Il 18 maggio non è una data come le altre per chiunque abbia a cuore la democrazia, lo Stato di diritto e la dignità umana. Oggi, a trentotto anni dalla sua scomparsa, il Movimento Radicale - Movimento d'Azione ricorda il compagno Enzo Tortora.
Non lo ricordiamo solo come il volto garbato della televisione italiana, ma come l'uomo che ha incarnato - suo malgrado, e pagando con la vita - il più clamoroso e devastante esempio di malagiustizia della storia repubblicana. Una ferita che, a distanza di decenni, sanguina ancora nel corpo di un Paese che non ha ancora saputo fare pienamente pace con il concetto di civiltà giuridica.
Il tritacarne e il coraggio radicale
Quello che colpì Enzo Tortora il 17 giugno 1983 non fu un semplice errore giudiziario: fu un vero e proprio tritacarne mediatico e giudiziario. Costruito sulle delazioni calunniose di finti pentiti della camorra, l'arresto spettacolarizzato di Tortora servì a mostrare i muscoli di una certa magistratura d'assalto, più incline alla gogna che alla ricerca della verità.
Mentre l'opinione pubblica inferocita e gran parte della stampa celebravano il mostro in prima pagina, ci fu chi non si piegò al conformismo del sospetto. Marco Pannella e i Radicali videro subito l'enormità di quell'ingiustizia e scelsero di stare lì dove un radicale deve stare: al fianco della vittima, contro l'arbitrio del potere.
Eletto al Parlamento Europeo nelle liste del Partito Radicale, Enzo Tortora diede una lezione di dignità morale senza precedenti. Avrebbe potuto usare l'immunità parlamentare per proteggersi; scelse invece di rinunciarvi, di dimettersi e di consegnarsi nuovamente ai giudici per farsi processare come un cittadino comune.
"Io sono innocente. Spero, dal profondo del cuore, che lo siate anche voi."
- Enzo Tortora - Ai giudici della Corte d'Appello di Napoli -
La sua assoluzione totale arrivò, ma il prezzo pagato era già stato troppo alto. Quella persecuzione gli aveva scavato dentro, minando la sua salute fino a portarlo alla morte il 18 maggio 1988.
Un'eredità tradita: la battaglia continua
Oggi la figura di Enzo Tortora non può e non deve essere ridotta a un santino laico da celebrare una volta l'anno. Il suo nome è una linea programmatica, un imperativo politico che la Galassia Radicale porta avanti ogni giorno nelle piazze e nelle istituzioni.
Il referendum sulla responsabilità civile dei magistrati del 1987, fortemente voluto dai Radicali e stravinto dall'80% degli italiani, venne clamorosamente tradito dalla politica con la legge Vassalli. Ancora oggi, nel 2026, assistiamo alle medesime storture che distrussero la vita di Enzo:
L'abuso della custodia cautelare: che troppo spesso si trasforma in una condanna anticipata senza processo.
La gogna mediatica: che distrugge la reputazione di un cittadino prima ancora che un giudice possa esprimersi.
La mancanza della separazione delle carriere: per garantire un giudice davvero terzo ed equo.
L'impegno radicale
Ricordare il compagno Enzo Tortora significa continuare la sua battaglia. Significa lottare per una Giustizia Giusta, per un sistema in cui chi sbaglia sulla pelle dei cittadini risponda delle proprie azioni, e in cui il processo penale sia un luogo di accertamento della verità, non un'arena di distruzione di massa. Enzo ci ha insegnato che la libertà non è un dato acquisito, ma una conquista quotidiana che richiede coraggio, ostinazione e il rifiuto di ogni compromesso al ribasso sui diritti civili. Oggi, come allora, i Radicali tengono alta quella bandiera. Per Enzo, per le migliaia di vittime anonime della malagiustizia, per lo Stato di diritto.

Nessun commento:
Posta un commento