giovedì 27 dicembre 2012

La parola a Schlag


KEYNES visto dai dott. MELA e PEDONE 
novembre 2012
di Schlag

Desidero richiamare l'attenzione sui seguenti due articoli - usciti quasi contemporaneamente e su analogo soggetto - uno dell'ottimo keynesiano-gesellista dott. Alessandro PEDONE (http://investire.aduc.it/articolo/keynes+hayek+scontro+che+ha+definito+economia_20844.php).
Con analisi davvero interessanti, egli propone un realizzabilissimo tentativo di sintesi tra il blocco keynesista (includente lo in Italia misconosciuto Gesell, che ne fu il caposcuola) e gli austriaci;
come del resto sempre, bisogna guardare più a ciò che unisce che non a quello che possa dividere perché, in quest'ottica, non solo i punti di contatto ci sarebbero e come, ma poi si verificano su costituenti teorici veramente SOSTANZIALI (come ad esempio la teoria della crisi, similissima e che non si sa bene a chi assegnare tra i due contemporanei Gesell e Böm-Bawerk,
e l'ESTREMA negatività da entrambi rivolta alla riserva e credito frazionari con aspra difesa della conservazione del potere d'acquisto della moneta), rendendo abbastanza TRASCURABILI le divergenze
(tipo, ad esempio, se realizzare il denaro con cartamoneta od oro, quest'ultima DEPLOREVOLE tesi austriaca già dannata dalla Storia oltre che dall'Economia, dato che il valore metallico - pur assolutamente non costituendone uno ASSOLUTO ed affidabile - ugualmente:
a) obbligherebbe gli Abominevoli (intendi: gli Stati) a gravemente ed inutilmente indebitarsi per acquisirlo;
b) la scarsa reperibilità del minerale aureo (con produzione che sicuramente non riuscirebbe ad accompagnare gli annui progressi tecnologici) – handycapperebbe gli sviluppi economici con una continua mancanza di mezzo di scambio ......e ci si ricordi di come i serpenti muoiono quando non riescono a sgusciar fuori da quella vecchia pelle che gli impedisce di crescere!
  1.  apporterebbe altri inconvenienti tra cui l'eccessivo irrobustimento dei denarotenenti con simmetrica anoressia per i produttori di merce.)
Essendo Gesell internazionalista d'elezione ma tedesco di nascita, fino al punto che 'Germania' é il termine più ripetuto nel suo capolavoro, quando il marxistissimo prof. Gianfranco PALA,  nei suoi deplorevoli saggi ripetutamente lo qualificava austriaco,
io – che non avevo mai potuto vedere quel presuntuoso ed ignorante compulsatore di Bignami – ridacchiavo sarcasticamente ..................e se invece avesse avuto ragione (ovviamente purché non riferendosi, come faceva lui, al luogo di nascita) e fosse stato un precursore?
C'é inoltre almeno un'altra e sostanziale ragione – per auspicare questa sintesi, e cioé il fatto che – inventando e pasticciando – si posson costruire un mucchio di pseudoteorie economiche (non lo ha fatto forse anche Marx?)
ma invece quelle buone – e che gli Americani attribuirebbero ad un bravo nonno mentre noi europei al buon padre di famiglia -  per definizione non potrebbero che avere molto in comune, e quantomeno i fondamentali.
L'idea di Pedone é anche d'attualità per il momento economico italiano - in cui la cura Monti sta perfettamente riuscendo all'insignificante costo della vita di noi malati –.
risultato che può anche mandare in brodo di giuggiole medici forsennati, abbagliati dal miraggio di barlumi di luce in fondo al tunnel, ma davvero difficile da digerire per noi morituri, che gradiremmo un amalgamento – tra rigorismo spinto e spesa pubblica in deficit - un coktail che, diluendo parte della tossicità di quella medicina, consentisse di salvare capra e cavoli.
Di parere nettamente contrario è invece l'austriaco, sempre elettivamente parlando, Giuseppe Sandro MELA, poliglotta, gran topo di biblioteca (avendone indiscutibilmente rosicchiate innumerevoli), pangermanista anche più di me, professore e pubblicista di medicina:
Voi potreste obbiettarmi “Ma allora che ci azzecca un medico con l'economia?” ma io non Vi seguirò in quest'errore, prima di tutto perché inizialmente volevo anch'io fare il medico, poi perché porto diffidenza solo verso le lauree letterarie,
ed infine son talmente democratico e liberale da non pretendere titolo di studio da chi giustamente indaghi e ricerchi su materia, che lo riguardi e coinvolga indiscutibilmente molto da vicino: mi renderei solo RIDICOLO almeno quanto tutti quelli che, dai giovani e prima di lasciarli scopare,  pretenderebbero la laurea in cunno-penologia comparata!
