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domenica 11 ottobre 2020

Autori georgisti, geolibertari e dintorni

Eccovi la diciottesima puntata dell’intervista geolibertaria, con domande di Dario Farinola e risposte di Massimo Messina. Trovate le puntate precedenti ai seguenti link:

  1. Torna in vita GeoLib, con un'intervista

  2. Continua l'intervista: liberalismo, liberismo, socialismo, Henry George ed il georgismo

  3. Georgismo, libero mercato, anarchia

  4. Neogeorgismo "geselliano", imposta fondiaria, geolibertarismo

  5. Geolibertarismo, nonviolenza e libero mercato

  6. Anarchia e nonviolenza: due facce della stessa medaglia

  7. Il Partito Libertario di Fabio Massimo Nicosia... e la nonviolenza

  8. Il dittatore libertario di Fabio Massimo Nicosia, la nonviolenza, il libero mercato

  9. Dialogo tra Farinola e Messina sulla nonviolenza

  10. Per la liberazione di ogni specie

  11. Nonviolenza: correlazione tra mezzi e fini

  12. Disobbedienza - anche fiscale - come strumento nonviolento per realizzare il geoanarchismo

  13. Libero mercato: principale strumento nonviolento

  14. Meno violenza ci sarà più anarchia ci sarà

  15. Minore violenza possibile

  16. Libertà totale, che si tratti di aborto, spiagge o qualsiasi altra cosa

  17. Come difendersi dai soggetti pericolosi?


Quali sono gli autori più importanti del pensiero georgista e geolibertario?

Al seguente link vi è una pagina con un bell'elenco di liberali classici, di economisi accademici (tra i quali i più noti tra quelli considerati addirittura iperliberisti come il monetarista Milton Friedman, o anche austriaci quali Hayek), economisti non accademici, libertariani statunitensi, statisti (tra i quali Lincoln e Churchill) ed intellettuali vari che erano favorevoli ad un'imposizione fiscale di tipo georgista, sul valore fondiario:

http://earthfreedom.net/lvt-advocates

Hermann Heinrich Gossen, Henry Heorge, Frank Chodorov, Albert Jay Nock, Fred Foldvary spiegano che non sarebbe un "intervento statale", ma proprio la via per l'estinzione di ogni intervento statale... Anche Einaudi, che criticava la tassa unica georgista, lo faceva affermando che sarebbe stata un'entrata troppo esigua per le necessità statali, a suo parere! Quindi il georgismo potrebbe essere anche una via per giungere all'estinzione dello Stato, che imploderebbe per mancanza di risorse. Einaudi vede ciò negativamente, da liberale, noi geolibertari possiamo vedere solo positivamente se il georgismo è una via per giungere al geoanarchismo.


Ad una persona che si avvicina per la prima volta a queste due grandi scuole di pensiero quali testi consigli affinché possa formarsi una cultura di base?

Se legge l'inglese e/o lo spagnolo, c'è innanzi tutto l'opera fondamentale di Henry George, "Progresso e Povertà". Si trova su Internet, liberamente scaricabile, sia la versione originaria di George "Progress and Poverty" che la versione leggermente ridotta e rimodernata nel linguaggio da Bob Drake (consiglio quest'ultima, se non avete esigenze storico-filologiche). Un altro libro di George da leggere è "Protection or Free Trade". Entrambi questi libri, in varie versioni per quanto riguarda "Progress and Poverty", si possono scaricare liberamente alla seguente indirizzo web:

https://schalkenbach.org/henry-georges-works/

Nella sezione "Biblioteca geolib" di questo blog trovate testi di neogeorgisti/geolibertari italiani. Consiglio di sicuro quelli di Fabio Massimo Nicosia:

http://nonviolento.blogspot.com/p/biblioteca-geolib.html

Nicosia ha pure pubblicato vari testi in cui esprime il suo georgismo libertario e di mercato. Infine, ma decisamente non ultimo per importanza, georgista/geolibertario italiano è anche Luca Andrea Minola ed al seguente link si possono trovare suoi ottimi testi, a livello accademico, alcuni in inglese ed altri in italiano, scaricabili gratuitamente:

https://polimi.academia.edu/LucaAndreaMinola


Quali sono i principi politico-culturali che uniscono tutti gli autori georgisti e geolibertari e in che cosa differiscono tra di loro?

Tutti quelli che ho nominato hanno a cuore la libertà dell'individuo e quindi anche le libertà economiche, ma anche la distinzione tra ciò che è frutto del proprio lavoro e ciò che non lo è. Le differenze tra i vari georgisti/geolibertari possono anche essere notevoli, ma ciò che li unisce è da un lato l'amore per la libertà individuale e dall'altro che ognuno possa avere ciò di cui ha diritto.


