domenica 11 aprile 2010

Il georgismo in Wikipedia.it

Ho creato la voce "georgismo" nella versione italiana di Wikipedia, dato che neppure esisteva. Ho corretto ed ampliato la voce relativa ad Henry George, che era solo un abbozzo. Sto incominciando a mettere mano anche alle voci correlate in italiano ed ai link alla versione italiana nelle corrispondenti voci nelle altre lingue, ma sto notando che quest'ultima cosa non è neppure necessario farla (avendo inserito il link nella voce inglese anche nelle altre lingue me lo ritrovo in automatico). Incomincio così a contribuire all'enciclopedia libera e, nel mio piccolo, alla diffusione della conoscenza geolibertaria.
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Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Henry George (Filadelfia, 2 settembre 1839 – New York, 29 ottobre 1897) è stato un economista statunitense, politico e scrittore. Fu il sostenitore più autorevole dell'imposta sulla rendita fondiaria, nota anche come "imposta unica". Ha ispirato la filosofia e l'ideologia economica nota come georgismo, secondo la quale ognuno ha il diritto di appropriarsi di ciò che realizza con il proprio lavoro, mentre tutto ciò che si trova in natura, principalmente la terra, appartiene a tutta l'umanità. La sua opera più famosa è Progresso e Povertà, scritta nel 1879. È un trattato sulla disuguaglianza, la natura ciclica delle economie industriali e possibili rimedi.

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. 
Il georgismo, da Henry George (1839-1897), è una filosofia ed una ideologia economica che sostiene che ognuno abbia il diritto di appropriarsi di ciò che crea attraverso il proprio lavoro, ma che ogni cosa che si trova in natura, principalmente la terra, appartenga in maniera egalitaria a tutta l'umanità. La filosofia georgista è legata all'idea della tassa unica sul valore della terra. I georgisti sostengono che una imposta fondiaria sia efficiente, giusta e raccolga sufficienti entrate così che altri tipi di imposte (meno giuste e meno efficienti) possano essere ridotte o eliminate.

7 commenti:

luigi ha detto...

Perché la parola "Filosofia" è maiuscola? Non credo sia giusto e in ogni caso non si capisce perché in alcuni casi è maiuscola e in altri minuscola, benché l'espressione si riferisca alla medesima cosa.

"[il georgismo è la filosofia]] secondo la quale ognuno ha il diritto di appropriarsi di ciò che realizza con il proprio lavoro", "mentre tutto ciò che si trova in natura, principalmente la terra, appartiene a tutta l'umanità"

tre osservazioni: 1) non ci sono riferimenti bibliografici per queste affermazioni; 2) ammesso e non concesso che il pensiero di H.G. sia quello espresso nel virgolettato sopra, come pareresti per suo conto l'obiezione che il prodotto del proprio lavoro è fatto anche di materia prima che apparterrebbe all'intera umanità? 3) se le cose che sono in natura appartengono all'intera umanità, come giustificare la proprietà privata di terreni, le proprietà dello stato etc.?

maxmex ha detto...

Luigi,
ho appena messo la minuscola. Grazie per aver avermi fatto notare l'errore, che avevo già corretto su Wikipedia.
Riguardo la prima osservazione hai proprio ragione. Se avrò tempo mi occuperò di colmare la lacuna. Spero sinceramente che qualcun altro lo faccia prima di me! Puoi pensarci tu? Sugli altri due punti avrò modo di risponderti con più calma, adesso vado a consumare il pranzo domenicale.

maxmex ha detto...

Luigi,
rieccomi qui per poterti rispondere. Ho avuto una domenica piena di cose da fare.
Alla tua seconda osservazione rispondo che ognuno può appropriarsi legittimamente, attraverso il lavoro, di qualsiasi elemento della natura se ciò non impedisce a nessun altro di appropriarsi dello stesso tipo e quantità di materia prima. Laddove vi siano, invece, situazioni in cui un singolo o un gruppo di individui si approprino di elementi produttivi limitati impedendone l'accesso ad altri vi è un furto. Il furto va punito (o meglio i derubati vanno risarciti) attraverso l'imposizione fiscale. Il caso della proprietà fondiaria è proprio quello centrale nell'analisi di George, infatti la sua proposta principale di riforma fiscale è l'imposizione sulla proprietà (e quindi sulla rendita) fondiaria. E' ovvio che la visione georgista portata alle sue estreme conseguenze logiche ci conduce ad una politica transnazionale ed a favore di forme organizzative che coinvolgano tutta la Terra quali quelle di una federazione mondiale.
Che ne pensi?

Anonimo ha detto...

Penso che prima di arrampicarci sugli specchi dovremmo accertarci che quelle tesi siano attribuibili a H.G. Dovresti cioè fare la cosa più semplice e veloce di questo mondo: fornire riferimenti bibliografici (anche in lingua originale, non importa). E poi discutiamo.

maxmex ha detto...

Anonimo, proprio non vuoi sforzarti a fare personalmente tale ricerca? Non scrive però che è mio dovere. Se veramente vuoi saperne di più qui di seguito trovi i riferimenti.

"Progress and Poverty: An Inquiry into the Cause of Industrial Depressions and of Increase of Want with Increase of Wealth", Book VI, Chapter 2
(The True Remedy). New York: Robert Schalkenbach Foundation. ISBN 0914016601.

