Ricorre l’anniversario della morte di Roberto Cicciomessere, una delle figure più lucide, operose e ingiustamente silenziate della storia del radicalismo italiano. Ricordarlo oggi, sulle pagine web del Movimento Radicale - Movimento d'Azione, non è un semplice atto di memoria o di nostalgia. È, al contrario, un esercizio di militanza: significa riappropriarsi di un metodo di lotta politica basato sul binomio inscindibile tra l'ideale libertario e il rigore pragmatico dell'azione. Roberto non è stato solo un leader; è stato l'architetto di battaglie storiche che hanno cambiato il volto dei diritti civili in Italia, un compagno che ha saputo unire il coraggio della disobbedienza civile alla lungimiranza dell'innovazione tecnologica ed editoriale.
Il coraggio della disobbedienza: l'obiezione di coscienza
Nato a l'Aquila nel 1946, Cicciomessere incarna fin da giovanissimo lo spirito dell'azione radicale. Quando l'obiezione di coscienza al servizio militare era ancora un reato e un tabù sociale, Roberto sceglie la via del corpo come strumento di lotta. Viene arrestato due volte, sconta il carcere militare a Gaeta, trasforma il proprio processo in una tribuna politica contro l'autoritarismo dello Stato. Quella non fu una testimonianza passiva, ma un'azione politica travolgente che, insieme alla mobilitazione del Partito Radicale e della Lega Obiettori di Coscienza (LOC), costrinse il Parlamento ad approvare nel 1972 la Legge 772, che riconobbe per la prima volta il servizio civile sostitutivo.
Il motore dell'organizzazione e dell'informazione
Segretario del Partito Radicale nel 1970 e nel 1971, e poi di nuovo nel 1983 ed eletto più volte in Parlamento (sia a Montecitorio che a Strasburgo), Cicciomessere è stato il perno organizzativo di quella straordinaria macchina di iniziativa politica che agì durante quella fase della storia politica italiana che venne chiamata poi Prima Repubblica. Fu tra i promotori delle prime grandi stagioni referendarie - dal divorzio all'aborto, fino alla responsabilità civile dei magistrati - intuendo prima di altri che il referendum era lo strumento sovrano per restituire la parola ai cittadini contro la palude della partitocrazia.
La sua intuizione più profonda fu, forse, legata al diritto alla conoscenza. Roberto comprese che non può esserci democrazia senza un'informazione libera e documentata. Fu l'anima tecnica e politica che permise la nascita e lo sviluppo di Radio Radicale, l'istituzione che ha permesso che le istituzioni dello Stato fossero conosciute, registrando e trasmettendo i lavori parlamentari e i processi che nessun altro voleva raccontare.
L'eredità per i radicali
Per noi radicali, la figura di Roberto Cicciomessere indica una rotta ben precisa. Ci ricorda che l'essere "radicali" non è un'identità da esibire in un salotto, ma un metodo da applicare sulla strada, nei tribunali, tra la gente. Ci insegna che la libertà si difende creando istituzioni alternative, studiando i dossier, usando il diritto contro l'arbitrio del potere.
Lo ricordiamo con il dolore della sua assenza, ma oggi lo rivendichiamo nell'urgenza della nostra iniziativa. Le sue battaglie per la giustizia giusta, per i diritti individuali, per la trasparenza delle istituzioni e per un'Europa federale e democratica sono tutt'altro che vinte.
Roberto Cicciomessere non ha mai cercato i riflettori, ha sempre preferito la concretezza del risultato. Il modo migliore per onorarlo non sono le celebrazioni formali, ma la promessa di continuare l'azione. Con lo stesso rigore, con la stessa determinazione.

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