Fabio Massimo Nicosia fa spesso riferimento a due grandi filosofi anarchici dell'800 come Benjamin Tucker e Lysander Spooner, filosofi che proprio per il fatto di essere anarchici erano convinti assertori dell'economia di mercato. In sintesi quali sono le differenze tra questi due autori e i pensatori georgisti e geolibertari?

Partirei dalla considerazione che Herny George, Benjamin Tucker e Lysander Spooner sono considerati precursori ed ispiratori del Partito Libertario degli USA, che in questo momento sta candidando alla presidenza Joanne Marie Jorgensen, meglio nota come Jo Jorgensen, ma penso non sia difficile prevedere che non riuscirà a vincere. Tucker fu uno dei più importanti anarchici della storia. Fu il primo a tradurre in inglese "L'unico e la sua proprietà" di Stirner.

Benjamin Tucker pubblicò il periodico anarchico Liberty, nel quale scrisse il giurista e filosofo del diritto Lysander Spooner, oltre altri importanti anarchici. In Liberty, Tucker espose le teorie del filosofo britannico Herbert Spencer, scrisse a sostegno del libero pensiero e del libero amore e contro il proibizionismo. Tucker si batteva per una rivoluzione libertaria e nonviolenta usando lo slogan "neither bullet, nor ballot" (in italiano "né pallottole, né voti"). Dato che nelle puntate precedenti abbiamo trattato del rapporto tra anarchia e violenza, ecco cosa pensava Tucker a proposito: "L'idea che l'anarchia possa essere realizzata con la violenza è fallace come l'idea che possa essere sostenuta con la forza". Tucker, da nonviolento, effettuava anche azioni di disobbedienza civile, come quella di distribuire con la massima pubblicità il libro proibito di Walt Withman "Foglie d'erba", censurato dalle sessuofobe Leggi Comstock.

La femminista Victoria Woodhull, la prima candidata donna alla presidenza degli USA, ebbe una relazione con Benjamin Tucker. Mi sento vicinissimo a Tucker anche nel suo definirsi socialista ed a pensare che il socialismo si persegue attraverso l'estensione totale del mercato e della libera concorrenza, oltre al suo essere contro i monopoli. Egli ne individuò quattro, da abbattere: la terra, i dazi, il denaro e i brevetti. Mi sembrano evidenti, quindi, i punti in comune con Henry George.

Spooner è stato indubbiamente uno dei più importanti e influenti anarchici della storia. Egli considerava illegittima qualsiasi coercizione verso gli individui. Sosteneva la necessità di incrementare la concorrenza nella società. Creò, quindi, la American Letter Mail Company, una compagnia postale in concorrenza con il monopolio statale. Questa sua iniziativa gli causò diversi attacchi da parte del governo che ne causarono il fallimento, ma si ottenne comunque un abbassamento delle tariffe.

Considerava illegittima la pretesa dello Stato di rappresentare i cittadini, perché questi ultimi non hanno mai stipulato alcun contratto in tal senso. Secondo Lysander Spooner, ogni Stato è un'organizzazione criminale. Ecco cosa scriveva: «Lo Stato, come un bandito di strada, intima alle persone “o la borsa o la vita”. E molte se non tutte le tasse vengono pagate sotto il peso di questa minaccia. Lo Stato, in effetti, non tende un agguato a un uomo in un luogo solitario, balzando dal ciglio della strada, per puntargli la pistola alla tempia e svuotargli le tasche. Ma non per questo la rapina cessa di essere una rapina a tutti gli effetti, anzi, è ben più codarda e vergognosa. Il bandito di strada assume su di sé tutta la responsabilità, il pericolo e la criminalità del suo atto. Egli non pretende di avere un giusto titolo al vostro denaro, né di volerlo usare a vostro beneficio. Non pretende di essere altro che un rapinatore. Non è tanto impudente da affermare di essere semplicemente un “protettore” e di prendere il denaro dei passanti contro la loro volontà solo per essere in grado di “proteggere” quei viaggiatori che si illudono di essere perfettamente capaci dì difendersi da soli o che non apprezzano il suo peculiare sistema di protezione. Il ladro si limita a rapinarvi: non cerca di rendervi il suo zimbello e il suo schiavo, come fa lo Stato ogni qualvolta vi obbliga a fare qualcosa dicendo che è per il vostro bene, ergendosi ad arbitro morale delle vostre vite.»

Per quanto riguarda la schiavitù, Spooner fu un fervente abolizionista. Uno dei suoi più importanti lavori fu, infatti "L'incostituzionalità della schiavitù", del 1846. I suoi saggi sull'argomento furono molto influenti, al punto da essere inseriti nello statuto del Liberty Party. Nel 1858 pubblicò e fece circolare "Piano per l'abolizione della schiavitù".

Le sue teorie in generale hanno avuto una certa influenza sull'anarco-capitalismo. Un autore nel quale è presente una sua forte influenza è certamente Murray N. Rothbard. Purtroppo, quest'ultimo, poi, però, insieme all'anarcocapitalismo tutto, finì per assolutizzare il proprietarismo piuttosto che seguire l'essenza del pensiero di Spooner: la difesa strenua della libertà individuale. Il geolibertarismo, invece, mi sembra sia il miglior erede di Spooner.


