
Ci sono date che non sono semplici tacche sul calendario, ma veri e propri nodi di una memoria laica, democratica e civile che il nostro Paese ha il dovere di non disperdere. Oggi, 22 maggio, il calendario della storia ci mette davanti a una coincidenza potente: la nascita di Giacomo Matteotti e la promulgazione della Legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza. Due simboli, due epoche, un'unica identità: quella del diritto che si afferma contro il dogma, della dignità umana che si impone sulla sopraffazione.
Il coraggio del socialismo liberale: Giacomo Matteotti
Oggi ricordiamo l'anniversario della nascita di Giacomo Matteotti, il compagno socialista liberale che con il suo rigore morale e la sua intransigenza intellettuale pagò con la vita il rifiuto di piegarsi al fascismo nascente. Matteotti non fu solo un martire; fu, prima di tutto, un uomo d'azione e di cifre. Denunciava i brogli e le violenze del regime non con astratti ideologismi, ma con la forza dei fatti, incarnando quella fusione tra istanza sociale e metodo liberale che è da sempre il cuore pulsante delle nostre battaglie. Ricordare Matteotti oggi, per il Movimento Radicale - Movimento d'Azione, significa rivendicare quel metodo: l'opposizione intransigente a ogni forma di regime, palese o strisciante, e la difesa accanita delle istituzioni democratiche come unico scudo per i più deboli.
Il corpo come territorio di libertà: l'autodeterminazione della 194
Esattamente in questo stesso giorno, nel 1978, l'Italia laica e civile compiva uno dei suoi passi in avanti più straordinari con la firma della Legge 194. Fu il punto d'arrivo di una stagione epica di mobilitazione radicale, di disobbedienze civili, di corpi messi in gioco contro l'ipocrisia di uno Stato che condannava le donne alla clandestinità, alle mammane e alla morte.
La legalizzazione dell'interruzione volontaria della gravidanza non è stata solo una riforma sanitaria o giuridica; è stata l'affermazione di un principio rivoluzionario: il corpo della donna appartiene alla donna. L'autodeterminazione come pilastro della cittadinanza.
Silvio Viale: la scienza medica militante e la rivoluzione della RU486
La storia della legge 194 e della sua evoluzione medica non sarebbe la stessa senza l'azione scientifica e politica del compagno Silvio Viale. Ginecologo e storico militante radicale, Viale è stato il vero e proprio pioniere dell'aborto farmacologico in Italia. Fu lui, sfidando veti politici, religiosi e burocratici, a introdurre per la prima volta la pillola RU486 all'ospedale Sant'Anna di Torino nel 2005, avviando la sperimentazione che avrebbe poi portato all'approvazione formale dell'AIFA nel 2009.mL'impegno di Viale - che ancora oggi, nei reparti e nelle aule di consiglio comunale, combatte contro l'obiezione di coscienza e le storture del sistema sanitario - incarna perfettamente la figura del "medico-militante" radicale: colui che usa la scienza come strumento di liberazione e il proprio camice come baluardo di legalità.
La Galassia Radicale in prima linea: le Iniziative degli ultimi anni
Il "fare radicale" non si ciba di sola memoria, e la frontiera dell'autodeterminazione si gioca oggi sull'accessibilità reale della medicina contro i tentativi striscianti di smantellamento della legge. In questi ultimi anni, tutta la Galassia Radicale si è mobilitata in modo sinergico e complementare:
L'Associazione Luca Coscioni e la campagna "Aborto senza ricovero" - Con un'azione legale e di monitoraggio istituzionale capillarizzata, i compagni della Coscioni si battono per la piena applicazione delle linee guida ministeriali. L'obiettivo è l'estensione dell'aborto farmacologico fino alla nona settimana in regime ambulatoriale e nei consultori, sul modello dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, per scardinare l'obbligo del ricovero ordinario o del day-hospital prolungato usato come surrettizia punizione morale.
Radicali Italiani e le campagne sul territorio - Movimento politico da sempre in prima linea, Radicali Italiani ha promosso negli ultimi anni azioni di data journalism e accessi agli atti (come l'indagine "Libera di Scegliere") per mappare e denunciare pubblicamente i dati scandalosi sull'obiezione di coscienza nelle strutture pubbliche, in alcune delle quali sfiora il 100%. A questo si uniscono i continui presidi e le disobbedienze civili contro le delibere di quelle Regioni che tentano di ostacolare la distribuzione della RU486 o che, al contrario, aprono le porte dei consultori alle associazioni anti-scelta.
Chiedere l'autosomministrazione del farmaco, il potenziamento dei consultori, l'eliminazione dei "colli di bottiglia" burocratici significa, semplicemente, applicare la scienza ai diritti, ridando dignità alle scelte delle donne.
Due anniversari, un'unica via: il fare radicale
Cosa unisce il deputato socialista che sfida Mussolini in Parlamento, le migliaia di militanti che hanno conquistato la 194, la tenacia medica di Silvio Viale e le mobilitazioni odierne di Radicali Italiani e dell'Associazione Coscioni? Li unisce il rifiuto della delega, l'assunzione di responsabilità, la consapevolezza che i diritti non cadono dall'alto ma si conquistano e si difendono centimetro dopo centimetro, con il corpo e con le leggi.
Oggi la Legge 194 subisce attacchi continui, svuotata dall'obiezione di massa e da un conformismo ideologico che Matteotti avrebbe combattuto con sdegno. Celebrare questa giornata sul sito del Movimento d'Azione non è un esercizio di nostalgia. È un promemoria per il presente. Il socialismo liberale di Matteotti, l'autodeterminazione laica della 194 e la libertà della ricerca scientifica sono la nostra unica bussola. La storia ci chiama all'azione, oggi come allora. Non c'è memoria senza attualità e responsabilità dell'azione radicale.
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