Nel suo articolo (http://www.rischiocalcolato.it/2012/11/svolta-epocale-europa-e-bankitalia-hanno-ripudiato-le-teorie-di-lord-keynes-conseguenze-per-tutti-noi.html) e perfettamente in linea coi vari e notissimi Funny King (Paolo Rebuffo), Johnny Cloaca (Francesco Simoncelli), Photogian, I.H.C. (Ideas have consequences), Leonardo FACCO ed i suoi libertari, sostenuti anche dal  MISES INSTITUTE,
Bepi MELA dunque proprio cerca di spazzar via i malefici keynesiani-gesellisti, loro attribuendo non solo tutti i torti teorici, ma anche tutti i possibili crimini economici, per averli o direttamente compiuti o quantomeno ispirati, alla lupus et agnus,
formulando un'autentica damnatio di ben otto capi d'accusa (nel seguito in colore azzurro), anche se – nel  replicarci in colore nero e data la quantità – finirò per accorparne alcuni.
  1.  Lord Keynes abolì la visione di persona umana per sostituirla con l’immagine di una Collettività omnicomprensiva degli individui che in essa risultavano numerizzati, sostanzialmente irrilevanti in quanto irreggimentabili ed irreggimentati........
Come dovrò ripetere anche in seguito, non si può proprio dire che Bepi aiuti il suo lettore a comprendere il suo pensiero, troppo spesso sibillino, ma potremmo ragionevolmente supporre che gli vada di traverso anche solo l'odore di collettivo e/o di sociale.
Così – mentre noi siamo già arrivati al nietzschiano “Là dove finisce lo Stato incomincia l'uomo che non é inutile!” (Nietzsche si riferisce ai fini evolutivi), però ampiamente riconoscendo che, se non ci fosse la base di una montagna non n'esisterebbe poi neanche la necessarissima cima
Bepi probabilmente insegue ancora l'individuo, lo stirneriano Der Einzige und sein Eigentum (intendi: Il SINGOLO e la sua proprietà), biondo e forzuto Caino intento ad assassinare anche il proprio fratello, che non chiede mai e che, prima di trombarla, clavizza ogni donna.
Eppure, da Aristotele a Weber, già l'uomo é stato riconosciuto come l'animale sociale per eccellenza, senza contare che anche certa brutalità delle bestie – tolleranti l'intrusione nel proprio territorio solo di dissimili nel segmento alimentare – esprime tutt'altro che cattiveria,
ma solo la preoccupazione esistenziale di condividere, solo con le proprie femmine e cucioli, le locali e quindi probabilmente limitate, risorse; tant'é vero che la socialità aumenta enormemente passando dai carnivori agli erbivori, che come alimento possono contare su una flora molto più diffusa della fauna;
per gli umani poi il miracolo è stato apportato quasi sicuramente da quella divisione del lavoro, che ci ha improvvisamente fatto vedere qualunque Prossimo non più sotto l'aspetto di ladro di cibo e/o di gnocca, ma come possibile ed apprezzato sodale e compagno,
che poteva contribuire alla nostra difesa e benessere, con quel suo saper fare anche ciò che a noi non riusciva o non ci andava o non eravamo attrezzati per farlo: ne é semplicemente nata la civilta e non sarai certo tu, povero untorello, a farle fare marcia indietro!
  1.  «Nel lungo termine tutti noi saremo morti»: questa celebre frase di Lord Keynes non è uno slogan, bensì un assioma. Le conseguenze di questa assolutizzazione sono devastanti. Si annienta il concetto di tempo: esiste solo il presente, l’immanente..........
(Megamignottata: secondo la mia logica – se si annientasse il tempo – non potrebbe che cessare d'esistere anche il presente; ma poiché ciò é impossibile, il tempo non appare dimensione cancellabile, del resto é una delle quattro fondamentali,  né K. può averlo voluto fare.)
