Di Massimo Messina – Tesoriere del Movimento Radicale - Movimento d'Azione
Il compagno Dario Farinola, iscritto al nostro Movimento Radicale - Movimento d'Azione, mi ha rivolto una serie di domande crude, ma che hanno il merito di costringerci a fermarci, a riflettere e a guardare oltre la miseria dei nostri recinti identitari. Mi ha chiesto, con il rigore della sua passione, come abbiano potuto i radicali accettare l'intrusione dello Stato nei corpi e la sanzione sociale del Green Pass, da lui vissuto come una intollerabile perversione giuridica applicata in assenza di un reato. Nel farlo, Dario mi ha ricordato una grande lezione di Marco Pannella: il rifiuto di comportarsi come tifosi da stadio, perché sono sempre i contenuti e le azioni a definire chi siamo, mai le etichette. Raccolgo questo invito all'onestà intellettuale con profonda umiltà.
Le crisi epocali degli ultimi anni hanno squassato le certezze di tutti e nessuno di noi può avere la presunzione di possedere la verità in tasca. Proprio per questo, dobbiamo avere il coraggio di abitare il dubbio, partendo però sempre dalla realtà dei fatti.
Guardare alla carne delle lotte, non alla burocrazia delle tessere
Se applichiamo il metodo radicale del primato dell'azione rispetto ai feticci delle sigle, la vicenda di Marco Cappato diventa esemplare. È un dato di fatto, storico e politico, che Cappato da anni abbia scelto di non definirsi più radicale e di operare attraverso altre strutture, come l’Associazione Luca Coscioni ed EUMANS. Non spetta a noi, e sarebbe meschino, pretendere di misurargli il sangue o rilasciargli patenti di ortodossia.
Se guardiamo alla carne e al sangue della sua iniziativa politica – alla disobbedienza civile metodica sul fine vita, dal caso Dj Fabo fino ai giorni nostri, e alla scelta profondamente pannelliana di mettere a rischio il proprio corpo e la propria libertà personale davanti ai tribunali per scardinare leggi ingiuste – noi vi riconosciamo l'essenza stessa del radicalismo nonviolento. Il nostro Movimento nasce esattamente per questo: non come un tribunale d'inquisizione burocratica sul possesso di una tessera, ma come una struttura di servizio pura, laica e transpartitica, a disposizione dell'intera Galassia Radicale e di chiunque consumi la propria esistenza per la vita del diritto, accogliendo iscritti dalle sensibilità diverse e coraggiose proprio come quella di Dario.
La tragedia della pandemia e l'imperativo di "conoscere per deliberare"
Il terreno della gestione sanitaria è stato il più doloroso, una ferita ancora aperta nel corpo sociale del Paese. Quando discutiamo del virus, abbiamo il dovere di farlo in punta di piedi, con il massimo rispetto per il dolore delle famiglie, per il collasso degli ospedali e per le centinaia di migliaia di decessi documentati.
Per la cultura radicale, il principio del conoscere per deliberare non è uno slogan da salotto, ma il faticoso dovere di ancorare la politica alla realtà scientifica e fattuale, rifiutando le scorciatoie delle ideologie. Nello sforzo immane di proteggere la vita della comunità, la stragrande maggioranza del mondo radicale ha visto nella ricerca e nei vaccini uno strumento fondamentale di liberazione e di tutela della libertà di tutti.
Per questa ragione, per la nostra cultura laica ed einaudiana, è stato impossibile convergere con piazze che spesso univano alle legittime preoccupazioni anche spinte emotive, irrazionali o letture complottiste che non potevamo e non dovevamo condividere. Per noi, l'autodeterminazione non è mai isolamento egoistico, ma responsabilità liberale.
Lo Stato di diritto e la realtà delle "scelte tragiche"
Questo rigoroso ancoraggio alla realtà non significa affatto, caro Dario, aver firmato una cambiale in bianco al regime o aver accettato supinamente l'operato del governo. Al contrario, la nostra è stata l'unica critica spietata, rigorosa e strettamente istituzionale contro lo scempio del metodo democratico.
Siamo stati e siamo con chi ha denunciato l'abuso dei DPCM, l'esautoramento sistematico del Parlamento e la clandestinità di Stato sui dati epidemiologici, con la mobilitazione di Dati Bene Comune. Sulla natura del Green Pass, la tua critica colpisce un nervo scoperto e un punto autenticamente radicale: introdurre pesanti limitazioni sociali e ricatti sul diritto al lavoro senza avere il coraggio politico di sancire un obbligo vaccinale chiaro per legge è stata una decisione ambigua, ipocrita e giuridicamente pericolosa. Riconosciamo l'enorme peso umano e democratico di quella distorsione amministrativa.
La politica radicale deve misurarsi con la realtà delle scelte tragiche. Nelle condizioni date e di fronte all'inerzia delle istituzioni, l'alternativa concreta al Green Pass in quel momento storico non era purtroppo il ritorno alla perfetta legalità costituzionale, ma lo spettro di nuovi e prolungati lockdown. La chiusura totale generalizzata avrebbe rappresentato un annientamento ancor più radicale dello Stato di diritto, una reclusione di massa capace di devastare per sempre il tessuto economico e le libertà fondamentali dei cittadini. Il Green Pass, pur con tutte le sue mostruosità burocratiche e le sue incoerenze normative, è stato vissuto come un compromesso drammatico e imperfetto, un cuneo d'emergenza per negoziare la riapertura del Paese ed evitare l'inferno dell'isolamento totale.
Abitare la contraddizione
Abitare la contraddizione, saper stare su una non facile frontiera, dove si bilancia il diritto alla salute della collettività con l'inviolabilità dell'individuo, è uno dei compiti più alti e più difficili. Ammettere che di fronte a eventi straordinari non esistono soluzioni facili o risposte prive di un costo umano e democratico non è debolezza, è laicità.
Il confronto con iscritti come Dario è prezioso proprio perché ci impedisce di dimenticare le ferite inflitte alle nostre regole democratiche in quegli anni difficili. Il Movimento Radicale - Movimento d'Azione non ha verità precostituite da imporre. Vuole essere luogo di ascolto, anche ruvido e franco, ma sempre fraterno, dove continuare a lottare per il diritto, la legalità costituzionale e la verità attraverso i soli strumenti della nonviolenza e del dialogo laico.

Nessun commento:
Posta un commento