di massa. Pur avendo noi moderni a disposizione strumenti di comunicazione potenzialmente rivoluzionari come i social network, rimane il dato di fatto oggettivo che la televisione è lo strumento mediatico per eccellenza e questo strumento è in mano all'establishment politico-economico dominante. Come credi sia possibile organizzare dal basso un governo parallelo o una disobbedienza fiscale di massa se partiamo da questa oggettiva situazione di svantaggio?

Fai bene ad esplicitare la “disobbedienza fiscale”, ma non è vero che non l’ho menzionata, perché fa parte della (da me citata) disobbedienza civile, nell’ambito della teoria e della prassi della nonviolenza. Fai bene, ribadisco, perché la violenza dello Stato si esplica principalmente attraverso la vessazione fiscale, oggi più che nei tempi passati, per i suoi livelli ormai parossistici.

Per rispondere alla tua domanda, pensiamo a come usiamo i social network. Li usiamo per mostrare adeguatamente le nostre idee? Per renderle accattivanti? Abbiamo sempre rispetto per i nostri interlocutori? Per chi non la pensa come noi? Per chi critica i nostri contenuti (magari senza neppure conoscerli)?

Sulla televisione penso che sia strumento di potere che ha sempre meno potere. Sempre meno persone la guardano e per sempre meno tempo...

La nonviolenza è anche scoperta (o riscoperta) delle potenzialità, anche mediatiche, di ogni singolo individuo. Ognuno di noi cerchi di fare tutto ciò che reputa veramente giusto, con responsabilità, pensando a quali saranno le conseguenze di ogni singola sua azione, anche minima. Il mio, infatti, è gandhianamente un anarchismo del senso del dovere.


Tornando alla mia personale teoria sulla democrazia diretta municipale hai sostenuto che affidando la gestione del territorio al libero mercato non ci sarebbe il rischio da me paventato che alcuni cittadini possano sfruttare in modo parassitario l'impegno civico di altri; hai citato il biasimo come disincentivo sociale e hai ipotizzato che possano nascere dal basso associazioni civiche che possano premiare sia economicamente sia attraverso la "moneta reputazionale" (espressione nicosiana) tutti quei soggetti che s'impegnino a valorizzare il territorio. Ipotizziamo che tutto questo possa essere sufficiente (personalmente nutro dei dubbi a riguardo) c'è però un altro problema da tener presente. Il territorio di una città ha bisogno di pianificazione e da questo punto di vista ci ricolleghiamo al tema del CONSENSO SOCIALE per l'utilizzo della terra che è elemento centrale nella filosofia georgista. Allora facciamo un altro esempio concreto. Ipotizziamo che su una determinata area comunale ci siano diverse opzioni: ci sono alcuni cittadini che vorrebbero costruirci uno stadio, altri cittadini che vorrebbero dei giardinetti pubblici, altri ancora che vorrebbero costruirci un palazzo. In assenza di un sindaco che abbia piena legittimazione popolare, come si procede? Quale opzione verrebbe scelta e con quali criteri?

Non volevo intendere che non ci sia il rischio, ma che se e quando si verificherà tale situazione, che come te reputo anzi altamente probabile, essa possa essere superata dallo stesso mercato. Dal mercato possono nascere risposte adeguate agli scrocconi.

Non sono in linea di principio, poi, sempre contro la democrazia, le elezioni democratiche, a qualsiasi livello esse siano. Penso semplicemente che si debba ricorrere ad esse solo quando l’intera comunità unanimemente voglia ricorrere ad esse, altrimenti si potranno benissimo avere diversi gruppi più o meno organizzati di persone che, anche in conflitto tra loro, cercano di realizzare i propri obiettivi.

Sul mercato, ad esempio, se coloro che vogliono lì lo stadio riescono a comprare il consenso degli altri, mi sembra più facile che si realizzerà lo stadio e lo stesso vale se sostituiamo “stadio” con “giardinetti pubblici” o “palazzo”. Ci sarà probabilmente qualcuno che non sarà d’accordo. Se è molto motivato può provare a convincere gli altri, attraverso tutti gli strumenti che ha a disposizione e se crescerà questa “opposizione” al punto da avere più potere contrattuale delle altre, sul mercato emergerà una diversa opzione prevalente, che muterà la situazione preesistente.

L’errore che dobbiamo evitare è pensare che possiamo immaginare a priori a come andrebbero le cose in una società senza coercizione. L’unica cosa che possiamo immaginare è che non ci sarebbe coercizione, se mai riusciremo a realizzare tale tipo di società, non di certo a come le persone che ne farebbero parte agirebbero e ciò che realizzerebbero.


Tornando sempre alla puntata scorsa hai citato letteralmente la "difesa nonviolenta" come strumento di tutela da possibili invasioni di milizie straniere. Esattamente che cosa significa?

Non posso rispondere esaurientemente ad una tale domanda in poche righe e questa rubrica non ha la pretesa di essere un corso di nonviolenza o di georgismo o geolibertarismo, bensì di dare spunti di riflessioni per ulteriori domande ed ulteriori ricerche. Magari posso qui indicare cose che magari chi legge può andare a cercare per approfondire.