E' quasi sempre erroneo enucleare una frase dal contesto in cui é stata pronunziata e che, nella fattispecie, era semplicemente quello di sbarazzarsi, nel più breve tempo possibile, d'un seccatore che - cercando di trasformargli gli applausi in fischi (o almeno in mormorio di disapprovazione) – lo aveva interrotto malignamente, durante una conferenza.
Proviamo ad immaginarci anche la reazione di Giuseppe se, in Genesi 41 – che per Keynes é stato sicuramente un archetipo e fonte d'ispirazione (si tratta del doppio sogno di Faraone delle sette vacche e sette spighe magre che mangiavano quelli grassi e della spiegazione fornitane dall'intraprendente ebreo) -
alla fine della formidabile e risolutiva interpretazione narrataci, un filisteo avesse similmente incominciato a evidenziare trattarsi solo d'un calcio al barattolo, insostenibile nei tempi lunghi e reso possibile solo da quella particolarissima successione d'eventi,
(perché in effetti – se gli anni di carestia si fossero verificati prima di quelli d'abbondanza – la soluzione di Giuseppe sarebbe stata evidentemente impercorribile...............)  
Teoricamente K. ha invece ragione a fissarsi nell'incombente, perché nei tempi lunghi il problema occupazionale si risolve sempre da solo:
la disoccupazione – beninteso solo quella creata dalla ricerca, dal progresso tecnologico, nonché da nuovi investimenti di capitale – nei tempi lunghi verrà sicuramente superata grazie al passaggio, al monte salari, della totalità del risparmio, da essi consentito; ed é possibile dimostrare ciò.
A vantaggio dei dubbiosi descriviamo un ciclo: intermediario indispensabile, a simile finale vantaggio generale, é l'imprenditoria, che per la ricerca e/o la meccanizzazione affronta costi anche notevolissimi, QUASI SEMPRE A DEBITO, cioé rendendosi garante, presso gli investitori, del loro rimborso.
Ovviamente nell'immediato essa allora é portata molto più ad ammortizzare questi buffi, che non a creare un maggiore benessere per la classe operaia, attraverso l'immediata concessione d'aumenti salariali;
così – poiché é lei che incassa e tiene il mestolo, manu padronali e senza assolutamente chiedere assensi – l'imprenditoria distrarrà i risparmi conseguiti per finalizzarli gran parte ad ammortamento dell'investimento effettuato, resto a proprio utile;
si potrebbe pensare che – terminato l'ammortamento – sia fortemente tentata di continuare a mettersi il tutto in tasca – ma per farlo dovrebbe scontrarsi duramente col sindacato, che ORMAI GIUSTIFICATISSIMAMENTE (cioé non certo alla Landini!) reclama migliorie contrattuali; inoltre si verifica una circostanza, decisiva per tagliare la testa al toro:
a inizio ciclo, la contrazione dei costi non può che essere avvenuta a danno, almeno maggioritariamente, del monte salari, con aumento della disoccupazione e conseguente caduta della domanda aggregata (dipendente da quelli ben più che non dai profitti degli imprenditori, che hanno già da gran tempo soddisfatto la maggior parte dei loro bisogni);
ed a fine ciclo questa caduta della domanda aggregata ostacola le possibilità di vendita del neoprodotto industriale, invece nel frattempo notevolmente aumentato grazie all'entrata a regime dei nuovi macchinari, talché l'imprenditore si ritrova nell'alternativa:
a)  continuare ad appropriarsi dei risparmi di costi, però cosi non solo dovendo scontrarsi coi sindacati ma anche non potendo monetizzare la maggiore produzione, ormai in corso e che resta invenduta;
b) oppure appunto compiere il bel gesto di abbandonare, al monte salari, questi risparmi di costi, cosa del resto ormai pienamente consentitagli dal conseguito ammortamento dei macchinari, e con la certezza che comunque nel suo portafoglio tale liquidità verrà – forse anche vantaggiosamente – sostituita dai guadagni da completa vendita della neo produzione:
offrendo capra e cavoli, questa é stata finora e sempre sarà la soluzione percorsa, anche se il più delle volte inavvertitamente perché non sempre i risparmi tecnologici sono così sostanziali come quelli che nel 1910 consentirono a Ford la plateale riduzione da 10 ad 8 ore dell'orario di lavoro con contemporaneo aumento del 10% della paga.