Ci spieghi che cos'è il mutualismo e in che cosa differisce dal georgismo?

Partiamo dalla definizione di mutualismo di Anarcopedia:

In biologia il mutualismo è un «tipo di simbiosi armonica nella quale le specie conviventi traggono reciprocamente vantaggi dalla vita in comune». In campo socio-economico il mutualismo è, conseguentemente, un rapporto di reciprocità tra individui e/o associazioni d'individui strutturati egualitariamente sul «pari doveri e pari diritti», scardinando quindi la subordinazione che al contrario caratterizza il rapporto individuo-Stato. È una corrente del socialismo, con forti venature anarco-individualiste, favorevole al concetto di "proprietà", intesa come possesso personale ed usufrutto, e al libero interscambio dei beni tra i produttori. Il fine del mutualismo è una società libera, strutturata orizzontalmente ed egualitaria.

Tra i padri del mutualismo, da georgista, credo sia opportuno qui ricordate l'ebreo tedesco Franz Oppenheimer. Dopo aver studiato medicina, ed aver esercitato la professione di medico, cominciò anche ad occuparsi di questioni sociali, politiche ed economiche. Conseguì un dottorato di ricerca con una tesi sull'economista David Ricardo. Fu uno dei cofondatori del comitato tedesco per la liberazione degli ebrei russi. Poi accettò la cattedra di sociologia ed economia teorico-politica presso la Johann Wolfgang Goethe-Universität di Francoforte: la prima cattedra in Germania dedicata alla sociologia. Poi insegnò in Palestina, all'epoca protettorato britannico. Fu nominato membro onorario della American Sociological Association. Nel 1938, a causa delle persecuzioni antiebraiche dei nazisti, emigrò negli USA. Fu tra i fondatori del The American Journal of Economics e Sociology.

Si considerava un socialista liberale. Auspicava l'abolizione della proprietà privata terriera. Per Oppenheimer lo Stato nasce dalla sopraffazione di un determinato gruppo sociale su di un altro. Per Oppenheimer, l'autorità statale ed il capitalismo sono collusi l'uno con l'altro e sono tra le principali cause delle disuguaglianze e iniquità della società. Propose, sulla scorta delle teorie economiche di David Ricardo e Henry George, un modello di economia di mercato collettivista e cooperativista, che consentisse una fruizione egualitaria e mutualistica del lavoro, attraverso l'utilizzo da parte della popolazione di particolari strutture organizzative autogestite, chiamate Siedlungsgenossenschaften ("cooperative di colonizzazione"), e la riduzione delle istituzioni statali ad un mero apparato di organi amministrativi con la sola funzione di coordinare, in maniera imparziale e non intrusiva, gl'interessi generali delle singole unità produttive.

Il politico ed economista Ludwig Erhard, che fu cancelliere dell'allora Germania dell'Ovest dal 1963 al 1966, fu studente di Oppenheimer, con il quale discusse la tesi di dottorato, che implementò un particolare modello d'economia di mercato, il Soziale Marktwirtschaft ("economia sociale di mercato"), ispirato dal giustizialismo sociale dello stesso Oppenheimer, del quale però rifiutava categoricamente l'impianto socio-economico socialista e collettivistico-autogestionario. Le idee di Oppenheimer esercitarono una grande influenza sullo sviluppo dei kibbutz da parte dei primi coloni socialisti sionisti.

domenica 28 giugno 2020

Neogeorgismo "geselliano", imposta fondiaria, geolibertarismo

Siamo alla quarta puntata dell’intervista geolibertaria. Le domande sono sempre di Dario Farinola e le risposte di Massimo Messina. Le puntate precedenti dell’intervista le trovate ai seguenti link:
  1. Torna in vita GeoLib, con un'intervista
  2. Continua l'intervista: liberalismo, liberismo, socialismo, Henry George ed il georgismo
  3. Georgismo, libero mercato, anarchia
Nella scorsa puntata hai accennato ad un tuo personale neogeorgismo, accennando ad un valore fondiario che si estinguerebbe attraverso la moneta di ghiaccio geselliana o moneta deperibile. Vogliamo approfondire meglio questo concetto?