Trovi l'intero capitolo online al seguente indirizzo:
http://www.econlib.org/library/YPDBooks/George/grgPP26.html

Il capitolo 2 del libro VI corrisponde al capitolo 25 (The True remedy) della versione di Bob Drake. Quest'ultimo testo, come tutti i testi di George, è interamente e gratuitamente scaricabile (George era già alla sua epoca a favore dell'open source) alla seguente pagina web:
http://www.schalkenbach.org/drake-p-p/PandP_Drake.pdf

Oppure semplicemente consultabile online alla seguente pagina:
http://www.schalkenbach.org/drake-p-p/pcontents.htm

Anonimo ha detto...

Caro Massimo,
non sono io che attribuisco tesi a H. George, ma tu, e pertanto è probabile che io impiegherei mesi a trovare i riferimenti bibliografici che giustifichino quelle attribuzioni.

Innanzitutto, tu hai affermato che per H. George tutto ciò che è in natura appartiene a tutta l'umanità. La frase di George è esattamente la seguente: “We must make land common property”. Non si parla di tutto ciò che è in natura, ma della terra (economicamente considerata come capitale agricolo, suppongo). In secondo luogo, non è un’assunzione per così dire metafisica, come tu l’hai presentata, ma un rimedio ipotetico a un problema, cioè: Se vogliamo distribuire equamente la ricchezza, Allora dobbiamo rendere la terra proprietà comune; ma possiamo anche non volere distribuire equamente la ricchezza. Rendere la terra proprietà comune non significa affatto renderla proprietà dell’umanità, almeno senza ulteriori assunzioni. “Comune”, in quel conteso, sembra significare semplicemente non-privato, laddove per altro si parla esplicitamente di proprietà privata come proprietà INDIVIDUALE privata (“unequal ownership of land is inseperable from the recognition of individual property in land”).

Inoltre, la tua risposta nel precedente commento non può essere presentato per conto del Nostro, perché sempre il Nostro, molto conseguentemente, si propone il compito di dimostrare che rendere le terre proprietà comune è un obiettivo perseguibile. E se è perseguibile, perché impostare le cose in modo tale che le imposte fondiarie siano presentate come risarcimenti etc.?

Io non penso che l’equa distribuzione delle ricchezze sia un valore. Oggi, credo che nessuno possa affermare che le sperequazioni siano dovute alla proprietà individuale di terre. Oltre ai capitali agricoli, esistono molti altri capitali, alcuni dei quali anche astratti, come la conoscenza.

maxmex ha detto...

Caro anonimo,
per George tutto ciò che è in natura dovrebbe appartenere, secondo giustizia, a tutta l'umanità. E' vero che George si concentra sulla terra, ma il discorso vale per ogni risorsa naturale limitata. Che intendi per "capitale agricolo"? Se capitale è il profitto accumulato e la terra non viene da questo processo di accumulazione la terra non è assimilabile al capitale, come invece il marxismo di fatto fa e finisce per non vedere così dove sta la vera causa delle ingiustizie sociali e la sua soluzione così è inevitabilmente errata. L'estensione del discorso di George a tutte le risorse naturali non so se sia già esplicita negli scritti di George, ma è di certo comune (e da un bel po' di tempo) a tutto il movimento georgista, in ogni parte del globo. La distribuzione equa della ricchezza di cui parla George è da intendere come distribuzione di ciò che dovrebbe essere comune secondo giustizia (ed invece ci è stato rubato dai proprietari terrieri), per ripristinare una situazione di uguali opportunità. Una volta che ci troviamo di fronte ad una situazione in cui i proprietari fondiari esistono, come è possibile rendere "comune" la terra? L'esproprio che propone George è l'abolizione di ogni imposta e l'introduzione di un'unico tipo di imposizione fiscale, l'imposta sulla rendita fondiaria, la quale deve servire proprio per risarcire chi è stato spogliato del diritto in quanto essere umano all'uso della terra.
L'enfasi nello scritto di George all'equa distribuzione della ricchezza va visto innanzi tutto in un ottica di pari opportunità produttive, di giustizia sociale intesa in questo senso.
Le ingiustizie economiche di oggi e di sempre sono dovute eccome al fatto che la terra e tutte le risorse naturali sono sottratte al possibile loro utilizzo da parte di ogni essere umano (problema affrontato da George) ed al fatto che la moneta non è deperibile come qualsiasi altro bene sul mercato (problema affrontato dal suo seguace Gesell). Riguardo i "capitali astratti" torniamo alla domanda di prima: che intendi per "capitale"? Gli elementi produttivi sono 3:
1) terra (risorse naturali),
2) lavoro,
3) capitale (profitto accumulato).
Esistono poi agenti distorsivi del mercato quali i monopoli artificiali e lo Stato con le sue leggi, tra le quali quelle relative ai brevetti. Il marxismo, ripeto, si concentra su lavoro e capitale e vede il primo come elemento che si contrappone dialetticamente al secondo, non accorgendosi che la causa della questione sociale è stata la recinzione delle terre e non il processo di accumulazione del profitto. La soluzione marxista conduce così a monopolizzare tutto e dare terra, lavoro e capitale nelle mani dello Stato creando così un sistema totalitario e già George aveva previsto l'oppressività di un tale sistema e chiamava Marx il "principe delle teste confuse".
Sulla conoscenza ho scritto quasi scherzando nel mio precedente commento che George era già alla sua epoca a favore dell'open source ed in effetti il georgismo ha legami ideali forti con il movimento copyleft e diversi studi sono stati fatti su tali legami. La condivisione della conoscenza, in effetti, è una proposta valida ed attuale tanto quanto la condivisione delle risorse naturali ed il demurrage monetario.