
Il Pride dovrebbe essere, per definizione e storia, la festa dell’inclusione, il luogo del riscatto dei diritti civili e lo spazio in cui ogni individualità può manifestare liberamente la propria identità senza timore di subire discriminazioni. Purtroppo, quanto accaduto di recente al Pride di Bologna dimostra come una deriva ideologica e intollerante stia inquinando i valori fondanti di queste manifestazioni, trasformandole da piazze di libertà a tribunali politici.
L'aggressione di Bologna: cacciati nel silenzio generale
Durante il corteo emiliano, alcuni compagni militanti del Partito Radicale, insieme a cittadini e attivisti ebrei e iraniani, sono stati aggrediti verbalmente e cacciati con spintoni violenti dalla manifestazione. La loro unica "colpa" è stata quella di voler sfilare pacificamente esponendo simboli di libertà:
bandiere arcobaleno con la Stella di David, un simbolo culturale e identitario che esprime l'orgoglio queer ebraico e che nulla ha a che fare con le decisioni geopolitiche dei governi.
bandiere iraniane , esposte per accendere i riflettori sulla drammatica condizione delle donne e delle persone LGBTQ+ schiacciate sotto il regime teocratico di Teheran.
Al grido di “Fuori i sionisti dal corteo”, un gruppo di contestatori ha isolato e respinto con la forza i manifestanti, senza che nessuno tra i presenti o gli organizzatori si opponesse a questa deriva violenta. Nel comunicato diffuso dal Partito Radicale emerge tutta la cecità ideologica dell'accaduto: a una fotografa iraniana che testimoniava la lotta del suo popolo è stato persino urlato: “A noi non frega nulla dell’Iran”.
Il contesto nazionale: il precedente del Roma Pride
Questo episodio non è purtroppo un caso isolato, ma si inserisce in un clima di preoccupante aumento dell'antisemitismo e del conformismo ideologico che sta spaccando il movimento LGBTQ+ italiano. Le cronache recenti mostrano come la discriminazione sia diventata sistemica: il comitato organizzatore del Roma Pride ha ufficialmente escluso dalla parata l’associazione LGBTQ+ ebraica Keshet Italia.
Gli organizzatori romani hanno subordinato la partecipazione del carro ebraico a un vero e proprio "test di fedeltà ideologica" sul conflitto in Medio Oriente, pretendendo l'adesione preventiva a posizioni politiche radicali. Chi sfila con orgoglio rivendicando la propria identità ebraica viene così associato automaticamente e surrettiziamente alle politiche di un governo straniero, subendo un'esclusione identitaria mascherata da posizionamento politico.
Il Movimento Radicale - Movimento d'Azione esprime solidarietà ai compagni del Partito Radicale, alla comunità ebraica queer e agli attivisti iraniani che rifiutano di farsi silenziare. La libertà non si lottizza. I diritti non si concedono a giorni alterni a seconda delle simpatie geopolitiche della piazza. Chi flirta con l'antisemitismo ed espelle le minoranze tradisce lo spirito originario di Stonewall.
La lotta per i diritti civili deve rimanere universale, transnazionale e transpartitica. Non accetteremo mai che le piazze della libertà diventino recinti di intolleranza, violenza e conformismo dogmatico.
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