Attraverso la riforma fiscale di George, la rendita fondiaria va ad alimentare le entrate pubbliche, come unica entrata ed al 100%, di fatto essendo una nazionalizzazione della Terra. Che una nazionalizzazione possa essere in linea con il libero mercato è decisamente controintuitivo, ma così è, se si analizza bene, perché si abbatte un monopolio legato alla violenza e si immette sul mercato la Terra, che circolerebbe da possessore a possessore finché resterebbe nelle mani di chi la userebbe facendola fruttare. Con Terra, poi, abbiamo visto già la volta scorsa che non deve intendersi il terreno agricolo: un metro quadrato di un fondo commerciale in un centro abitato, magari turistico, ha un valore molto più alto di un metro quadrato di qualsiasi terreno agricolo, come tutti ben sappiamo, quindi i principali contribuenti non sarebbero di certo gli attuali piccoli proprietari terrieri, anzi, probabilmente sarebbe più ciò che ne potrebbero ricavare di ciò che dovrebbero pagare.
La riforma georgista porta di certo ad un fortissimo abbattimento del Leviatano, ma solo da un lato, dal lato delle entrate fiscali e ciò non è di certo poca cosa, ma resterebbe comunque un residuo potere da abbattere - quello della scelta di come redistribuire ciò che attraverso la tassa unica è stato raccolto - e quando ci sono soldi di mezzo e qualcuno che si occupa di doverli redistribuire, specialmente se questo qualcuno si arroga di detenere il monopolio della forza, questo qualcuno finisce sempre per abusare del potere che ha. Che costi avrebbe una qualsiasi forma di controllo? Chi controlla il controllore? Per superare questa questione, ho pensato che la soluzione ideale sia l’abbattimento dello Stato, il suo superamento. Come si potrebbe porre, quindi, la questione della redistribuzione del valore fondiario? Ci sono diverse ipotesi in campo, che vengono proposte, in ambito geolibertario e non ho trovato nessuno che proponga ciò che è venuto in mente a me e quindi penso che sia un’idea orginale. Immaginiamo di aver già raccolto tutto il valore fondiario e di volerlo redistribuire a tutti quanti contemporaneamente. Se vogliamo dare ad ognuno il valore pro quota di ciò che è stato raccolto una via è quella di bruciare quel valore monetario, eliminarlo dalla circolazione. Quando si elimina una massa monetaria ciò che si ottiene è la diminuzione dell’offerta di moneta e ciò significa che il valore delle moneta sale, arricchendo così pro quota, ogni detentore di moneta. Ciò significa che non c’è alcun bisogno di redistribuire: basterebbe bruciare, ma perché bruciare se si può sciogliere, senza accendere alcun fuoco? Fuor di metafora, qui ci viene incontro la moneta di ghiaccio o moneta deperibile geselliana. Il valore fondiario, con gli strumenti informatici attuali, non è affatto necessario che venga raccolto ogni anno o ogni mese o comunque ogni periodo più o meno lungo che vogliamo. Può essere raccolto di continuo, in ogni singolo istante, attraverso algoritmi, “raccolto” e “bruciato” o, meglio, “sciolto”, attraverso un tasso (che varia al variare del valore di mercato del valore fondiario) di deperibilità della moneta da applicare ai detentori della rendita fondiaria o a chi inquina (magari anche più alto per chi inquina). Tutto ciò può essere realizzato attraverso organizzazioni volontaristiche, anche in concorrenza tra loro, che si sostituirebbero allo Stato senza per nulla ereditarne la sua violenza.

Tornando all'imposta unica fondiaria quali sono i Paesi che oggigiorno la applicano e con quali risultati?

Nessun Paese al mondo è attualmente georgista al punto da applicare un’imposta fondiaria che regga le intere entrate pubbliche, purtroppo, ma ci sono Paesi che hanno un’imposizione fiscale più georgista di altri, avendo una composizione delle entrate in cui quelle fondiarie sono relativamente maggiori. Paesi che hanno una rilevante imposizione fiscale fondiaria sono la Danimarca, l’Estonia, la Lituania, la Russia, Singapore, Taiwan, ma anche in alcune zone dell’Australia, del Messico (Mexicali) e degli Stati Uniti (Pennsylvania). Non essendo in ognuno di questi casi un regime fiscale totalmente georgista ed essendo Stati così differenti tra loro, ciò che ci può interessare, ai nostri fini, è cercare di vederne gli effetti che dipendono esclusivamente dall’imposizione sulla rendita fondiaria. In generale vi è assenza di evasione fiscale (nascondere il possesso fondiario è per lo meno difficile), una maggiore forza e dinamicità dell’economia (derivante da una minore imposizione fiscale sul lavoro e sulle imprese), una riqualificazione delle zone più depresse (che pagando molto meno delle altre, divengono così "naturalmente" dei paradisi fiscali), una maggiore mobilità fondiaria, una penalizzazione della speculazione sui terreni e quindi uno sviluppo più ecologico, meno costi derivanti dalla burocrazia, cicli economici meno aspri, oltre che un’imposizione fiscale più equa dal punto di vista morale.

Dato che accennavi all'anarchia e al geolibertarismo ci spieghi che cos'è il geolibertarismo e in che cosa si differenzia per sommi capi dal Georgismo classico?

