Oggi ricorre il decennale della scomparsa di Marco Pannella. In un tempo come il nostro, asfissiato da una polarizzazione tribale dove l’identità viene usata come una clava e il dialogo è ridotto a scontro tra tifoserie, la sua assenza si fa sentire con la forza di un vuoto d'aria. Chi oggi si professa suo seguace, chi dice di volerne perpetuare il metodo, ha il dovere di guardare non alle formule del passato, ma a quella straordinaria capacità di incarnare la nonviolenza e la speranza contro ogni logica geometrica della geopolitica. Per capire cosa significasse il "metodo Pannella", c'è una storia potente e dimenticata che merita di essere raccontata: la storia di Muhamed Kreševljaković.
Un sindaco musulmano nella Sarajevo sotto assedio
Siamo nel gennaio del 1993. Sarajevo è una trappola di fango, sangue e granate, stretta nel più feroce assedio della storia europea contemporanea. Il suo sindaco è Muhamed Kreševljaković: un intellettuale, un politico bosniaco di fede e cultura islamica, un uomo che vive quotidianamente il dramma del tentato sterminio della sua comunità. In quel momento drammatico, Kreševljaković compie una scelta apparentemente inspiegabile per i canoni della politica tradizionale: decide di iscriversi e di scommettere sul Partito Radicale Transnazionale.
L'incrocio impossibile: l'islam e il sionismo radicale
Quell'iscrizione rappresenta un cortocircuito logico per i cultori delle appartenenze stagne. Il Partito Radicale di Marco Pannella era, ed è sempre stato, un partito dichiaratamente, orgogliosamente e storicamente sionista.
L'amicizia con il popolo ebraico: Pannella è stato da sempre un amico fraterno, viscerale, del popolo ebraico e delle sue ragioni storiche. Quello dei Radicali non era un posizionamento geopolitico calcolato, ma una scelta di civiltà.
La visione di Israele: Il sionismo pannelliano era la difesa del diritto a esistere di una democrazia e dello Stato d'Israele, inteso come avamposto di libertà, scienza e diritti in una regione tormentata.
La proposta europea: Una convinzione così radicata che, per decenni, Pannella e i Radicali hanno portato avanti una storica e solitaria battaglia politica: proporre ufficialmente l'ingresso di Israele all'interno dell'Unione Europea, per ancorare definitivamente quel destino democratico a quello del nostro continente.
Eppure, un sindaco musulmano, nel momento di massima vulnerabilità del suo popolo, non vede una contraddizione in questo sionismo militante. Perché? Perché la visione che Pannella era riuscito a trasmettere andava oltre le barriere confessionali e le appartenenze geopolitiche. Kreševljaković riconosce nei Radicali l'unico interlocutore che non si limita a piangere sulle vittime, ma che si batte concretamente per la legalità internazionale, promuovendo la nascita del Tribunale Penale Internazionale per l'ex-Jugoslavia.
Questo miracolo politico è interamente ascrivibile al genio e al cuore di Marco Pannella. Marco non cercava la purezza ideologica, cercava il corpo delle persone; non univa i popoli sulla base delle simpatie, ma sulla base del diritto, della sete di giustizia e della nonviolenza.
L'appello a chi si dice "pannelliano" oggi
Oggi che le bombe tornano a dilaniare il Medio Oriente e l'Europa, oggi che l'Islam e il sionismo vengono dipinti come blocchi monolitici e irrimediabilmente nemici, la tessera radicale di Kreševljaković brilla come un monito. Ci vorrebbe Pannella, oggi, per scombinare i giochi. Ci vorrebbe la sua capacità di digiunare per l'avversario, di vedere l'umanità oltre la divisa o l'appartenenza religiosa.
A chi oggi si dice suo seguace, chiediamo un sussulto di coraggio. Essere fedeli a Marco Pannella non significa gestirne l'eredità burocratica o ripeterne i vecchi slogan. Significa abitare il conflitto con la forza della nonviolenza, gettare ponti dove tutti scavano fossati, ed essere - come Kreševljaković e Pannella seppero essere in quel tragico 1993 - contrabbandieri di speranza contro ogni cinismo.

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