La lampante prova di tutto ciò tanto ci é comunque offerta dal fatto che, ai nostri giorni, anche la classe operaia può disporre di beni di consumo, in precedenza privilegio giusto di re e magnati i quali, a controaprova, invidierebbero terribilmente certi beni, come i computers, i cellulari e/o le automobili, che non hanno mai neanche potuto vedere: un odierno manovale insomma vive più e meglio dei vecchi re!
L'andamento ondivago delle funzioni occupazione e monte salari - tra l'inizio e fine del ciclo considerato ed anche in considerazione che qualunque quantità di disoccupazione produce, per il sistema-paese, una perdita di risorse secca ed irrecuperabile -
ci evidenziano comunque tutta l'importanza di un intervento statale nel ciclo economico, volto a contrastare simili ondeggiamenti, possibilmente anzi trasformandoli nella retta orizzontale dell'occupazione costante – e se agli austriaci ciò non va agenio si fottano! –
Ovviamente ciò assolutamente non deve significare che lo Stato debba diventare l'italico stipendificio, lautamente remunerante anche i disoccupati volontari, tutti quei numerosissimi burocrati, politici, choosy bamboccioni e veline,
disadattati e che l'iniziativa privata respinge perché incapaci di fornire un lavoro produttivo: ciò - cui son sempre stati contrari anche i veri Socialisti non succhialisti - sarebbe completamente contrario allo spirito d'una gestione economica nazionale alla buon padre di famiglia.
(La Teoria economica di K. si preoccupa solo dei disoccupati INVOLONTARI e non affronta l'altro fenomeno, probabilmente negli anni 30 ancora inavvertito; noi gesellisti invece non abbiamo difficoltà ad ammettere che lo affronteremmo ed affronteremo con la creazione d'un'organizzazione del lavoro tipo la tedesca DAF (intendi: deutsche Arbeits Front, fronte del lavoro tedesco):
lo Stato deve cioé onorare il contratto sociale - che ha liberamente sollecitato dal e sottoscritto col cittadino – comunque e sicuramente assicurandogli in ogni condizione una materiale sopravvivenza, ma talmente DENSA di LAVORO OBBLIGATORIO, STUDIO (corsi di specializzazione) e SPORTS,
da fargli sembrare ardentemente preferibile – e ciò anche al più capoccione dei ciuchi - QUALUNQUE occupazione privata gli venga offerta, con piena libertà e possibilità di migliorarla successivamente; in un certo senso ai bamboccioni bisogna cioé levar la sete a furia di prosciutto:
infatti é un grave errore economico, una perdita secca anche erogare ammortizzatori sociali, tipo l'attuale cassa integrazione, senza ottenerne una contropartita lavorativa; economicamente parlando ciò si rivelerebbe l'esatto contrario di quanto lo Stato si riprometteva d'ottenere, con la sua discesa in campo economico;
del resto ci son tali e tanti di quei lavori utili, socialmente e/o ecologicamente, dalla produzione agricola alla costruzione delle istallazioni necessarie al funzionamento della DAF, la costruzione e/o adeguamento sismico ed antincendio  di case popolari, scuole, ospedali, carceri, impianti sportivi, protezione e bonifica del territorio ecc.ra,
che il non fruire di così tanta manod'opera, remunerandola ma mandandola persa, non può che essere un lusso delirante e che non ci possiamo più permettere.)
Ma, tornando al gesell-keynesismo - e mentre riconosco dichiaratamente innovativa, talentosa e geniale la ricerca di Gesell ed evidenzio che comunque la Teoria Generale del secondo contiene anche parecchio altro -
a me sembra abbastanza erroneo il venerarla essenzialmente per una razionalizzazione dell'occupazione, ottenuta attraverso questa proposta di riassorbire, con le opere pubbliche, la manod'opera, dismessa dall'iniziativa privata durante i busts,
semplice ASINCRONIA, suggerita persino dai flussi stagionali, dall'invito al risparmio suggeritoci dal crescere e successivo decrescere negli anni della capacità produttiva umana, e talmente banale e, oserei dire animalesca, che l'attuano pure le formiche e Cip e Ciop: forse écriticabile che non ci si fosse già pensato prima, ma comunque é la scoperta dell'acqua calda!
3.        Immediatamente l’economia transita da scienza delle attività economiche UMANE, ad un agire POLITICO in un contesto socialmente DETERMINISTICO.......................
