sabato 20 giugno 2026

Oltre l'accordo con Keshet, la piazza si fa tribunale: le contestazioni a Pascale e Adinolfi confermano il monito radicale

A fine maggio era stata lanciata una riflessione cruciale che metteva a nudo le prime, preoccupanti crepe nella macchina organizzativa del Roma Pride. Quel monito limpido e rigoroso, volto a denunciare la deriva liberticida e il "test ideologico" applicato alla manifestazione, era stato espresso, tra gli altri, anche dalla compagna Federica Valcauda, tesoriera di Europa Radicale. Valcauda aveva ricordato con fermezza che trasformare l'evento nato da Stonewall in un luogo di ammissione ideologica, con il rischio di escludere la comunità ebraica di Keshet Italia, avrebbe distrutto l'essenza stessa dei diritti civili. Oggi, a corteo concluso, non possiamo che constatare quanto quel monito radicale fosse tragicamente profetico.

L'accordo formale con Keshet Italia e il nodo dell'intolleranza

Nelle settimane successive alle denunce, gli organizzatori del Roma Pride hanno infine siglato un accordo riparatorio con Keshet Italia per consentirne la partecipazione, provando a rimediare alle pesanti accuse di esclusione antisemita. Tuttavia, si è trattato di una pace formale, una toppa burocratica che non ha ripulito la piazza dal clima di ostilità seminato nei mesi precedenti. L'inclusione non si fa con le concessioni dell'ultimo minuto; quando si tollera che una manifestazione per i diritti diventi un luogo di veti e patenti di legittimità, le conseguenze esplodono inevitabilmente lungo il percorso.

La "strana coppia" in piazza: il caso Pascale-Adinolfi

La dimostrazione plastica di questo cortocircuito democratico si è avuta a pochi minuti dalla partenza del corteo da Piazza della Repubblica. Tra la folla si è materializzata una coppia del tutto inaspettata che ha immediatamente surriscaldato gli animi: Francesca Pascale, che ha da poco presentato il suo nuovo movimento Gay Conservatori & Liberali, e Mario Adinolfi, storico e accanito oppositore delle rivendicazioni della comunità LGBTQIA+. I due sono arrivati insieme, con Adinolfi che portava una bandiera israeliana sulle spalle.

La reazione di una parte dei manifestanti è stata violentissima sul piano verbale. La piazza si è trasformata in un tribunale a cielo aperto: Adinolfi è stato pesantemente contestato, sommerso dagli insulti e infine allontanato dal corteo. Nel mezzo delle tensioni, Pascale ha provato a difendere la loro presenza dichiarando che "l'ideologia divide, non unisce" e rivendicando il diritto di esserci, anche per aprire gli occhi a una destra ancora troppo retrograda.

Il dovere della fermezza radicale

Come Movimento Radicale - Movimento d'Azione, non possiamo che contrastare le idee reazionarie di Mario Adinolfi, né tantomeno intendiamo fare sconti alle contraddizioni del progetto politico di Francesca Pascale, la cui proposta di legge "Libertà" è già finita al centro delle critiche per aver escluso le tutele alle persone transgender. Tuttavia, il punto sollevato è squisitamente libertario e investe il significato stesso del Pride.

Se una piazza nata per includere finisce per tollerare aggressioni e l'allontanamento forzato di chi esprime il proprio dissenso o porta simboli ritenuti "scomodi" significa che lo spirito originario si è irrimediabilmente incrinato.  L'allontanamento di Adinolfi e le contestazioni che hanno travolto la delegazione dimostrano che il virus dell'esclusione denunciato da Federica Valcauda è una realtà spaventosa.

I diritti, per noi radicali, o sono universali e garantiti a tutti nel rispetto dell'Articolo 21 della Costituzione, o diventano il privilegio di una fazione. Contro ogni deriva illiberale e conformista, la risposta del Movimento Radicale rimarrà sempre la stessa: dialogo, libertà di espressione e nonviolenza.

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