È notizia di poco più di un mese fa la petizione presentata alla Camera per la difesa non armata e nonviolenta. Ovviamente si tratta di un’iniziativa recente relativa ad una battaglia antica. 

Ricordiamo che il primo esercito nonviolento fu fondato nel 1929 da un grande islamico: Khan Abdul Ghaffar Khan, conosciuto maggiormente come Basha Khan. Egli, entrato in contatto con Gandhi e con pensatori islamici indiani, ne assorbì l’influenza e si impegnò per la difesa dei diritti dei poveri, investendo molte energie nell’istruzione, considerata come via prioritaria per la conquista della libertà. Si attivò anche nella difesa dei diritti delle donne. Badshah Khan, ribadisco, fondò il primo esercito nonviolento della storia, sotto il nome di “Khudai Khidmatgar” (servi di Dio), il cui giuramento recitava:

Sono un khudai kidmatgar [servo di Dio], e poiché Dio non ha bisogno di essere servito, ma servire la sua creazione è servire lui, prometto di servire l’umanità nel nome di Dio.

Prometto di astenermi dalla violenza e dal cercare vendetta.

Prometto di perdonare coloro che mi opprimono o mi trattano con crudeltà.
Prometto di astenermi dal prendere parte a litigi e risse e dal crearmi nemici.

Prometto di trattare tutti i pathan [pashtun, afghani che vivono fuori dall’Afghanistah] come fratelli e amici.

Prometto di astenermi da usi e costumi antisociali.

Prometto di vivere una vita semplice, di praticare la virtù e di astenermi dal male.

Prometto di avere modi gentili ed una buona condotta, e di non condurre una vita pigra.

Prometto di dedicare almeno due ore al giorno all’impegno sociale.


Sempre durante la scorsa puntata mi hai definito "comunista" perché da geolibertario nicosiano credo fortemente nella res communis della Terra. Indipendentemente dal marxismo e da tutti i discorsi di natura storico-politica, per "comunismo" s'intende in dottrina la messa in comunione dei beni e dei mezzi di produzione. Il discorso sulla Terra res communis o res nullius è attualmente purtroppo circoscritto a pochi addetti ai lavori. Allora per quale motivo pur non essendo affatto favorevole ad un'impostazione comunista sui beni e mezzi di produzione mi definisci in quel modo?

Innanzi tutto, non volevo offenderti, che sia chiaro. "Comunista" in italiano significa sia chi propugna il comunismo sia chi detiene il diritto di proprietà in comune con altri. Tu lo sei sia in un senso sia nell’altro, propugnando l’idea della Terra (e delle risorse naturali) come proprietà comune a tutta l’umanità e sentendoti già proprietario pro-quota della Terra stessa. Si dà il caso, poi, che la Terra (cone le sue risorse naturali) sia il principale mezzo di produzione. In realtà sei comunista e pure socialista, in quanto comunista, per quanto tu ti possa non definire né “comunista” né “socialista”. Una delle classificazioni dei socialismi è quella secondo la quale si possono mettere (o pensare che di diritto siano) in comune tre possibili cose:

  1. la Terra e le risorse di natura (il georgismo si colloca qui),

  2. i mezzi di produzione (compresa la Terra e le risorse di natura, il marxismo si colloca qui in questo gruppo)

  3. la ricchezza che viene prodotta attraverso la produzione, di solito attraverso strumenti redistributivi, purtroppo solitamente coercitivi (la socialdemocrazia si colloca in quest’ultimo gruppo).

 

Trattiamo ora la tutela del patrimonio ambientale. Nell'impostazione geolibertaria nicosiana è previsto un canone di indennizzo il cui importo è direttamente proporzionale allo sfruttamento della Terra e di tutte le risorse naturali; in questo modo verrebbero disincentivate tutte quelle azioni violente e predatorie e nel contempo incentivate tutte le attività eco-sostenibili. Questa proposta assomiglia a quella fatta da Marco Cappato dei Radicali sull'introduzione di una tassa legata alle emissioni, ovviamente in una dimensione statale e secondo uno schema culturale legato all'ambientalismo liberale. Secondo te è sufficiente tutto questo per proteggere l'ambiente o hai altre idee in proposito?

Innanzi tutto c’è da ricordare che l’indennizzo nicosiano è una sorta di evoluzione dell’imposizione fiscale georgista. Concordo, poi, con il tuo parallelismo ed infatti anche per l’attuale battaglia per ridurre le emissioni inquinanti mi sono iscritto quest’anno ai Verdi, che, insieme con Cappato, stanno, appunto, collaborando su tale iniziativa, avendo preso una strada che reputo corretta per la tutela ambientale. C’è da precisare, comunque, che non è l’ambiente che dobbiamo tutelare, bensì noi (viventi) stessi, nel senso che l’ambiente non ha alcun bisogno di essere tutelato, ma siamo noi che abbiamo bisogno di un ambiente che sia sano per noi stessi, che abbia determinate caratteristiche.

Rispondendo alla tua domanda: no, non credo affatto che sia sufficiente. Anche per questo sono diventato anarchico: perché credo che ci sia bisogno di maggiore ambientalismo, perché anarchia significa non delegare affatto o delegare responsabilmente e l’ambientalismo, come molte altre giuste istanze, può essere meglio perseguito in una società ad organizzazione su base totalmente volontaristica.