Indiscutibilmente Fantozzi s'affretterebbe a pronunziare un “Come sono UMANI questi austriaci!”, apprendendo che la soluzione da loro proposta (ma non condivisa da G.P.G Imperatrice, non solo gran pezzo di gnocca ma pure analista davvero giudiziosa!), per le crisi economiche, consiste nel NON FAR NIENTE e semplicemente ASPETTARE CHE PASSINO,
perché – finché non ci siano problemi di sopravvivenza anche per le loro Eccellenze capitaliste e si tratti SOLO di far morire di fame qualche milione di lavoratori -   – il problema appare irrilevante e non val la pena di mettersi a sottilizzare!........”.....
Folli ciechi che non riuscite a capire che il pur deprecabilissimo MONTI, pur saccheggiandoVi il portafoglio quantomeno Vi salva il culo!  Avete dimenticato Ravachol? E Blanc “Per ogni povero, PALLIDO D'INEDIA, ci dovrà essere un ricco PALLIDO DI PAURA!”?!
Quasi mi augurerei che possiate guadagnare il sopravvento, per darVi modo di vedere quanto poco ci mettono - le masse abitualmente pecorone - a trasformarsi in sanguinarie e superdentate iene, insuperabili nell'allestire e rifornire ghigliottine!
K. e G. saranno economisti politicizzati e deterministi (come malignamente insinuato da Bepi) ma almeno si schierano nettamente pro classe operaia: del resto non solo il contratto sociale sottoscritto, ma anche l'art. 25 dei Diritti dell'Uomo proprio obbliga uno Stato, degno di questo nome, a prender posizione pro disoccupati,
ed a reperire le risorse necessarie sia a furia di tasse, sia parzialmente svalutando (operazione questa anche assai stimolativa di una rimessa in circolazione di tutto il denaro tenuto stazionario), alla peggio anche ulteriormente aumentando il debito pubblico, pur di conseguire lo scopo voluto:
ricordo, a questo punto, l'altra celebre battuta di K e cioé che, in condizioni di crisi e pur di così assicurarloro la sopravvivenza, lo Stato debba stipendiare i lavoratori anche solo per scavar buche da poi ricolmare!
4.       Il concetto di “bene comune” risulta essere relegato nel ristretto ambito del “classico“, obsoleto quanto dannoso, perché considera la persona umana nella sua globalità............
6.        Il sesto assioma é il sequenziale complemento di quanto detto. Se l’economia si trasforma in politica economica, ogni rigore scientifico perde il proprio valore e diventa inutile orpello: ciò che conta é il potere della comunicazione, il grado di convincimento dell’audience generale. L’apparire é quindi tutto, droga che obnubila e blocca sul nascere ogni possibile razionalità. É logico e giusto ciò che è utile nell’immediato.
Confesso che – ovviamente solo per mia completa colpa ed ignoranza – ma in tali capi d'accusa non sono riuscito ad afferrare il busillis; comunque provenienti da destra (come pur'anche dalla sinistra marxista) non si accettano, né si possono accettare lezioni sul  bene comune!
5.      ...........................Le masse dovevano essere opulente, ora e subito, per non cedere alle lusinghe ammaliatrici del socialismo, fosse costato ciò che é costato. E questo era lo scopo della politica economica: un socialismo de facto. Ed attuandosi ciò in un contesto “democratico” lo strumento cardine diventava la ricerca ad ogni costo del consenso, tramite la gratificazione economica comunque perseguita.
Bepi, hai aperto la danza col piede sbagliato e quando ciò avviene non ci si raccapezza più e tocca ricominciare da capo: da liberal-socialista ed esattamente come Gesell, K. detesta il marxismo e non perde mai l'occasione per giustamente denigrarlo,
ma non nutre affatto analoga prevenzione verso un socialismo democratico,  né assolutamente voleva ammaliare le masse, semplicemente perché operava e si batteva nel loro interesse e per la loro evoluzione,
nella più perfetta buona fede, come attestato da tutta la sua opera ma in particolare dallo  stralcio infrariportato, tratto dal lavoro Esortazioni e profezie, risalente al 1930,
anno della morte di Gesell, alla memoria della cui figura non escluderei possa esser fatto risalire, soprattutto per la contiguità col comma finale della commossa lapide, dettata dall'anarchico  Eric MÜSHAM nel numero del 7 Aprile 1930 della sua rivista Fanal, e del seguente tenore:
"Silvio GESELL  ha apportato una delle massime evoluzioni intellettuali e sociali mai conseguite: né gli scherni dei borseggiatori (letteralmente operatori di borsa, ma mi é piaciuto giocare nella traduzione) ed i lazzi dei marxisti possono sminuire la sua importanza di precursore ed ideatore del SOCIAL-LIBERTARISMO.