Il termine “geolibertario” e derivati sono stati introdotti da Fred Foldvary, che ha messo insieme l’idea georgista della Terra da considerarsi comune, alla tradizione libertariana statunitense. Per geolibertario io intendo ogni combinazione tra libertarismo individualista ed idea georgista (altrimenti chiamata geoista, da “geo”, prefisso che viene dal greco antico, indicante la Terra). Il georgismo classico presupponeva lo Stato, pur se uno Stato che adottasse per intera la riforma geogista non sarebbe più lo stesso, mentre il geolibertarismo apertamente intende superare lo Stato, mettendo al centro gli individui e quindi il mercato, nel quale le volontà individuali si incontrano.

Quando è nato il geolibertarismo e quali sono gli autori più rappresentativi di questa dottrina?

“Geo-Libertarianism” fu il titolo di un articolo di Fred Foldvary del 1981. Con quell’articolo nasce ufficialmente il geolibertarismo. Non si può, quindi che iniziare da Foldvary, che poi parlò anche esplicitamente di geoanarchismo. Geolibertari ante litteram, comunque, sono stati grandi esponenti dell’Old Right statunitense quali Albert Jay Nock e Frank Chodorov, essendo fortemente liberali, liberisti e libertari così come georgisti. Andando nel passato, comunque, potremmo annoverare tra i geolibertari tansissimi pensatori di varie discipline, arrivando indietro nel tempo fino al grande filosofo cinese Laozi... Autore geolibertario interessante e contemporaneo è di certo Harold Kyriazi. Qui in Italia di certo va menzionato il nostro comune amico Fabio Massimo Nicosia.

Quali sono le più importanti differenze dottrinali tra i principali autori geolibertari?

Penso di non essere in grado di rispondere compiutamente ad una domanda così impegnativa, specialmente se ci proponiamo che questa sia un’intervista a puntate settimanali, con ritmi settimanali e con scopo divulgativo. Dato che sto elaborando la mia di dottrina geolibertaria, ciò che noto maggiormente è ciò che mi sembra non ci sia negli altri che incontro in questo mio cammino di ricerca. Ho conosciuto Henry George anche grazie a Silvano Borruso, che ho finito di considerare come maestro quando mi ha manifestato le sue idee antiebraiche, corporativiste e filofasciste. Ho imparato molto da Foldvary e da Nicosia. Quest’ultimo lo trovo molto vivace, intelligente e stimolante, oltre che vicino alle mie radici pannelliane, ma penso che la parte più interessante dei suoi lavori non stia nelle soluzioni che propone, bensì nelle questioni che pone, questioni che, da libertari amanti del libero mercato non possiamo che pensare che troveranno soluzione nel mercato stesso, il cui andamento è poco prevedibile, in base agli attuali strumenti conoscitivi. Ciò che dobbiamo fare, secondo me, è creare le condizioni affinché possa esserci, magari gradualmente, un mercato veramente e pienamente libero, cioè nonviolento. Questione centrale per me è appunto la nonviolenza teorica e pratica.

domenica 21 giugno 2020

Georgismo, libero mercato, anarchia

Eccovi la terza puntata dell’intervista geolibertaria. Le domande sono sempre di Dario Farinola e le risposte di Massimo Messina. Le puntate precedenti dell’intervista le trovate ai seguenti link:
  1. Torna in vita GeoLib, con un'intervista
  2. Continua l'intervista: liberalismo, liberismo, socialismo, Henry George ed il georgismo
- Nella scorsa puntata abbiamo fatto riferimento ad Henry George e il georgismo ed ovviamente parlando di georgismo non si può non parlare di imposta unica fondiaria. A tal riguardo va sottolineato come Luigi Einaudi (gigante del pensiero liberale) fosse contrario ad un'imposta unica di questo tipo non perché fosse contrario in sé ma perché semplicemente riteneva che l'esistenza di un'imposta unica fondiaria fosse insufficiente per mantenere l'intero apparato burocratico dello Stato. Secondo te, è sufficiente un'imposta unica fondiaria per mantenere l'ossatura dello Stato così come oggi la conosciamo o ci sarebbe un enorme cambiamento a riguardo?

- Partiamo dal fatto che il valore fondiario è un valore di mercato: dipende dalla domanda e dall’offerta. Quest’ultima, in una situazione in cui tutti i fondi sono occupati, diventa una costante, mentre la domanda dipende principalmente dal numero di abitanti o visitatori. Prendiamo ad esempio una città turistica come può essere Firenze. Un metro quadro di un fondo a Firenze vale molto di più di un metro quadro in un’altra città, magari della stessa Toscana, che è al di fuori dei circuiti turistici. Le entrate, quindi, di un sistema fiscale georgista, indurrebbero pure a politiche di miglioramento dell’ambiente, del territorio, affinché esse attraggano presenze di qualità, turistiche o meno. Tra i grandi economisti e pensatori liberali/libertari che hanno sostenuto l’idea di un’imposizione fiscale di tipo georgista vi sono Hermann Heinrich Gossen, Frank Chodorov, Albert Jay Nock e Fred Foldvary. Tutti questi ci mostrano come tale tipo di imposizione fiscale - accompagnata ad un totale libero mercato - sarebbe il contrario degli interventi statali intesi in senso statalistico, bensì sarebbe la via per l'estinzione di ogni intervento statale. Anche l’idea di Einaudi che tale tipo di imposizione fiscale sia insufficiente per finanziare lo Stato convalida quest’idea. Per un georgista ciò che conta è abbattere la rendita parassitaria, non mantenere lo Stato, che, a ben vedere, è un aggroviglio di rendite parassitarie.

