giovedì 28 maggio 2026

Contro il linciaggio di Erri De Luca

Lo scrittore Erri De Luca è finito al centro di una tempesta mediatica. La sua colpa? Aver rilasciato un’intervista al quotidiano Israel Hayom (poi ripresa in Italia da Il Foglio) nella quale ha rivendicato una visione non allineata sulla crisi in Medio Oriente, rifiutando l’applicazione della parola "genocidio" per i fatti della Striscia di Gaza e richiamando il significato storico del termine "sionismo".

La risposta del conformismo culturale nostrano non si è fatta attendere: insulti personali - liquidato da alcuni esponenti dei salotti letterari come un "vecchio maschio" - e il tentativo, ormai sistematico, di ridurlo al silenzio o all'ostracismo. Come Movimento Radicale - Movimento d'Azione, respingiamo con forza questo processo alle intenzioni e questo linciaggio verbale. La nostra cultura politica si fonda sulla tutela intransigente della libertà di espressione e sul rifiuto dei dogmi ideologici che calpestano il libero dibattito pubblico.

La forza delle verità nell'uso delle parole

La polemica si è surriscaldata attorno a nodi semantici precisi. De Luca ha chiarito la sua posizione con un intervento limpido sui suoi canali social, spiegando come il termine "sionismo" non coincida affatto con le politiche dell'attuale governo della destra israeliana, ma con il diritto basilare di un popolo a una patria nazionale e a una difesa esistenziale:

"Ritorno su una parola infelice. Oggi sionismo coincide con il governo della peggiore destra israeliana. Ho voluto recuperare il senso originale del termine. Sionista è chi riconosce lo Stato di Israele. Chi crede che la soluzione del conflitto consista in due Stati, uno palestinese e uno israeliano, è per me sionista. Chi sostiene l'eliminazione d'Israele dalla carta geografica è antisionista. Il dolore e l'oppressione del popolo palestinese saranno medicati solo dal risarcimento di un suo Stato libero."

Non concordiamo con lui sulla soluzione a due Stati, ma concordiamo in pieno con l'obiezione dello scrittore all'uso della parola "genocidio", che non è in alcun modo un tentativo di sminuire l'orrore in corso. De Luca stesso ha specificato in un appunto scritto a mano: "Non capisco in cosa le parole massacro, strage, siano per Gaza inferiori a genocidio. Forse perché suona più energico. Lo scempio resta".

La sua è una battaglia di precisione linguistica contro la tendenza a trasformare termini giuridici e storici complessi in slogan da usare come clave politiche per chiudere d'autorità la conversazione. Una posizione intellettuale che può essere discussa, ma che esige rispetto, non la gogna.

Quel legame profondo con Nessuno tocchi Caino

Per il mondo radicale, la figura di Erri De Luca rappresenta una storia condivisa di battaglie per i diritti umani, per la giustizia e contro la violenza. Già nel dicembre del 1995, Erri De Luca era tra le voci autorevoli che intervenivano a Roma al I Congresso Internazionale di "Nessuno tocchi Caino", l'associazione nata in seno al Partito Radicale per il superamento della pena di morte nel mondo. In quell'occasione, lo scrittore portò il proprio contributo a una visione che rifiuta la logica della pura eliminazione del colpevole e del nemico, sostenendo il primato della persona sopra ogni cieca logica di schieramento e di vendetta. Chi oggi vorrebbe applicare a De Luca una sorta di "pena di morte culturale" attraverso l'isolamento e l'insulto dimostra di non avere gli strumenti per comprendere un uomo che ha sempre praticato l'indipendenza di pensiero, la nonviolenza e la difesa della dignità umana in ogni contesto.

Difendere il diritto al dissenso

Difendere Erri De Luca oggi non significa necessariamente sposare ogni singola virgola delle sue dichiarazioni, ma difendere lo spazio democratico in cui quelle parole possono essere pronunciate e discusse senza che l'autore venga criminalizzato o bandito. Il Movimento Radicale rimarrà sempre un presidio contro i tribunali del popolo, siano essi digitali o cartacei. Di fronte al conformismo del branco che ulula lo slogan del giorno, noi stiamo, ancora una volta, dalla parte della parola libera.

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