L'auspicato subentrare di tempi rivoluzionari dovrà ampiamente sdebitarsi col defunto, molto avendolo maltrattato in vita l'involuzione dogmatica della nostra epoca..... e senza neanche rendersi conto di quanto si stesse così autodanneggiando!
Il percorso dell'umanità, verso una società degna d'esser vissuta, sarà sicuramente lastricato con materiale proveniente dal giardino di Silvio GESELL."
(da Esortazioni e profezie):
"Vedo quindi uomini liberi tornare ad alcuni dei principi più veri ed autentici della religione e della virtù tradizionale:
vedo vizio l'avarizia, colpa l’esazione dell'usura, spregevole l'amore per il denaro;  e vedo che chi non si preoccupa del domani davvero procede sul sentiero della virtù e della profonda saggezza.
Rivaluteremo i fini sui mezzi, preferendo l’essere all’avere e rendendo onore a chi saprà insegnarci a virtuosamente cogliere l'ora e il giorno, nonché a quegli esseri meravigliosi, capaci di trarre un piacere diretto dall’armonia del creato, dai gigli del campo che non seminano e non filano (Matteo, 6.28).
Ma attenzione! Il momento non è ancora giunto e per almeno altri cento anni dovremo fingere, con noi stessi e con tutti gli altri, che questo giusto è sbagliato e che lo sbagliato sia giusto, perché è maledettamente utile, mentre il primo non lo è!
Così avarizia, usura, prudenza devono essere il nostro dio ancora per qualche tempo, perché attualmente solo queste guide possono, dal cunicolo del bisogno economico, trarci alla luce del giorno."
Io spero che neanche tu, Bepi, vorrai più sostenere che questo sia un parlare politico e da fintone!.....mentre – avendolo da sempre affermato - sono con te pienamente d'accordo che PRERINTENZIONALE e PELOSO sia stato molto del benessere, durante il 900 concesso o apportato dal  capitalismo alla classe operaia:  
carità pelosa perché nella maggior parte dei casi (e soprattutto in quello di Piscicelli) ed anche se questo machiavello ha finito per ugualmente avere un risultato positivo (cioé impedendo all'occidente di precipitare nel marxismo),
in realtà concessa non nell'interesse della classe operaia ma per poter continuare a fregarla, mettendole i paraocchi a sinistra;
e carezza preterintenzionale perché subito seguita da schiaffo, non appena nel 1989 é sparito quel forte braccio dell'armata rossa, incutente preoccupazione e rispetto, talché il capitalismo - invece di conservarci nel Paese dei Balocchi -
ha incominciato ad intonare l'inneffabile canzone dei tre porcellini “Chi ha più paura del lupo mannaro!” e ad avviarci ai carri bestiame, come i ciuchini di Pinocchio.  
7.     Il settimo assioma recita che politici ed elettori non avrebbero mai abusato del deficit di bilancio. Resta opaca la lettura di questa asserzione che potrebbe essere sia assioma sia conseguenza. Infatti, in una società economicamente programmata da un board di saggi, mai i politici avrebbero potuto cedere alla tentazione di finanziare le spese statali in modo esagerato più con il debito che con le impopolari tasse, né gli elettori avrebbero mai potuto cedere alla tentazione di privilegiare i politici che avessero loro elargito benefici senza aumento alcuno della pressione fiscale..........
Penso di poter interpretare tale ermeneutica nel senso di un'imprevidibile offerta d'attenuanti: – come Prometeo, rubando il divino fuoco per gli uomini ed offrendoglielo, certamente non stava immaginando un suo uso per l'incendio di Roma o per il napalm -
neanche esseri ragionevoli (e quindi K.) avrebbero mai potuto immaginare il disastro in cui ci avrebbero ficcato i maledetti politici utilizzando - da ladri qual sono e non com'era d'aspettativa - quella possibilità di disavanzo di bilancio, da lui GIUSTAMENTE affermata possibile e considerata socialmente positiva;
eppure realmente il debito, in sé e per sé. non é mai stato né buono né cattivo, perché viene qualificato dagli scopi per cui viene acceso; è quindi solo una possibilità in più che un buon padre di famiglia deve conservare disponibile nella propria faretra:
figurateVi quindi con che magone ha visto Monti firmare, la legge di rinunzia ad ogni possibilità di disavanzo, uno come me che - avendo sempre avuto progetti ben più consistenti della propria liquidità - fino all'inizio della vecchiaia ne ha contratti anche di colossali, ma che poi ha puntualmente ripagato,  ed uscendone arricchito malgrado gli interessi!