- Uno Stato georgista quali servizi può offrire ai cittadini?

- Qui si possono fare diverse ipotesi. Ciò che conta è che la rendita parassitaria venga redistribuita a chi appartiene (anche virtualmente, come spero di chiarire man mano che espongo la mia idea). Tornando al pensiero che la rendita fondiaria dipende unicamente dalla domanda, cioè in fondo dalle persone che lo valorizzano non avendone il possesso, queste persone vanno pagate, in un modo o nell’altro, anche soltanto eliminando il valore della rendita parassitaria. Chi occuperebbe un fondo il cui valore si estinguerebbe di continuo, prima che egli possa farne qualcosa? Forse solo chi potrebbe trarre dal fondo stesso un valore maggiore della rendita e così si indurrebbe tutti i possessori dei fondi a valorizzarli o a disfarsene, facendoli circolare di possesso finché arrivano in possesso a chi riesca a valorizzarli al meglio. Uno Stato georgista, quindi, è di certo uno Stato in cui il mercato è al centro ed i servizi verrebbero principalmente dallo stesso mercato, secondo domanda ed offerta degli stessi. Io personalmente, ormai, sono per un neogeorgismo che superi il concetto di Stato così come lo conosciamo oggi, perché pensare ad un apparato statale che offra servizi significa mettere al di fuori del mercato tali servizi, con tutte le inefficienze e le distorsioni che ne derivano, ma anche, dal punto di vista etico, con tutte le violenze derivanti dal “monopolio della forza” che, per chi non lo ricordasse, è lo Stato.

- Esisterebbe il welfare state così come oggi lo conosciamo o si troverebbero soluzioni alternative a riguardo?

- Questa domanda che fai mi sembra centrale, appunto, in base a ciò che dicevo. In un’ottica di liberalizzazione di ogni possibile servizio, rimetterei quello che chiamiamo welfare al mercato, totalmente. Ciò, però, può essere fatto unicamente se prima si ridà a chi si era tolto e non attraverso strumenti redistributivi di tipo socialdemocratico, che accrescono il potere discrezionale e coercitivo dello Stato, bensì attraverso l’estinzione del valore fondiario. Piuttosto che ad un’imposta, come la pensava George nel suo tempo, penso ad un vero e proprio valore che si estingue, che si scioglie, come il giaccio al sole. Evoco con quest’immagine la moneta di ghiaccio geselliana, o moneta deperibile. Se il valore monetario della ricchezza detenuta da chi si impossessa dei fondi diminuisse costantemente e abbastanza velocemente, risolveremmo il problema della rendita fondiaria senza per questo dover creare un apparato di acquisizione dell’imposta fondiaria ed evitando pure la questione politica di come redistribuire tali entrate, che, come si sa, hanno la tendenza a restare almeno in parte (parte sempre più consistente) nelle mani di chi li gestisce, che, ammantandosi di buone intenzioni (di solito qui si fa riferimento a concetti quali “bene comune”) finisce sempre per fare i suoi di interessi.

- Su quali parametri oggettivi stabilire l'imposta fondiaria?

- Essendo un valore di mercato direi, continuando ciò che stavo dicendo, nessun parametro oggettivo che non sia la stessa domanda. Le persone, prendendo coscienza del proprio diritto/potere e aggregandosi, potrebbero stabilire il tasso di svalutazione monetaria da applicare quando la moneta va in mano a chi si impossessa delle risorse naturali o ne limita l’accesso o le inquina. Questo sarebbe un neogeorgismo che emergerebbe dal basso e che si relazionerebbe con lo Stato e con gli attuali poteri pubblici volendoli solo sostituire con organizzazioni volontaristiche, perché finché la moneta ci è imposta dall’alto, tutto ciò non potrebbe realizzarsi, se non in maniera distorta dalla violenza, dalla coercizione statalista.

- Eliminando tutte le altre forme di tassazione ci può essere il rischio che l'imposta fondiaria sia estremamente elevata e che in buona sostanza per il cittadino non cambi nulla per quel che concerne il quantum da pagare allo Stato?

