giovedì 28 maggio 2026

Il populismo penale e la vendetta di Stato: se l'informazione e la giustizia smarriscono la Costituzione

La deriva del sistema giustizia in Italia e il cortocircuito dell'informazione di massa hanno superato il livello di guardia. Il diritto penale rischia di trasformarsi, da baluardo liberale a tutela delle libertà individuali, in uno strumento di consenso politico e vendetta sociale.

A mettere a nudo questa realtà è una precisa denuncia del giornalista Damiano Aliprandi, il quale evidenzia come la narrazione mediatica prevalente alimenti costantemente il populismo penale. Quando i titoli dei giornali scatenano la gogna parlando con sdegno di "mostri scarcerati" davanti all'applicazione di legittime misure alternative, si deforma la percezione dell'opinione pubblica e si svilisce la funzione rieducativa della pena. È l'abdicazione della politica e di parte del mondo dell'informazione ai principi cardine dello Stato di diritto.

La patologia del giustizialismo e la gogna mediatica

L'analisi di Aliprandi tocca da vicino le battaglie storiche della cultura radicale e garantista, evidenziando una patologia sistemica che si articola su tre fronti:

  • La rimozione dell'Articolo 27 - La finalità rieducativa della pena, scolpita nella nostra Carta Costituzionale, viene costantemente presentata come un "favore ai criminali". Il trattamento penitenziario progressivo (affidamento ai servizi sociali, semilibertà, permessi premio) è invece lo strumento scientifico per abbattere la recidiva e garantire la sicurezza reale della società.

  • La violazione dei codici deontologici - Esiste uno strumento preciso, la "Carta di Milano" (il protocollo deontologico obbligatorio per i giornalisti approvato nel 2013), che impone l'uso di una terminologia corretta e il rispetto della dignità dei detenuti. Eppure, la disinformazione sistematica continua a preferire il sensazionalismo e il linciaggio mediatico.

  • La presunzione di innocenza calpestata - Il processo, anziché essere il luogo dell'accertamento della verità oltre ogni ragionevole dubbio, si trasforma in una condanna anticipata, celebrata sulle prime pagine dei giornali prima ancora che nelle aule di tribunale.

La prospettiva garantista: rimettere la persona al centro

Il garantismo non è l'istanza dell'impunità, ma l'esatto contrario: è la certezza che lo Stato, nell'esercitare il suo potere più coercitivo - la privazione della libertà personale - rispetti regole ferree a tutela di chiunque. Quando la giustizia rinuncia alle garanzie in nome dell'efficienza o dell'approvazione popolare, cessa di essere giustizia e diventa arbitrio.

La qualità della civiltà giuridica di un Paese si misura da come si garantiscono i diritti di chi è ristretto nelle sue carceri, non dal numero di manette esibite a favore di telecamera.

Per invertire la rotta e decostruire la spirale del populismo penale, sono necessari interventi strutturali e culturali immediati:

  • La separazione delle carriere - Una riforma per garantire un giudice davvero terzo ed equidistante, ponendo fine alla contiguità ordinamentale e culturale tra magistratura inquirente (PM) e giudicante.

  • Depenalizzazione e extrema ratio - Liberare i codici dall'ipertrofia legislativa prodotta dalle "leggi manifesto" e dalle emergenze del momento, restituendo al carcere la natura di risorsa estrema.

  • Il primato delle misure alternative - Valorizzare i percorsi di reinserimento esterno e abbattere il sovraffollamento cronico, trasformando gli istituti di pena da discariche sociali a luoghi di dignità e lavoro.

Una battaglia di civiltà

La difesa dello Stato di diritto non ammette distrazioni o compromessi geopolitici interni. Il populismo penale si nutre della paura e della semplificazione dei meccanismi giuridici. Compito delle forze autenticamente liberali, radicali e riformatrici è contrastare questa narrazione tossica, difendendo le prerogative dell'individuo contro l'onnipotenza punitiva dello Stato. Si tratta di una questione di cultura del diritto tesa a distinguere una democrazia liberale da uno Stato etico.

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