Questa valutazione di Bepi esprime comunque la consapevolezza che – a differenza dei  PIIGS – egli si sia reso perfettamente conto che la possibilità di disavanzo, da sola non può essere l'unica spiegazione della nostra rovina...........tantomeno addizionata solo a furti e corruzione!:
tanto per incominciare entrambi questi, a pensarci bene, hanno la caratteristica di non distruggere le risorse,  ma solo di trasferirle, dalle mani che le hanno create ad altre immeritevoli; e la corruzione poi, in particolare, nello stesso tempo che crea i problemi, anche li risolve,
tanto che Brecht ironicamente ma proprio s'augura d'aver a che fare sempre e solo con corrotti, tutto sommato da preferirsi ai molti, troppi IMBECILLI signorNO, in Italia impedenti la creazione di ricchezze.
So che é una conclusione amarissima – perché comporta il doversi battere il petto e fare mea culpa - ma in una società democratica e piramidale – con cioé la caratteristica che anche pochi validi ed onesti possano attivizzare e condizionare molti -  
2.000 miliard€. di debiti - una cioé similmente rilevante e madornale CATASTROFE - ha non solo necessariamente richiesto la conscia (od anche parzialmente inconscia) attivazione, contro il bene comune, di assolutamente tutto il campionario delle cialtronaggini,
ma anche una sua prolungata applicazione, oserei dire almeno trentennale, e poi non da parte di soli singoli, ma della quasi totalità del cocuzzaro politico-burocratico dell'Abominevole: in forma riassuntiva noi siamo vittime non della possibilita d'indebitarci, ma della delinquenzialità semigeneralizzata della CLASSE DIRIGENTE da noi eletta!
8.       Diamo infine atto a Lord Keynes di aver avuto la geniale idea di identificare le proprie teorie con il capitalismo, con cui proprio nulla hanno a che spartire. Così facendo, dette qualcosa da odiare con non fosse sé stesso...........
Dulcis in fundo, ecco un argomento in cui si può trovare il completo accordo, perché io proprio non credo che K. tenesse a che le sue teorie fossero inquadrate nel capitalismo; del resto neanche si sa se avesse gradito chiamarsi John Maynard: lo hanno fatto gli altri, e senza neanche chiederglielo.
E poi K. si etichettava liberale, anche se forse era già anarco-socialista - il socialismo non é che un'evoluzione del liberalismo - e solo in certe sue riuscite speculazioni di borsa ha esposto un comportamento capitalistico,
(comunque apparendo il vivervi dentro ragion sufficiente, come successo anche a Gesell ed in seguito a me, ambotre avendo dimostrato indiscutibili capacità anche pro bono proprio).
Non mi risulta neanche che il sistema economico - avente per fondamentali libero mercato e pluralismo economico – abbia mai tenuto ad essere qualificato capitalistico; anzi, tutt'alcontrario e molto interessatamente, é stato sempre questi che non solo si é qualificato quello ma ha anche giurando e spergiurando non esserne possibili altri;
si veda a questo proposito il mio articolo TESI RIASSUNTIVE DELL'ANARCO-SOCIALISMO GESELLISTA..... (http://www.gesell.it/tesi.htm), in cui é ben evidenziata l'assoluta necessità di spezzare tale mostruosità, abusivamente indotta.
Di natura gentile e compiacente -  ed anche se assolutamente non mi risulta che capitalismo sia un marchio depositato - anche a nome sia di K. che di G. ed in favore tuo e dei tuoi, ben volentieri decliniamo qualunque intenzione d'avvalercene, ambendo semmai appropriarci dell'aggettivo antitetico,  ANTICAPITALISTI!
Io poi, in particolare, ho sempre talmente  amato ed apprezzato quell'altro da scrivere e non fare altro che ripetere il mantra “LA DELINQUENZA ORGANIZZATA NON E' ALTRO CHE IL PASSAGGIO AL LIMITE DEL CAPITALISMO, per etica e correttezza tendenti a zero!”


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