- L’imposizione fondiaria grava solo su chi si impossessa dei fondi. In un’ottica neogeorgista si può applicare il concetto a tutte le risorse naturali (tassando chi ne limita gli accessi o le inquina) ed il ragionamento che qui espongo vale anche per esse. Un’imposizione fondiaria non può, per definizione, essere maggiore del valore dello stesso fondo. Se arbitrariamente uno Stato applicasse, nell’ambito di un regime fiscale di tipo georgista, un’imposizione fiscale maggiore della rendita, ciò che otterrebbe sarebbe fare scappare via chi detiene quei fondi, lasciandoli e quindi le entrate sarebbero nulle. Tutto ciò, ripeto, in un’ottica in cui c’è ancora lo Stato, che si finanzia attraverso un regime fiscale georgista, ma, come affermavo prima, le mie idee sono ormai geolibertarie in senso anarchico. Lo Stato non solo non è necessario, ma è anzi più dannoso che altro. Si può distruggere la rendita parassitaria rimettendo tutto al mercato, anche senza il problema di pensare ad un apparato redistributivo. Si possono avere forme di welfare monetario mutualistiche e di mercato. Sono giunto all’anarchia pensando che finché c’è lo Stato c’è violenza ed anche se lo Stato georgista sarebbe quello fiscalmente meno violento, ci sarebbe comunque violenza. Ciò non significa che essa non ci sarebbe più una volta abolito lo Stato, perché esso è uno degli “attori” della violenza, non l’unico.

domenica 14 giugno 2020

Continua l'intervista: liberalismo, liberismo, socialismo, Henry George ed il georgismo

Ecco la seconda puntata dell'intervista iniziata la settimana scorsa in questo blog. A fare le domande è sempre Dario Farinola ed a rispondere Massimo Messina. 

- Ciao, Massimo! Nella scorsa puntata abbiamo approfondito la tua storia personale che parte dal marxismo fino ad abbracciare socialismo e liberalismo. In altre circostanze ti sei definito contemporaneamente sia socialista che liberista; dato che il liberismo è una dottrina economica e non politica come fai a conciliare socialismo e liberismo? Quali sono gli autori che storicamente riescono a conciliare entrambe queste dottrine e per finire ci fai qualche esempio di proposta politica concreta in cui siano presenti elementi di entrambe le dottrine? 

- Il liberismo è dottrina di politica economica, ma ha pure fondamenta morali, il socialismo è l’obiettivo di emancipazione delle classi subalterne. Vedo un po’ il liberismo come un mezzo ed il socialismo come un fine: attraverso il libero mercato si può giungere alla giustizia sociale. Sugli autori che conciliano liberismo e socialismo non ho alcuna intenzione di essere esaustivo rispondendoti, perché ci vorrebbe un trattato per essere esaustivi e non è il fine di questa intervista fare trattati, ma pian piano approfondire gli argomenti che ci interessano. Ti rispondo, però, con alcuni esempi. Mi sono laureato scrivendo una tesi sul rapporto tra scienza economica ed ideologia politica in Vilfredo Pareto e Maffeo Pantaleoni. Quando Pareto, Pantaleoni e gli altri economisti liberali, liberisti e libertari (sì, si autodefinivano così, alla fine dell’Ottocento) del Giornale degli Economisti si posero la questione di come approcciarsi al nascente Partito Socialista alcuni di loro decisero di provare ad offrire a questo partito, che aveva l’aspirazione di emancipare il proletariato, il loro programma di politiche economiche liberiste e libero-scambiste, mostrando come gli interessi dei proletari erano contrari a quelli dei capitalisti protezionisti. Ogni introduzione di maggiore libertà di mercato può essere elemento di emancipazione nei confronti dei diseredati. Ciò è ben presente nel socialista Benjamin Tucker, ad esempio, ma anche nel socialista libertario Silvio Gesell. La migliore conciliazione di libero mercato e giustizia sociale, però, secondo me, è quella georgista, in cui non solo si risponde al meglio alle istanze di libertà individuale e di giustizia sociale, ma anche si pongono le basi per un’ambientalismo libertario e attento alle future generazioni, oltre che anche animalista.
Per quanto riguarda l'esempio di proposta politica che abbia elementi liberali e socialisti se ne potrebbero fare tanti, ma seguendo lo spirito di questo blog, che è blog geolibertario, direi che l'esempio da fare è il canone per l'uso delle risorse della natura. È liberista perché trasferisce nel mercato anche la legittimità dei titoli di proprietà, sottoponendoli al consenso da manifestarsi nel mercato stesso. È socialista perché socializza le risorse naturali, ma non necessariamente dandole in mano ad un qualsiasi ente pubblico statale... 

- Avendo attraversato varie scuole di pensiero (marxismo, socialismo e liberalismo) qual è stata la molla mentale che ti ha permesso di scoprire Henry George e il georgismo? 

- È stata la ricerca di un liberismo che fosse autenticamente tale (e quindi che fosse anche il miglior strumento per l’emancipazione dei diseredati, oltre che fosse dottrina morale) che mi ha condotto verso George. Credo che sia il caso che passo la parola direttamente ad Henry George, che così scrive nella prefazione al suo libro “Progresso e Povertà”:

“Ciò che ho fatto in questo libro, se ho risolto correttamente il grande problema che ho cercato di indagare, è unire la verità percepita dalla scuola di Smith e Ricardo alla verità percepita dalla scuola di Proudhon e Lasalle; mostrare che il laissez-faire (nel suo vero significato) apre la strada alla realizzazione dei nobili sogni del socialismo; identificare la legge sociale con la legge morale e confutare le idee che nella mente di molti velano le grandi ed elevate le percezioni.” 

- Che cosa stavi cercando in più che liberalismo e socialismo non ti offrivano? 

- Il liberalismo ed il socialismo sono dottrine così vaghe che troverai liberalismi che giustificano anche le tirannie più spietate e socialismi che giustificano le peggiori ingiustizie sociali e non solo sociali. Tragico, però, sarebbe buttare il bambino con l’acqua sporca: ecco perché, da georgista, continuo a dirmi liberale, liberista, libertario e socialista. Il liberalismo ed il socialismo mi hanno condotto verso il georgismo, che è la migliore sintesi che sia mai stata espressa, non essendo un compromesso tra le idee di libertà individuale e le idee di giustizia sociale (compromesso che comporta ci sia sempre qualcuno che cerchi di bilanciare diversi interessi tirando la coperta un po’ di qua ed un po’ di là, lasciando scontenti infine entrambi), perché il georgismo non nega nulla del liberalismo (autenticamente inteso, come era inteso dai suoi padri e dai suoi maggiori esponenti) e con ciò giunge alla giustizia sociale, anzi, usando le parole di George che ho citato prima: “alla realizzazione dei nobili sogni del socialismo”. 

- Esattamente in che anno hai scoperto Henry George e il georgismo e soprattutto ci dici chi è stato Henry George? 

- Se non ricordo male, era il 2010 quando ho scoperto Henry George ed il georgismo. Henry George nacque il 2 settembre 1839 e morì il 29 ottobre 1897. Era un economista ed un giornalista politico statunitense. Ha promosso la "tassa unica" sulla terra, anche se evitava questa espressione. I suoi scritti furono popolarissimi nell'America del XIX secolo e scatenò numerosi movimenti di riforma. Ha ispirato la filosofia economica nota come georgismo, basata sulla convinzione che le persone dovrebbero possedere il valore che producono, ma che il valore economico derivato dalla terra (comprese le risorse naturali) dovrebbe appartenere equamente a tutti i membri della società. Sosteneva che l’imposta unica sulla terra avrebbe riformato la società e l'economia, attraverso il libero mercato.

La sua opera più famosa, “Progresso e Povertà” è del 1879. Arrivò a vendere milioni di copie in tutto il mondo, probabilmente più di qualsiasi altro libro americano prima di allora. Il trattato indaga il paradosso dell'aumento della disuguaglianza e della povertà contestualmente al progresso economico e tecnologico, la natura ciclica delle economie industrializzate e la “cattura” della rendita con strumenti quali l'imposta sul valore fondiario ed altre riforme anti-monopolio come rimedio.

L'economista e giornalista della metà del ventesimo secolo George Soule scrisse che George era "di gran lunga il più famoso scrittore economico americano" e "autore di un libro che probabilmente aveva una diffusione mondiale più ampia di qualsiasi altra opera di economia mai scritta". 

- Ci dai una definizione sintetica ma esaustiva di cosa sia il georgismo? 

- Il georgismo è l’idea che il libero mercato debba dispiegarsi completamente, contro ogni monopolio coercitivo, compresi i monopoli sulle risorse naturali. La risorsa naturale per eccellenza, specialmente nell’Ottocento, era la terra e lo strumento che George individua per giungere a questo dispiegarsi del libero mercato (anche per superare le crisi cicliche e la povertà) è la sua proposta di riforma fiscale, tesa ad abolire ogni altra imposizione fiscale e ad introdurre al suo posto un’unica imposta, gravante esclusivamente sul valore fondiario, per redistribuire tale valore ai non proprietari fondiari. Lo stesso principio può essere applicato anche a chi inquina le risorse naturali e quindi il georgismo è anche ecologista.

Il georgismo, in altre parole, è l’idea che le risorse naturali siano di tutti i membri della società, anche presenti e futuri, che la terra, quindi, sia da considerarsi di tutti. Si persegue senza alcuna violenza rivoluzionaria o espropriazione, bensì attraverso una riforma fiscale che semplifichi e riduca il peso fiscale, abolendo tutti i tipi di imposizione fiscale tranne l’imposta unica fondiaria. Seguendo il principio georgista (che la terra sia da considerarsi di tutti) e sviluppandolo, poi, ci sono stati dei neogeorgismi.